ALBA – I grandi sono solitamente disponibili e alla mano, al contrario di altri, magari meno bravi. Riccardo Cordero appartiene alla prima schiera: oltre a possedere un lungo curriculum e riconoscimenti internazionali, il pittore del drappo del Palio 2026 è sempre pronto a spiegare in modo semplice le chiavi di lettura della sua produzione artistica.
Nato ad Alba nel 1942, diplomato nel 1963 in scultura all’Accademia albertina, è stato docente, fino al 2001, nell’ateneo in cui si è formato. Le sue opere sono in Argentina, Brasile, Cina, Francia, Iraq, Germania, Spagna, Svizzera, Uruguay e Stati Uniti.
Durante la Fiera del tartufo, da venerdì 6 novembre, alle 18, fino a domenica 22 dicembre sarà visitabile la sua mostra personale nel coro della chiesa della Maddalena, ogni sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. Ad Alba, Cordero aveva già presentato, nel 1997, l’esposizione curata da Riccardo Passoni “Il pensiero della scultura” nel palazzo delle mostre e dei congressi Giacomo Morra. La quindicina di opere alla Maddalena saranno in prevalenza «una quindicina di bozzetti di realizzazioni più grandi. Hanno una dimensione di circa cinquanta per cinquanta centimetri e sono tutte in bronzo patinato, ottenute con la tecnica della fusione a cera persa. In sostanza sono copie in scala ridotta di sculture recenti, alte sette, dieci o, come nel caso di New Et di Shangai, 17 metri».

Per far comprendere al pubblico le fasi necessarie per arrivare al risultato finale «sarà proiettato un video che mostra le sculture nel contesto in cui sono inserite. Osservando i bozzetti e gli originali, sarà più facile farsi un’idea». Tra le opere esposte, ci sarà pure l’embrione di Grande segno 2, la scultura del 1996 in acciaio corten, posizionata oggi alla rotonda di corso Torino. Al fondo del coro della Maddalena sarà situata un’opera di oltre due metri e mezzo.
«Come mi insegnò Francesco De Bartolomeis, il grande critico d’arte morto nel 2023 a 105 anni, il titolo è indispensabile per orientare l’osservatore. In questo caso, l’opera esposta si chiama Orbite siderali e segue una serie di miei lavori legati al cosmo. Il primo, nel 2005, fu una grande scultura per un parco di Shangai e raffigurava una meteora, tema che ho seguito negli anni successivi documentandomi pure su riviste di astronomia».
Il percorso creativo
Prima dei bozzetti, Cordero sviluppa le sue idee facendo «appunti e schizzi a biro o china, utili per fissare i pensieri. Per portarlo da due a tre dimensioni, ora uso modelli di legno, mentre in precedenza impiegavo creta o plastica. Modello finché non ottengo il risultato che voglio, poi procedo con il bozzetto in bronzo, che mostra già come sarà l’opera finale. Mi piace partecipare direttamente alla realizzazione della scultura: mi arrampico insieme agli specialisti per saldare, molare e fresare. Ultimamente, in Cina si è persa questa parte perché sono soliti usare stampanti 3d regolate con l’intelligenza artificiale. Sulla tecnologia sono i più avanti di tutti, ma mi spiace non sia più presente la parte manuale. Per questo, ultimamente sto lavorando maggiormente in Italia e Germania, dove posso agire in prima persona. Alla mia età, penso sia un buon modo per mantenersi in forma».

