Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e l’arte che può arrivare ovunque [L’intervista]

In vista della presentazione del programma del 2027 al teatro Sociale, per questa sera, parliamo con la presidente dell'associazione Le Fabbriche del vento

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e l'arte che può arrivare ovunque [L'intervista]
Foto Andrea Basile

di Francesca Pinaffo

ALBAQuando Patrizia Sandretto Re Rebaudengo parla del futuro dell’Albese e di come l’arte sia un’opportunità formidabile, utilizza il noi. Perché lei – lo precisa subito – non si sente un’esterna tra Langhe e Roero. È qui, a Guarene, nel palazzo di famiglia del marito Agostino Re Rebaudengo, che nel 1997 scelse di aprire la prima sede della sua fondazione.

Nel 2002 fu la volta del polo espositivo di Torino. Poi, nel 2019, un altro passo nella Sinistra Tanaro, con il parco d’arte sulla collina di San Licerio, uno spazio aperto e fruibile da tutti. Lo scorso maggio, è stata inaugurata la sede veneziana, l’isola di San Giacomo, l’ultimo tassello in ordine temporale di una delle realtà più importanti nel panorama artistico internazionale.

La prossima sfida, a trent’anni dall’arrivo nel Roero, la riporta ancora una volta qui. È lei la presidente dell’associazione che lavora e lavorerà, insieme al Comune, per concretizzare il programma di Alba capitale dell’arte contemporanea 2027. Pinot Gallizio e le sue Fabbriche del vento, le due opere conservate in sala Fenoglio che hanno dato il titolo al dossier di candidatura, sono la fonte d’ispirazione e fanno da filo conduttore.

«Per me, l’esperienza di Guarene è stata determinante nell’intraprendere il percorso di candidatura. Ci ho creduto da subito. Porto la mia esperienza trentennale in questo campo, le mie relazioni internazionali. Stiamo lavorando perché il 2027 sia un punto di partenza», dice la collezionista e mecenate. L’abbiamo incontrata a Torino a pochi giorni dalla prima presentazione pubblica, che sarà questa sera, 15 settembre, al teatro Sociale.

Come pensa di trasformare Alba in un riferimento per l’arte contemporanea?

«In realtà, nel corso degli anni sono già state portate avanti molte iniziative, che questo riconoscimento permetterà di mettere in rete, aggiungendone altre. È stato lo stesso territorio a guidarci in questa direzione. Alba, le Langhe, il Roero e il Monferrato hanno un’identità forte grazie all’enogastronomia, alla qualità della vita e alla visione costruita nel tempo. La sfida è fare dialogare questo patrimonio con la contemporaneità, facendo incontrare l’arte, le istituzioni, le imprese, le fondazioni, le associazioni, le comunità locali».

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e l'arte che può arrivare ovunque [L'intervista] 1
Foto Viola Armellino.

Che cosa accadrà nel 2027?

«Sarà un anno intenso. Arriveranno nomi di primissimo piano. Maurizio Cattelan curerà la mostra su Pinot Gallizio. Sarà la sua visione contemporanea su questo grande artista. Lo stesso Cattelan porterà sue opere. Ci saranno Francesco Vezzoli e molti altri. Avremo la biblioteca d’arte dedicata a Luca Beatrice, con libri consultabili da tutti. Sappiamo di gallerie importanti che si stanno muovendo per aprire spazi pop-up in città, dando vita a nuove collaborazioni e a una ricaduta che sarà anche economica, basti pensare a un turismo di qualità. Pertanto vogliamo che tutti si sentano parte di questo progetto».

Come si avvicinano le persone ai linguaggi di oggi?

«Capisco che non sia semplice. L’ho vissuto io stessa quando ho iniziato a muovermi in questo mondo, negli anni ’90. Ciò che abbiamo imparato in fondazione è che occorre un cambiamento di prospettiva: non chiedere alle persone di avvicinarsi all’arte, ma portarla nelle loro vite. Per questo, siamo convinti che la proposta debba andare oltre i confini di un museo. In questa direzione, abbiamo lanciato due bandi: “Capitali sorelle”, rivolto ai Comuni del territorio che, attraverso un progetto che valuteremo, potranno entrare nel programma ufficiale; e “Vigne ad arte”, per cantine e ristoranti che potranno ospitare opere e installazioni di gallerie importanti, costruendo un itinerario fruibile dalla primavera del prossimo anno. Alba sarà sì il centro, ma il percorso sarà più esteso. Stiamo guardando, per esempio, anche ad Asti».

L’arte contemporanea può essere spiegata?

«Più che spiegata, raccontata. Come fondazione non proponiamo visite guidate, perché non permettono alle persone di esprimersi. Crediamo molto nel valore della mediazione culturale. L’arte contemporanea apre la mente, fa comprendere il presente, migliora i luoghi. Formeremo mediatori sul posto anche per Alba capitale: giovani e persone interessate, che faranno da tramite. E parleremo a tutti, dai bambini agli anziani».

Coinvolgerete le scuole?

«Il 6 ottobre, ad Alba, presenteremo il programma a dirigenti e insegnanti. L’obiettivo è coinvolgere una popolazione scolastica di 5mila studenti. La familiarità con l’arte contemporanea si costruisce fin da subito e oggi, rispetto a trent’anni fa, c’è un grande interesse. Dal nostro punto di vista, la proposta educativa si muove di pari passo con ogni progetto e ne rappresenta un elemento essenziale. La fondazione Ferrero ci ha commissionato un programma di quattro lezioni-racconto, tra ottobre e novembre, tenute da docenti dell’Accademia albertina, con visite a opere già presenti sul territorio. Sarà un percorso di avvicinamento».

Che cosa desidera lasciare al territorio?

«Un’infrastruttura culturale da consolidare con il tempo. L’obiettivo è dare vita a un evento biennale tra Langhe, Roero e Monferrato, di cui il 2027 rappresenterà il primo passo. Stiamo già mappando i luoghi esistenti, dai palazzi ai castelli che oggi non sono abbastanza valorizzati. È vero che ad Alba oggi non c’è un museo, ma l’anno che verrà permetterà di innescare sinergie anche su questo fronte. Percepisco una grande energia anche da parte dei sindaci. Nel titolo del progetto, c’è l’idea di vento, qualcosa che si espande per dare vita ad altro. Se lavoreremo bene, questo sarà solo l’inizio».

 

Banner Gazzetta d'Alba