SERRALUNGA – Alla Fondazione Mirafiore, Aldo Cazzullo torna a raccontare l’Italia attraverso i suoi grandi protagonisti presentando il suo nuovo libro “Quando l’Italia rinacque. Il nostro Rinascimento”, pubblicato da HarperCollins.
Lo fa con il suo stile inconfondibile, intrecciando storia, arte, letteratura, aneddoti e attualità, accompagnando il pubblico in un viaggio nel Rinascimento italiano, una delle stagioni più straordinarie della nostra civiltà. Dopo aver dedicato il suo precedente lavoro a San Francesco, Cazzullo allarga lo sguardo e prosegue idealmente il racconto delle radici culturali e spirituali del nostro Paese.
Michelangelo come Messi e Leonardo come Maradona
Al centro ci sono gli uomini che hanno cambiato per sempre il modo di guardare il mondo: Michelangelo, Leonardo, Raffaello e Caravaggio, ma anche Dante, Machiavelli, Pico della Mirandola, Botticelli e tanti altri protagonisti di un’epoca che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia universale.

Il suo non è un racconto accademico, né una lezione d’arte tradizionale. Cazzullo preferisce avvicinare i personaggi, restituire loro carattere, passioni, rivalità, debolezze e persino contraddizioni.
E per far comprendere la grandezza dei due giganti del Rinascimento ricorre a un paragone calcistico efficace e immediato, immaginando Michelangelo come Messi e Leonardo come Maradona. Due fuoriclasse assoluti, due geni diversissimi, capaci entrambi di cambiare le regole del gioco. Il confronto con il calcio non è soltanto una battuta. Cazzullo spiega che Messi è il più grande calciatore proprio perché è soltanto un calciatore; Maradona, invece, è stato anche un ribelle, un capopopolo, un personaggio.
Allo stesso modo Michelangelo rappresenta il vertice assoluto dell’arte, mentre Leonardo sembra appartenere a una categoria diversa: inventore, scienziato, visionario, uomo capace di immaginare cose che sarebbero diventate realtà secoli dopo.
Il primo incontro con Michelangelo e la forza dell’arte
Il racconto parte anche da un ricordo personale, quando, a sei anni, la madre lo accompagnò per la prima volta a Roma, davanti al Mosè di Michelangelo, in San Pietro in Vincoli.
Quell’opera gli provocò insieme timore e fascinazione. Non poteva comprenderne il significato, ma ne avvertiva già la forza. È un episodio che restituisce il senso del suo rapporto con l’arte: la capacità di suscitare emozioni prima ancora di essere compresa.
Il Rinascimento e la dignità dell’uomo
Da qui prende forma una riflessione più ampia sul Rinascimento e sull’umanesimo cristiano. Il punto centrale, secondo Cazzullo, è la nuova considerazione dell’uomo: ogni persona è unica e irripetibile, ogni uomo e ogni donna possiedono una dignità che deve essere rispettata, con l’uomo posto al centro del mondo e libero di scegliere il proprio destino.
Il viaggio prosegue attraverso una delle figure più affascinanti del pensiero rinascimentale: Pico della Mirandola, uomo dalla memoria prodigiosa, capace di conoscere numerose lingue e di ripetere interi testi. Cazzullo si sofferma sulla sua opera più celebre, La dignità dell’uomo, nella quale immagina che Dio, dopo aver creato Adamo, gli abbia affidato la libertà di scegliere il proprio destino, di elevarsi verso le cose superiori oppure di precipitare verso quelle inferiori.
È proprio questa libertà, insieme alla dignità di ogni individuo, il grande messaggio che attraversa il Rinascimento.
Intelligenza artificiale e tecnologia: una lezione ancora attuale
Un messaggio che diventa particolarmente attuale quando il giornalista sposta lo sguardo sul presente. L’intelligenza artificiale, le nuove tecnologie e il rischio di un mondo nel quale l’uomo possa essere sostituito dalle macchine sono temi che, nella sua lettura, richiamano direttamente la responsabilità dell’umanesimo.

«Possiamo mettere la grande innovazione tecnologica al servizio dell’umanità oppure degenerare nelle cose inferiori», è il senso del suo ragionamento.
Il progresso non va fermato, ma governato, perché resti uno strumento a disposizione delle persone e non diventi un potere capace di sostituirle.
Un’Italia ricca di cultura ma divisa politicamente
Cazzullo ricorda anche un apparente paradosso storico: il Rinascimento fu un periodo di straordinaria ricchezza economica e culturale, ma non di altrettanta forza politica.
L’Italia era una superpotenza culturale, produceva ricchezza, opere d’arte, pensiero e innovazione, ma restava divisa in tanti Stati, attraversata da rivalità, alleanze e guerre.
Dall’equilibrio costruito da Lorenzo il Magnifico alle ambizioni delle grandi potenze europee, fino alle invasioni francesi e al Sacco di Roma del 1527, la grande stagione artistica italiana si sviluppò dentro una storia tutt’altro che pacifica. Anche la rivoluzione della stampa contribuì a cambiare il mondo. Il libro, prima oggetto prezioso, manoscritto e miniato, riservato a pochi, cominciò a diventare uno strumento di conoscenza più accessibile.
Cazzullo richiama Erasmo da Rotterdam, autore dell’Elogio della follia, il Cortegiano di Baldassarre Castiglione e Il Principe di Machiavelli, ricordando anche come sia improprio attribuire a quest’ultimo la celebre frase «il fine giustifica i mezzi», che non ha mai scritto.
Artisti che sono nel nostro Dna
Ma è soprattutto Leonardo a rappresentare, nel racconto della serata, la figura dell’uomo proiettato verso il futuro. I suoi studi sul volo degli uccelli, le macchine per volare, le osservazioni sui fossili, sull’acqua, sul corpo umano e sul movimento dei pianeti mostrano una curiosità senza confini. Leonardo non si accontentava di osservare: voleva capire, sperimentare, disegnare e condividere le proprie scoperte. Un uomo che, cinque secoli fa, sembrava già guardare oltre il proprio tempo.
Diversissimo da lui è Michelangelo, artista tormentato, inquieto, profondamente consapevole della propria grandezza e insieme attraversato da dubbi e sofferenze. Cazzullo ne ripercorre le imprese straordinarie: la Pietà, il David, la volta della Cappella Sistina, il Giudizio Universale, il Mosè e le ultime Pietà. Opere che, prese singolarmente, sarebbero bastate a consegnare un artista alla storia. Michelangelo le ha realizzate tutte. Eppure, dietro quella potenza creativa, c’era anche un uomo che aveva conosciuto le sconfitte politiche, la fine delle proprie speranze repubblicane e il tormento religioso.

Particolarmente efficace il confronto tra i due giganti. Leonardo rappresenta l’ottimismo, la curiosità, la fiducia nelle possibilità dell’uomo; Michelangelo è il tormento, la ricerca della perfezione, il confronto continuo con la morte e con Dio.
Due personalità lontane, persino rivali, che Cazzullo trasforma nei due volti complementari del Rinascimento.
Accanto a loro trova spazio Raffaello, che il giornalista racconta come il genio della grazia e della bellezza, ma soprattutto dell’umanità. Nelle sue Madonne, diversamente dalle rappresentazioni più solenni e distaccate della tradizione, Maria diventa una madre vicina, affettuosa, capace di giocare con il bambino, abbracciarlo e proteggerlo. Una figura che restituisce al sacro una dimensione familiare e quotidiana.
Raffaello, morto giovanissimo a soli 37 anni, era anche un uomo gioviale, amabile, capace di lavorare con una squadra di collaboratori e di costruire intorno a sé relazioni e consenso.
Un temperamento lontano dalla solitudine orgogliosa di Michelangelo e dall’inquietudine visionaria di Leonardo.
Caravaggio e il tramonto di una stagione straordinaria
Il viaggio arriva infine a Caravaggio, figura che segna anche il tramonto di quella stagione straordinaria.
Con lui, insieme alle vicende di Giordano Bruno e Galileo, si affacciano le ombre di un’epoca che si chiude tra conflitti, processi, tragedie e destini personali tormentati.
Dante e le radici dell’identità italiana
Non manca il riferimento a Dante, presenza costante nel racconto di Cazzullo, che lo considera una delle radici fondamentali della nostra identità culturale.
La straordinaria abilità con cui il poeta mette in scena i personaggi e perfino i diavoli dell’Inferno diventa un altro esempio della capacità di rendere accessibile anche la materia più complessa attraverso immagini immediate e sorprendenti.

Essere italiani: un’eredità da conoscere e meritare
La conclusione torna al significato più profondo dell’intero percorso.
Essere italiani non è soltanto una questione di appartenenza geografica, ma significa riconoscersi eredi di un patrimonio di bellezza, cultura e valori morali. Un patrimonio che comporta anche una responsabilità: quella di essere all’altezza di ciò che le generazioni precedenti hanno saputo costruire. Il Rinascimento, dunque, non è soltanto una galleria di capolavori da ammirare nei musei o nelle chiese delle nostre città. È un’idea dell’uomo, della sua libertà, della sua dignità e della sua capacità di creare.
È il momento in cui l’Italia, pur divisa politicamente, seppe parlare al mondo intero. Ed è forse proprio questo il messaggio più forte lasciato da Cazzullo alla Fondazione Mirafiore: la grandezza italiana non appartiene soltanto al passato, ma è un’eredità da conoscere, custodire e soprattutto continuare a meritare.
