di Andrea Olimpi
Foto di Severino Marcato
ALBA – Fare memoria «per tutti e per sempre», per ricordare chi perse la vita e trasmettere alle nuove generazioni la consapevolezza di quanto accadde. Con questo richiamo l’assessore Roberto Cavallo ha aperto, alle 18 di ieri, giovedì 5 novembre, davanti al palazzo comunale di Alba, la commemorazione delle nove vittime dell’alluvione che tra il 5 e il 6 novembre 1994 colpì la città e il territorio lungo il Tanaro.
Cavallo ha introdotto il raccoglimento con un riferimento al libro di Giosuè, capitolo 4, versetto 6: «In futuro quando i vostri figli vi chiederanno quale significato hanno per voi queste pietre». Un’immagine attraverso cui l’assessore ha richiamato il valore della memoria, da custodire e tramandare, insieme alla necessità di rispettare la natura di cui siamo parte.
Alla commemorazione erano presenti i rappresentanti delle associazioni di protezione civile albesi, dei corpi di polizia e militari, il senatore Tomaso Zanoletti, il vicepresidente della Provincia di Cuneo, Massimo Antoniotti, e l’ex sindaco di Alba, Maurizio Marello. Il sindaco Alberto Gatto, nel ricordare la tragedia e le vittime, ha ripercorso quanto nacque da quell’esperienza: le associazioni di protezione civile albesi e un percorso di interventi per rendere più sicuro il territorio, sostenuto dai finanziamenti statali arrivati dopo l’alluvione e proseguito attraverso le amministrazioni che si sono succedute.
Il primo cittadino ha ricordato la costruzione degli argini del Tanaro, che nel 1994 non c’erano, gli scolmatori sui torrenti Riddone e Sinalloria e le opere di difesa spondale del Grana. Interventi la cui importanza, ha sottolineato, emerse durante la piena del 2016, quando alla guida della città c’era Maurizio Marello.
Nel suo intervento Gatto ha descritto quella piena come più importante di quella del 1994, ricordando come gli argini riuscirono a contenere l’acqua proveniente dall’alta Valle Tanaro, nonostante il margine rimasto fosse ormai ridotto. «Quindi grazie a quelle opere di difesa spondale la nostra città non andò a bagno», ha osservato. Accanto alle opere, il sindaco ha richiamato il ruolo del piano di protezione civile: proprio nel 2016 consentì di evacuare persone e trasferire gli abitanti dai piani bassi a quelli alti nelle zone del Vivaro e del Mussotto. Un’esperienza che, nelle sue parole, dimostrò concretamente l’utilità della pianificazione per proteggere la popolazione nelle emergenze.
Il convegno della mattina
Il rapporto tra memoria, conoscenza e prevenzione era stato al centro anche del convegno del mattino, ospitato al Teatro Sociale “G. Busca” e intitolato “Cambiamento climatico, Protezione civile e Territorio tra passato, presente e futuro”. A coordinare l’incontro è stato l’avvocato Alessandro Paire, esperto di protezione civile e ricercatore dell’Università di Genova.
In sala, accanto alle associazioni di protezione civile, erano presenti alcune classi del Liceo scientifico “L. Cocito” e dell’Istituto professionale “Cillario”. Dopo l’accoglienza del sindaco Alberto Gatto, hanno portato i saluti istituzionali il presidente della Provincia di Cuneo, Luca Robaldo, e il consigliere regionale Daniele Sobrero.
Il confronto ha coinvolto esperti e rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e degli organismi impegnati nella tutela del territorio e nella gestione delle emergenze. Tra i relatori Piera Vipiana, Daniele Caffarengo, Laura Campigotto, responsabile del Settore Protezione civile del Comune di Alba, Gianluca Zanichelli, Jessica Maria Chicco, Marco Altamura, Francesca Munerol e Andrea Carapellucci. Le conclusioni sono state affidate all’assessore comunale alle Opere pubbliche Edoardo Fenocchio.
La giornata ha riportato al centro soprattutto il ricordo delle nove persone che persero la vita nell’alluvione: Caterina Giobergia e Felicita Bongiovanni, morte all’interno della casa di riposo Ottolenghi; Maria Magliano Sobrino e il nipotino Riccardo Sobrino, travolti dall’acqua in via Piera Cillario; i coniugi Daniele Vola e Daniela Mascarello, sommersi presso la ditta Aimeri; Emiliano Rossano, di Macellai, travolto dalla piena del Tanaro nella zona del ponte nuovo della tangenziale; i coniugi Carmine Iannone e Maria Di Paola, di Nichelino, morti sulla tangenziale.
In loro memoria sarà celebrata una messa domenica 8 novembre alle 18, nella Cattedrale, in piazza Risorgimento.
Il corteo e la corona di fiori nel fiume
Al termine degli interventi serali, il corteo è partito dal palazzo comunale e ha raggiunto il ponte Albertino. Da lì, come ogni anno, è stata lanciata nelle acque del Tanaro una corona di fiori in memoria delle nove vittime dell’alluvione. Un gesto che rinnova quella memoria «per tutti e per sempre» richiamata da Roberto Cavallo in apertura.
A trentadue anni di distanza, ricordare quelle vite significa anche assumersi una responsabilità verso chi oggi abita lungo il fiume e chi ci abiterà domani. È nei giorni in cui il Tanaro scorre tranquillo che quella responsabilità prende forma nella cura del territorio, nella manutenzione degli argini e nella preparazione alle emergenze, perché una piena non diventi di nuovo una tragedia.













