IL RICORDO nelle parole della docente del Govone Annalisa Anolli.
Ricordare il professor Roberto Baffigo è un doveroso riconoscimento da parte del mondo della scuola, da parte della nostra scuola, il liceo classico Govone, verso un professionista preparato, puntuale, rigoroso. In una società frettolosa e spesso posso attenta, in un periodo in cui è facile dimenticare e non è più così scontato incontrare persone competenti e oneste intellettualmente, tutti i presidi, i colleghi, i genitori e gli studenti che hanno conosciuto il professor Baffigo non possono non fermarsi in un ricordo pieno di gratitudine e rispetto.
Originario di Genova, città che ci ha insegnato ad amare in occasione di memorabili gite tra noi colleghi tra vicoli e monumenti, chiese e osterie del porto, ha sempre insegnato nei licei di Alba, al liceo Da Vinci dal 1997 al 2001, al Cocito tra il 2001 e il 2006 e ha trascorso gli anni della sua maturità professionale al liceo Govone, tra il 2006 e il 2014. Poi, un grave incidente nel 2014 ha interrotto una carriera brillante di ricerca e di docenza.
Per me è stato un privilegio e un grande stimolo lavorare al suo fianco: correggere le versioni insieme o preparare una lezione da tenere in compresenza era un’occasione di approfondimento e di confronto leale sui metodi, i criteri di valutazione, gli obiettivi da raggiungere. E poi soprattutto erano momenti in cui si parlava dei ragazzi con un’attenzione straordinaria alle loro potenzialità e alle loro fragilità, con la sua grande acutezza nell’individuare talenti e passaggi di crescita. Per noi colleghi è stato una guida, un punto di riferimento, anche quando avevamo opinioni diverse: era bello anche discutere con lui, perché era un confronto leale, senza rancore o impuntature. Ci manca la sua lucidità, la sua ironia sottile e la passione con cui faceva vivere i grandi classici, trasmettendo il valore profondo della cultura e dello studio, soprattutto dello studio fatto quotidianamente dai docenti per poter entrare in classe con un patrimonio da condividere e per poter essere esigenti con gli studenti perché prima lo si è stati con se stessi.

Un ricordo affettuoso va poi al Roberto che abbiamo conosciuto in questi ultimi lunghi e dolorosi anni. Gli incontri, i pomeriggi con lui, le partite a carte o a scacchi erano anche in questo caso sempre arricchenti, di umanità, di amicizia, di reciproco sostegno, pur negli spazi e nei tempi che sembrano respirare solo sofferenza. Anche lì Roberto ha vissuto ed ha insegnato e anche lì abbiamo imparato. Imparato che le relazioni, le persone, le amicizie si vivono «tutto compreso», comprese le giornate belle, le soddisfazioni, le frustrazioni e le sofferenze.
Attorno a Roberto, a Pucci, a Marco si è creata una famiglia, una rete di amicizie e di affetti strana, variegata, fatta di persone che probabilmente non si sarebbero mai incontrate e capite, diverse per età, professione, storia personale. Roberto ha costruito anche questo: relazioni e amicizie e condivisione, in cui ha trovato spazio anche la fragilità di ognuno, insieme e vicino alla sua.
Per questi e per molti altri motivi la scuola albese gli rende grazie e io lo ricorderò per sempre come un fratello.
Grazie, Roberto.
