TORINO – Circa 200 persone hanno partecipato oggi, domenica 27 settembre, in piazza Palazzo di Città a Torino, alla manifestazione Sì Tav promossa dopo le violenze avvenute il 25 luglio al cantiere della Torino-Lione. Al centro del presidio la condanna degli assalti dell’estate e il sostegno alla realizzazione dell’opera.
Tra i presenti il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, che ha posto l’accento soprattutto sulla necessità di distinguere il dissenso dalle azioni violente.
«Oggi è importante essere in piazza perché sono argomenti su cui innanzitutto bisogna continuare a metterci la faccia, sempre con coerenza. E questo primo argomento è contro ogni forma di violenza».
Cirio ha quindi richiamato quanto accaduto nei mesi scorsi in Val di Susa: «Quello che è successo in quest’estate, per l’ennesima volta, è un qualcosa che non ci fa paura, non ci intimidisce e che noi denunciamo con forza, come qualcosa che non debba più accadere, perché è un atto criminale. Perché esprimere il dissenso e rispettare il dissenso è democrazia – ha aggiunto Cirio – Essere violenti vuol dire essere criminali e i criminali non hanno la possibilità di albergare nella nostra Costituzione repubblicana».
Il presidente della Regione ha poi sottolineato come, a suo giudizio, la fase attuale sia diversa rispetto alle grandi mobilitazioni Sì Tav del passato: «Questo è un presidio di democrazia. Questa non è una manifestazione. La manifestazione c’è già stata, abbiamo partecipato, eravamo 50mila perché la Tav era ferma – spiega Cirio -. Oggi dobbiamo dare messaggi chiari: la Tav sta andando avanti giorno per giorno, metro per metro, e presto sarà realizzata e sarà conclusa».
«Quindi presidiamo contro la violenza, presidiamo per la democrazia e presidiamo per il completamento di un’opera in cui crediamo e che rappresenta il futuro del nostro Piemonte. Sono qui sia chiaro come presidente della Regione, perché la Tav era nel mio programma», ha proseguito Cirio.
Il governatore piemontese è intervenuto anche sul confronto politico intorno alla Torino-Lione, sostenendo che un’eventuale vittoria del campo largo alle prossime elezioni potrebbe comportare il rischio di nuovi ritardi, per la presenza nella coalizione di forze contrarie all’opera come Avs e Movimento 5 Stelle.
«Credo che basti leggere i programmi di alcune forze politiche che dicono: se vinceremo, rimetteremo in discussione tutto – dice Cirio -. Questo è un pessimo segnale che si dà della nostra regione, un pessimo segnale che si dà della nostra Italia».
«La decisione di realizzare la Tav non l’hanno assunta un manipolo di dittatori chiusi in una stanza: è stata assunta democraticamente da parlamenti nazionali e dal Parlamento europeo – afferma Cirio -. È stata peraltro vagliata da governi che si sono passati la mano nel tempo andando avanti comunque nell’opera. E quindi è un’opera che la democrazia ha detto è utile al nostro paese. In questo paese, quando si decide nel rispetto della democrazia, poi il giorno dopo le cose bisogna farle».
Il presidio, durato oltre un’ora, ha visto alternarsi diversi interventi dal palco. Assente il leader di Azione Carlo Calenda, annunciato tra i partecipanti ma rimasto bloccato in Sicilia: ha inviato un messaggio ribadendo il proprio sostegno alla Torino-Lione.
Non ha partecipato neppure il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, che il giorno precedente aveva confermato il proprio sostegno alla Tav, spiegando di avere impegni già assunti. Sulla sua assenza Cirio ha commentato: «Ognuno fa quello che ritiene – afferma -. Io sono abituato a guardare al mio comportamento. Io sono qua come presidente della Regione Piemonte, non sono qua solo come cittadino, perché nel mio programma elettorale, sia nel primo mandato che nel secondo, dove sono stato confermato, la Tav era l’opera strategica e prioritaria».
Redazione
