Abitare il piemontese / La parola della settimana è Rabasté

Significa: raschiare, raccogliere gli avanzi e salvare tutto ciò che resta

Abitare il piemontese / La parola della settimana è Barlet 1

di Paolo Tibaldi

ABITARE IL PIEMONTESE – Raschiare, pulire il fondo, raccogliere quel poco che resta; passare un pezzo di pane nel piatto, sfidando il galateo, pur di non sprecare nulla. È il gesto di chi sa dare valore alle cose, da chi arriva da un’educazione al non sprecare. Ma rabasté (in alcune zone anche rabas-cé) è molto di più: vuol dire sfregare, come in rabas-cé na muȓàgna, grattare un muro; spazzare, arraffare, ammassare, riunire alla meglio, trascinare e portar via, frugando per recuperare qualcosa. Anche rabasté ij pé significa strisciare i piedi a terra.

Rabasté ȓ’ale indica essere malaticcio; rabasté ëȓ sàch significa restare celibe o nubile dopo il matrimonio del fratello o della sorella più giovane. Col ch’o rabasta tut è l’ultimo nato della famiglia; andé a rabaston vuol dire trascinarsi, mentre andé con ȓa lengua a rabaston (andare con la lingua che striscia) descrive chi lavora senza sosta. La rabas-cià è la raccolta dei residui; rabas-ciaiȓa ciò che resta da raccogliere; rabastum il materiale scarso e raccogliticcio, talvolta la spazzatura. Rabaston può essere il rimasuglio, gli avanzi in casseruola, lo strascico e, in un’accezione spregiativa e traslata, una donnaccia; rabast è l’erpice, ma anche l’attrezzo del fornaio per spostare carboni e cenere nel forno.

L’etimo? Si sono ipotizzati l’incrocio fra rabaté e ras-cé, collegamenti con rapum, la rapa (con il suo ciuffo a strascico) o con rablé e rabi, l’attizzatoio. Appare però preferibile la base prelatina espressiva RABB-, legata al rumore, da cui il senso del trascinare e strascicare. I confronti con l’antico francese rabascher e rabaster, il provenzale rabasta e l’occitano alpino rabastuns e rabastar suggeriscono anche possibili legami con le vallate occitane. Rabast designa inoltre una rete da strascico per la pesca o l’uccellagione, accostabile all’antico francese rabace; altre forme richiamano rumore, lite e attrito.

Cosa può significare oggi? Recuperare ciò che resta, senza vergogna né paura; come accade con una lingua, non tutto è perduto finché si può salvare il salvabile per custodirlo e, ancor meglio, tramandarlo.

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