di Lidia e Battista Galvagno
PENSIERO PER DOMENICA – XXIII TEMPO ORDINARIO – 6 SETTEMBRE
In queste domeniche stiamo riflettendo sulla regola delle comunità, raccolta da Matteo nel quarto dei discorsi di Gesù che sono l’ossatura del suo Vangelo. La comunità, fin dalle origini, è pensata come una comunità di fratelli: essere cristiani è essere fratelli. La Bibbia fin dalle prime pagine insegna che fratelli si nasce (come cristiani, in forza del battesimo!), ma a vivere come fratelli si impara, cosa che è lunga e faticosa.

La fraternità ha bisogno di qualcuno che vigili. Il profeta Ezechiele (33,1-9) è chiamato da Dio a fare la sentinella: non per vigilare su nemici esterni alla comunità, ma interni. Tali sono coloro che non rispettano le regole e rendono la convivenza impossibile. Può essere illuminante un esempio sportivo: non può giocare una partita di calcio chi applica le regole del rugby e ferma l’avversario con il placcaggio. C’è bisogno di un arbitro che faccia rispettare le regole.
Come correggere chi sbaglia? Le indicazioni di Gesù nel Vangelo (Mt 18,15-20) sono chiare. Il fatto che Matteo le riporti con tanta precisione indica che nella comunità primitiva c’erano già conflitti. Anche i primi cristiani hanno dovuto imparare a vivere da fratelli. Le indicazioni di Gesù si possono sintetizzare nel principio: tra fratelli ci si corregge. Vengono addirittura prospettate tre istanze: a tu per tu, alla presenza di testimoni, invocando il giudizio finale della comunità. Interessante la conclusione: «Se non ascolterà la comunità sia per te come il pagano e il pubblicano». Per la legge ebraica si trattava di una scomunica: un ebreo non poteva nemmeno entrare nella casa di un pagano! Gesù invece non ha mai tagliato i ponti con nessuno: sedeva a mensa con pagani e pubblicani! Chiarite alcune basilari regole di comportamento, non ha chiuso a nessuno la porta di ingresso nella comunità. L’evangelista Matteo e Zaccheo ne sono testimoni.
L’eccellenza della fraternità è evocata sia da san Paolo sia da Gesù. Nell’inno alla carità della Lettera ai Romani (13,8-10) Paolo afferma che «pienezza della Legge è la carità». La carità – e l’amore fraterno ne è una delle espressioni più alte – è la base imprescindibile della vita etica. Gesù va oltre. Prima afferma che la presenza di Dio si attua là dove si vive la fraternità: «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro». Poi si lascia andare a una promessa “esagerata”: «Se due di voi, sulla terra, si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà»! Non è facile crederci, ma il Vangelo è questo!
