L’appello del vescovo e il report della Caritas diocesana albese: «La vendemmia 2026 è stata da record per le violazioni e le ingiustizie»

Con questo duro bilancio di fine stagione, che parte da dati e numeri registrati dalla struttura di via Pola, il vescovo Marco Brunetti invita tutta la comunità a una presa di coscienza di ciò che accade sul nostro territorio

L'appello del vescovo e il report della Caritas diocesana albese: «La vendemmia 2026 è stata da record per le violazioni e le ingiustizie»
Lavoratori stagionali in fila per entrare alla mensa di via Pola, a settembre. Foto Vacchetto.

L’INTERVENTO – “L’altra vendemmia” è il resoconto di quanto visto e vissuto dalla nostra Caritas diocesana albese. Le considerazioni e i dati riportati dal documento rappresentano un quadro preoccupante che non può lasciarci indifferenti.

Intendo rendere pubbliche e condividere queste annotazioni per una presa in carico da parte di tutte le realtà coinvolte nel problema dell’accoglienza. Ribadisco, come già detto in altre occasioni, che non si tratta di affrontare in modo emergenziale la situazione ma trovare insieme delle soluzioni strutturali e durature nel tempo in modo tale che la prossima vendemmia non sia come quella appena terminata dal punto di vista dell’accoglienza e del rispetto dei diritti di tanti lavoratori che giungono sul nostro territorio.

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Il vescovo Marco Brunetti. Foto Guazzone.

Ringrazio la Caritas con tutti i suoi volontari e collaboratori per il prezioso e faticoso servizio svolto ogni giorno a favore di tante persone in cerca di un tetto sicuro e un pasto caldo. Auspico che le istituzioni civili e sociali, con le quali la Caritas collabora quotidianamente, possano trovare il modo di superare questa situazione inaccettabile per una città e un territorio benestante come il nostro.

Chiedo ai Parroci di far conoscere il resoconto “L’altra vendemmia” redatto dalla Caritas alle comunità per una presa in carico che superi ogni forma di delega e indifferenza e ci aiuti a testimoniare la carità.

Marco, vescovo

Agli annunci rassicuranti della vigilia non sono seguiti i fatti: la situazione è peggiorata in tema di diritti e accoglienza 

Alla fine della vendemmia 2026 vogliamo provare a visualizzare i numeri da record de “l’altra vendemmia”, quella che non si vede, vissuta dagli indispensabili lavoratori primari: migliaia di donne e uomini perlopiù stranieri, Europei dell’est, Africani, Pakistani, Indiani, Bengalesi, relegati al ruolo di umili e disconosciute comparse e altrimenti detti “invisibili”.

Si è trattato di oltre 6000 lavoratori (in parte stagionali – circa 3000 – e altri strutturali) per una vendemmia tra le più veloci e brevi di sempre. Così numerosi che anche la grande macchina organizzativa delle molteplici e variegate realtà che forniscono mano d’opera alle aziende e tra le cui fila agevolmente si nascondono i caporali, non è stata in grado di alloggiare interamente.

Nell’Albese abbiamo contato ben 16 insediamenti o rifugi di fortuna, mai così tanti in passato: dai circa 25 lavoratori accampati nell’area del parco Tanaro, agli otto di via Pola, e via via tutti gli altri in giardini, garages e seminterrati, sottopassi cittadini e sotto i ponti. Luoghi improvvisati, sporchi e malsani, senza disponibilità di servizi igienici e acqua potabile e corrente elettrica, senza comfort, ma per tanti lavoratori l’unica soluzione oltre quella di cadere nelle maglie di approfittatori che forniscono posto letto in alloggi sovraffollati con cifre che arrivano fino a 200/300 euro al mese.
E va ricordato sempre che ad Alba vediamo soltanto meno del 5% di tutti i lavoratori che quotidianamente raccolgono l’uva nei vigneti; di tutti gli altri sappiamo poco o nulla. Non sappiamo chi siano né da dove arrivino, né quali siano le loro condizioni lavorative. Così come non conosciamo dove siano alloggiati né se le loro case abbiano i requisiti abitativi.

È stata una vendemmia da record per le violazioni e le ingiustizie che sono state segnalate. Lavoro nero, grigio, buste paga non corrispondenti al vero, retribuzioni inferiori ai minimi sindacali e anche mancati pagamenti, lunghi orari di lavoro, assenza di pause adeguate e anche assenza di giorni di riposo e tanti piccoli e grandi soprusi.

4500 pasti serviti alla mensa, 2000 accessi alle docce

“L’altra vendemmia” ha segnato il record anche per il numero di pasti forniti dalla Mensa Caritas di via Pola: 4500 a fronte degli abituali 2500, per il numero di lavoratori accolti nel dormitorio, negli alloggi e spazi riconducibili alla Caritas, in alcune parrocchie; record per il numero di richieste per il dormitorio, di accessi al servizio doccia (circa 2000), di bagagli lasciati in custodia alla Caritas (non ci sono in città altri luoghi) da chi ha dormito per strada, di coperte e abbigliamento, da lavoro e non, distribuiti.

Ma è stata una vendemmia record anche per gli annunci rassicuranti della vigilia che, sottovalutando la saldatura tra le realtà dell’intermediazione e tante aziende vitivinicole, hanno creduto che inviti, raccomandazioni, appelli, protocolli e progetti fossero sufficienti per un’inversione di rotta: al contrario, l’aver abbassato l’attenzione ha prodotto un ulteriore peggioramento della situazione. Un silenzio assordante su queste persone rotto soltanto dalle loro voci che si levavano la sera presso la mensa e il dormitorio di via Pola.

Avremmo desiderato che molte più aziende vitivinicole avessero assunto direttamente i lavoratori necessari per vendemmiare, e avessero loro garantito tutto il necessario, dormire compreso. Così come avremmo desiderato un record di controlli, nonostante l’impegno delle forze dell’ordine, nei vigneti, nelle molte case e casolari utilizzati per alloggiare i lavoratori, nei luoghi e nelle piazze da cui giornalmente sono partite migliaia di persone su auto e pulmini per andare a lavorare nei filari.

Avremmo voluto infine che il nostro territorio, insignito del riconoscimento Unesco esprimesse un livello di civiltà, rispetto dei diritti e della dignità dei lavoratori adeguato al prestigio internazionale che negli anni ha saputo costruire. Ma così non è avvenuto purtroppo e per “l’altra vendemmia” l’annata 2026 è stata una delle peggiori.

Caritas diocesana albese

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