Il neurologo: la sostanza che trasforma la visione del reale

Il neurologo: la sostanza che trasforma la visione del reale

L’INTERVISTA  Giovanni Asteggiano è un medico albese specialista in neurologia e neuropsichiatria infantile.

Parliamo della cannabis legale (cannabis light), ovvero quella col valore di Thc tra 0,6 e 0,2 per cento. Ha effetti negativi, Asteggiano?

«La cannabis che oggi viene venduta pure nei negozi albesi non ha effetti negativi riconosciuti. Negli adolescenti, però, può provocare danni, perché induce alterazioni dell’esame della realtà, che possono incidere su un cervello plastico e ancora in formazione».

Quali sono, invece, gli effetti principali dal punto di vista terapeutico della cannabis light, utilizzata anche come medicinale?

«Il cannabidiolo (Cbd) ha un effetto antinfiammatorio, analgesico, antinausea, antiemetico, antipsicotico, antischemico, ansiolitico».

Passiamo alla cannabis illegale, che contiene Thc. Quali sono gli effetti?

«Un nuovo poderoso rapporto pubblicato dalla National academies of sciences (2017) americana ha esaminato la mole delle ricerche che ormai da anni vengono pubblicate sull’uso della cannabis per scopi medici o ricreativi, stabilendo per la prima volta con chiarezza quali sono gli effetti positivi e negativi sulla salute. Analizziamo prima gli effetti positivi dal punto di vista medico. Oltre 10mila studi confermano che la cannabis è un trattamento assai efficace del dolore cronico degli adulti, in particolare di quello dovuto alla spasticità in malattie come la sclerosi multipla. L’altro campo in cui la sostanza si conferma efficace è il trattamento della nausea e del vomito indotto dalla chemioterapia nei pazienti affetti da tumori. Risulta invece modesta l’efficacia sul miglioramento dei disturbi del sonno. Infine, prove limitate suggeriscono che aiuti a migliorare l’appetito e il peso delle persone malate di Aids, nonché i sintomi della sindrome di Tourette o il disturbo d’ansia».

Giovanni Asteggiano

Quali sono invece gli effetti negativi?

«Si pensa che sia meno pericolosa di altre droghe, innanzitutto perché non è mai stata stabilita con certezza la morte per overdose da cannabis. La sostanza non è però così innocua come molti tenderebbero a credere. Innanzitutto, i fumatori di lunga data rischiano di più la bronchite e altri sintomi respiratori. Le donne incinte che ne fanno uso hanno probabilità maggiore di partorire bambini con peso più basso alla nascita. In generale, chi la consuma abitualmente mostra un rischio più alto di schizofrenia e psicosi, oltre che di incidenti in auto. Sussiste poi un’evidenza non definitiva, ma comunque moderata, che l’abuso peggiori l’apprendimento, la memoria e l’attenzione».

È vero, come si dice, che questa sostanza facilita l’apertura dell’universo delle droghe pesanti?

«Sul sospetto che la marijuana sia la porta d’ingresso per consumo di droghe pesanti, il rapporto americano di cui parlavamo in precedenza ha riscontrato prove moderate. In parallelo, ha trovato evidenze sostanziali sul fatto che, più è forte il consumo, più si rischia di incorrere nella dipendenza».

Quante sono le persone che sviluppano questa dipendenza?

«Il 9 per cento dei consumatori di cannabis sviluppa una dipendenza clinica alla sostanza. Come paragone, possiamo dire che il 15 per cento di chi prova la cocaina ne diventa dipendente, mentre vi si abitua il 24 per cento di chi prova l’eroina».

Quali sono gli effetti sul cervello legati a un’assunzione sistematica della cannabis con Thc normale?

«Dalla mia esperienza clinica di neuropsichiatra infantile presso l’Asl Cn2 di Alba-Bra, nell’adulto l’assunzione non incide sui circuiti neuronali formati. Nell’adolescente in fase di maturazione plastica del sistema nervoso centrale l’effetto invece può risultare ben più pesante. La disfunzione neurobiologica causata dalla cannabis può portare il giovane a costruire la sua esperienza, come accennavamo prima, in modo non aderente al cosiddetto principio di realtà».

Sara Elide

SI DICE CANAPA SI PENSA MARIJUANA

Thc e Cbd: che cosa significano

SIGLE La cannabis contiene un’elevata quantità di principi attivi. Si tratta di oltre 600 composti, di cui 120 cannabinoidi. La distribuzione dei cannabinoidi varia  nei differenti ceppi di cannabis, ma solo tre o quattro mostrano concentrazioni oltre lo 0,1%. Il più noto è il Thc (tetraidrocannabinolo).

È all’origine sia degli effetti psicoattivi della canapa sia delle sue caratteristiche di farmaco. È infatti in grado di legarsi ai recettori presenti sulla superficie delle cellule del nostro organismo, che a sua volta produce in modo naturale molecole come gli endocannabinoidi, coinvolti in tantissime funzioni fisiologiche, dall’appetito al metabolismo, dalla memoria alla funzione riproduttiva. Nella cannabis light, il valore di Thc è compreso tra lo 0,6 e lo 0,2 per cento.

Il cannabidiolo (Cbd)  è invece un metabolita non psicoattivo della cannabis. Spiega  il neurologo albese Giovanni Asteggiano: «Il Cbd ha effetti rilassanti, anticonvulsivanti, antiossidanti e pure antinfiammatori, favorisce il sonno ed è distensivo contro ansia e panico. Si è rivelato inoltre in grado di ridurre la pressione endoculare ed è un antipsicotico atipico».<QM>s.a.

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