Ultime notizie

Torino: nasce Clip, il collettivo contro il precariato

Nel giorno dello sciopero giornalisti prende voce il lavoro invisibile

Torino: nasce Clip, il collettivo contro il precariato

di Andrea Olimpi

LAVORO – Nel giorno dello sciopero nazionale dei giornalisti nasce a Torino Clip, il Collettivo del Lavoro dell’Informazione Precario. Un’iniziativa che punta a rompere il silenzio su condizioni lavorative diffuse ma spesso invisibili, mettendo insieme freelance, collaboratori e professionisti dell’informazione.

“Siamo lavoratori e lavoratrici dell’informazione, quelli che raccontano quotidianamente i successi e i problemi del mondo delle altre persone. Ma oggi, in questa giornata di sciopero del settore, non siamo qui per riportare in maniera equidistante – come la deontologia professionale ci impone di fare – la realtà che ci circonda. Siamo qui perché, dopo aver narrato migliaia di storie, crediamo sia arrivato il tempo di riferirne una fino ad ora inascoltata: la nostra. Quella di un sistema editoriale che si regge sulla precarietà, come bene evidenzia una delle locandine che esponiamo in piazza oggi, e che senza il lavoro ed i sacrifici del 65% di quelle persone costringerebbe le principali testate ad uscire a pagine pressoché vuote. La nostra storia è quella, dunque, di un sistema editoriale che della precarietà ha fatto un modello di business consolidato. Non un incidente di percorso, né un errore o una deviazione obbligata, ma una scelta ponderata a scapito dei più ricattabili, di chi non può permettersi di dire no.
Ma pagare 10 euro un articolo o 21 centesimi una foto non è mercato, è sfruttamento, e occorre dirlo senza mezzi termini. Così come scaricare sul lavoratore il costo dell’attrezzatura, o delle assicurazioni per danni e furti, non può essere considerata efficienza, è deresponsabilizzazione.
Per questo oggi portiamo in piazza un racconto corale di ciò che significa vivere nel precariato.
Quelle che sentirete sono le testimonianze di fotoreporter, cameraman, giornalisti e giornaliste che lavorano quotidianamente nelle condizioni poco fa descritte. Storie tristemente vere, non dissimili da quelle di cui scriviamo nelle inchieste sul caporalato, che abbiamo spersonalizzato con nomi di fantasia non solo per tutelare la privacy delle persone coinvolte ma perché una singola storia, in un modo o nell’altro, è quella di tutte e tutti noi.”

Dopo il manifesto, il racconto si fa concreto. Nel collettivo emergono storie che danno corpo a numeri e percentuali.

C’è Donatella, 30 anni, giornalista e fotoreporter, che dopo anni di lavoro continua a essere pagata pochi centesimi a battuta e pochi euro a scatto. Oppure Camilla, coetanea, che collabora con un’agenzia internazionale ma arriva a guadagnare appena 21 centesimi per una fotografia pubblicata.

Le difficoltà non si fermano ai compensi. Daniele, 31 anni, ha investito cifre paragonabili a un’auto per l’attrezzatura fotografica; Carlo, 36 anni, è rimasto senza lavoro e senza tutele; Aurora, poco più che ventenne, vive con poche centinaia di euro al mese, insufficienti anche per le spese quotidiane.

E poi c’è Mario, 35 anni, uno dei pochi con un contratto stabile, che però racconta una stabilità solo apparente: strumenti di lavoro a proprie spese, ritmi oltre gli accordi e una professionalità sempre più compressa. “Nelle giornate di carico più intenso – afferma – la mia retribuzione reale scende a livelli che superano di poco quelli di un rider”.

Accanto a lui, storie come quella di Edoardo, 37 anni, segnato dalle dinamiche del Jobs Act, e quella di Emanuele, 58 anni, fotoreporter esperto costretto a lavorare oltre gli accordi senza adeguati riconoscimenti.

Un quadro che Clip, il Collettivo del Lavoro dell’Informazione Precario sintetizza in un messaggio chiaro: il precariato non riguarda più solo i giovani, ma attraversa tutte le generazioni e tutte le professionalità del settore.

A chiudere, un richiamo forte, quasi simbolico, alle parole di Pier Paolo Pasolini: “Io so, ma non ho le prove”. Oggi, rivendicano da Clip, il Collettivo del Lavoro dell’Informazione Precario, le prove ci sono. E non è più possibile fingere di non vedere.

Banner Gazzetta d'Alba