Dietro all’aggressione alla casa lavoro Montalto di Alba c’è dell’altro

L’episodio raccontato dal sindacato di Polizia penitenziaria ha aperto la riflessione sulla struttura e le sue caratteristiche

Carcere di Alba
Il carcere Montalto di Alba

di Elisa Rossanino 

AL MONTALTO«Si è sfiorata una rivolta». Così il sindacato di Polizia penitenziaria Osapp ha commentato quanto accaduto il 20 agosto nel carcere di Alba dove le intemperanze di un detenuto hanno innescato un parapiglia fra il personale e gli altri reclusi nel reparto. Gli agenti si sono dovuti allontanare e in seguito, durante la distribuzione del vitto, i detenuti hanno forzato il cancello e guadagnato l’uscita. Un ispettore e quattro agenti, intervenuti per riportare la calma, sono stati colpiti con calci e pugni e hanno riportato lesioni giudicate guaribili fra i tre e gli otto giorni.

Beneduci dell’Osapp

«È evidente che le condizioni di sicurezza dell’istituto sono arrivate a un livello di criticità che richiede interventi immediati», commenta Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp. «Quello che è successo è di una gravità che non può essere ignorata. Da tempo denunciamo che gli istituti penitenziari del Piemonte e della Liguria stanno affrontando una situazione di progressivo deterioramento caratterizzata da carenze di personale, condizioni operative sempre più difficili e una crescente esposizione degli operatori a episodi di violenza».

«Al ministro della giustizia chiediamo di disporre l’invio di ispettori ad Alba e, più in generale, negli istituti penitenziari del Piemonte e della Liguria, per una verifica capillare delle condizioni di sicurezza e dell’organizzazione dei servizi. Non è più il tempo degli interventi tampone», prosegue l’esponente sindacale.

Quanto accaduto nei giorni scorsi entro le mura del Montalto è l’occasione per una riflessione sul tema. Accanto all’invito del garante comunale dei detenuti Emilio De Vitto si unisce anche la considerazione dell’avvocato albese Roberto Ponzio. «Quest’estate il cardinale Zuppi, in diverse occasioni è intervenuto sulla tragica condizione delle carceri italiane. La situazione è allarmante, il sovraffollamento è intorno al 140 per cento e nei primi otto mesi del 2026 i suicidi sono stati quaranta. Questa tragica emergenza, unitamente a un arretramento delle garanzie, è alla base di un’astensione delle udienze penali deliberata dalle camere penali nei giorni scorsi per il periodo dal 23 al 29 settembre».

Sovraffollamento

Prosegue Ponzio: «Il sovraffollamento record evidenziato in questi giorni porta a una serie di criticità come il non rispetto della dignità umana e un’alterazione della funzione della pena che per dettato costituzionale (articolo 27) deve rieducare. Le attuali posizioni sono invece unicamente punitive e non rispettano la persona. La privazione della libertà personale non dovrebbe cancellare la dignità, a tal proposito Voltaire sosteneva che il grado di civiltà di un Paese si misurasse osservando le condizioni delle sue carceri».

Le alternative

Un’emergenza che dura da tempo ma che negli anni è diventata insostenibile a cui è possibile rispondere con azioni concrete. «Bisognerebbe incentivare ed estendere le misure alternative alla detenzione, attuare percorsi di reinserimento sociale e aumentare il numero del personale che oggi soffre di una carenza cronica, incrementando per esempio anche gli operatori sociali, gli educatori e il personale sanitario», spiega l’avvocato. «Ma c’è anche un altro fatto paradossale: poiché da un lato il personale è rimasto lo stesso e dall’altro abbiamo assistito a un incremento dei detenuti. Una condizione che non potrebbe esistere in nessuna altra realtà, pensiamo per esempio a una Rsa, se l’assistenza non fosse sufficiente lo Stato interverrebbe».

Il paradosso

Ma veniamo all’attualità, «ad Alba, dopo la rivolta dei giorni scorsi è stata sollecitata un’ispezione per verificare le condizioni di sicurezza. Non dimentichiamo che la situazione albese è diversa e per certi versi paradossale. Chiusa nel 2016 per un episodio di legionella, da dieci anni c’è la possibilità di riattivare una struttura relativamente recente e in grado di ospitare 165 persone. Come detto siamo in una crisi strutturale legata al sovraffollamento a livello nazionale e in dieci anni non si è riusciti a ristrutturare un impianto idrico sanitario? A complicare il quadro poi nel 2021 è stata creata una casa di lavoro con una cinquantina di posti. Fu accolta con giubilo dagli amministratori del tempo che forse non ne conoscevano le reali caratteristiche».

Una goccia nel mare

Cosa sperare ora? «Sarebbe auspicabile che il carcere di Alba venisse ripristinato, incrementare la capienza complessiva con 150 posti sarà una goccia nel mare, ma è pur sempre meglio di niente. La struttura c’è, ma non si capiscono questi tentennamenti. Forse in questo momento sarebbe bene che i politici locali che hanno la possibilità di far sentire la propria voce nella Capitale sostenessero la causa dimostrando con la riapertura di un carcere chiuso da dieci anni l’attenzione verso il nostro territorio».

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