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Trovata la strada del porto

Duplice ritrovamento grazie agli scavi Egea. In corso Piave è stato rinvenuto l’antico selciato, di origine romana, che collegava Alba all’odierna Pollenzo e di lì a Bene Vagienna. Alba, sfruttando la navigabilità del Tanaro, fu un porto fluviale e l’ampiezza e la posizione della strada portata alla luce, nonché la sua lunghezza, fanno pensare che dal porto transitasse un grande quantitativo di barche e merci. In via Bosio i lavori hanno consentito invece di mettere in luce le strutture di un edificio pubblico di epoca romana, databile tra I e II sec. d.C. e interpretato come un tempio

Risalgono a pochi giorni or sono due scoperte che potrebbero riscrivere e sicuramente arricchiranno la già millenaria storia della città di Alba, l’antica Alba Pompeia che costituì insieme a Pollentia (Pollenzo) e Augusta Bagiennorum (Bene Vagienna) un triangolo commerciale di prima grandezza in Piemonte.

I lavori di scavo per la trincea di posa dei tubi del teleriscaldamento di Egea in corso Piave hanno permesso d’intercettare a una profondità di circa 130 cm l’antico selciato stradale, di origine romana, che collegava Alba all’odierna Pollenzo e di lì a Bene Vagienna. Piccoli tratti della strada erano già stati messi in luce in passato,mai ritrovamenti dei giorni scorsi consentono, finalmente, di verificare con esattezza l’orientamento, l’ampiezza e il rapporto con l’area di necropoli che si sviluppava ai suoi lati. Una “città dei morti” che doveva estendersi, sulla base dei ritrovamenti archeologici, dall’area immediatamente esterna al muro di cinta (l’odierna via Mazzini) fino almeno all’attuale località di Cantina di Roddi.

Le porzioni di strada riportate alla luce, in un’area molto vasta che va da strada Cauda fino a San Cassiano, si presentano come un battuto di ciottoli e frammenti di laterizio ben pigiato nel terreno e, cosa vieppiù interessante, conservano ancora i solchi lasciati dal passaggio dei carri. A stupire sono le dimensioni della strada romana che ricalcano, in tutto e per tutto, quelle odierne di corso Piave e rendono l’idea di quanto l’asse viario dovesse essere trafficato e di vitale importanza per i commerci da Asti e più in generale dalla pianura padana verso Genova e il Mar Ligure.

Il ritrovamento dell’antica via mercantile prova, qualora ve ne fosse bisogno, il genio assoluto degli “esperti” romani i quali ragionarono, pur disponendo di molti meno mezzi e conoscenze, allo stesso modo dei loro colleghi che, a fine Ottocento, tracciarono l’attuale corso Piave. La zona presenta infatti alcune peculiarità e offre garanzie che nessun altro quartiere dell’antica e dell’odierna Alba possono offrire, essendo essa a distanza di sicurezza dalla collina – e quindi dal rischio di frane – e dal Tanaro, e quindi da probabili inondazioni. E se, in seguito agli scavi e ai conseguenti studi compiuti alla fine del secolo scorso, nell’area della piazza del mercato ortofrutticolo fu possibile dimostrare che Alba fu, in epocaromana e, fino al medioevo, un porto fluviale, sfruttando la navigabilità del Tanaro, l’ampiezza e la posizione della strada portata alla luce nei giorni scorsi, nonché la sua presumibile lunghezza, portano a pensare che dal “porto” di Alba dovesse transitareun grande quantitativo di barche e merci.

Interrogativi ai quali proverà a dare una risposta la Soprintendenza ai beni archeologici, attiva e collaborativa fin dalle prime ore dopo i ritrovamenti con Maria Cristina Preacco (responsabile della Provincia di Cuneo presso la Soprintendenza archeologica di Torino) ed Egle Micheletto (direttrice della Soprintendenza archeologica di Torino), non solo nella zona di corso Piave, ma anche in via Bosio, dove i lavori di scavo hanno consentito di mettere in luce le strutture di un edificio pubblico di epocaromanagià individuato negli anni ’90 in via Cerrato.

L’edificio, databile tra I e II sec. d.C. e interpretato come un tempio, è costituito da una serie di ambienti quadrangolari e semicircolari alternati disposti lungo il perimetro esterno. I muri rinvenuti in via Bosio risultano tagliati da una fognatura moderna e nel varco creato sarà possibile inserire i tubi del teleriscaldamento senza intervenire sulle strutture antiche. Si tratta di due scoperte sensazionali che entusiasmeranno e riempiranno d’orgoglio gli albesi e che riscriveranno la storia millenaria della città del tartufo. Marcello Pasquero

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