Don Sciortino: “Nelle disgrazie del Paese i tifosi di calcio meglio dei politici”

Don Antonio Sciortino
Don Antonio Sciortino

EDITORIALE «Ci deve pur essere un giudice a Berlino». La celebre frase di Bertolt Brecht  s’è avverata anche in Italia. A porre fine a un’indecorosa e incivile prova di forza. Quella del ministro dell’Interno contro 177 immigrati, soccorsi in mare dalla nave Diciotti. “Poveri cristi” sfuggiti dalla guerra in Eritrea, dalle violenze e dagli stupri  nei lager della Libia. E tenuti, dal vicepremier leghista, a fare la “pacchia” nel Mediterraneo. Dieci giorni di “crociera”. E una prolungata sosta nel porto di Catania. Con divieto di scendere a terra per ricevere le cure necessarie. Giorni trascorsi sotto le intemperie del tempo. Vento, sole cocente e piogge estive. Col solo riparo di qualche  telone.  Notte e giorno sul ponte della Diciotti, nave della Marina militare italiana. Esseri umani ridotti a numeri. Da distribuire. Sacrificati alla ragion di Stato. Sequestrati come ostaggi. Assieme ai marinai italiani, accusati di eccessivi “slanci umanitari”. Da raffreddare. Il tutto per ricattare l’Europa, accusata di mancanza di responsabilità e solidarietà.

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Migrants on the bus arrive at the Catholic Church center ‘Mondo Migliore’, where most of the migrants held for several days on the Italian coast guard ship Diciotti in the port of Catania will be hosted, in Rocca di Papa 20 km South-East from Rome, 28 August 2018. The vessel Diciotti with 177 migrants on board was denied to disembark by the Italian Interior Ministry, calling EU member states to find a solution on how to distribute them. The Italian Church had agreed to host the majority of the migrants.
ANSA/CLAUDIO PERI

Quella stessa responsabilità e solidarietà che il Governo italiano, a trazione leghista con supporto 5stelle, non ha saputo mostrare verso donne, bambini e uomini in gravissimo stato di denutrizione, affetti da scabbia e malattie varie. Ventisette bambini erano stati sbarcati qualche giorno prima. Forse, la vergogna non era più sopportabile. Una brutta pagina della nostra storia. Di un’Italia che recede in umanità e civiltà. Da sempre le sue migliori caratteristiche. Succube del delirio di onnipotenza di un vicepremier, quello leghista, ormai il vero capo del Governo. Baldanzoso e pronto a sfidare chiunque. Dal capo dello Stato alla magistratura. Per non dire dell’Europa. Alla ricerca di un pretesto per rompere con le istituzioni europee. Usando non più l’euro, ma gli immigrati come “cavallo di Troia”. Complice l’inettitudine del ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli. Specializzatosi, ormai, nell’accodarsi  ai suoi voleri. O, meglio, ai suoi diktat. Ignaro delle competenze del suo stesso ministero, da cui dipendono aperture e chiusure dei porti.

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Migrants on the bus arrive at the Catholic Church center ‘Mondo Migliore’, where most of the migrants held for several days on the Italian coast guard ship Diciotti in the port of Catania will be hosted, in Rocca di Papa 20 km South-East from Rome, 28 August 2018. The vessel Diciotti with 177 migrants on board was denied to disembark by the Italian Interior Ministry, calling EU member states to find a solution on how to distribute them. The Italian Church had agreed to host the majority of the migrants.
ANSA/CLAUDIO PERI

Ma ancor più grave è il senso di inferiorità dell’altro vicepremier, quello pentastellato.  Né bastano a risollevarlo, in popolarità e presenza mediatica, le continue “sparate demagogiche”. Dall’impeachment del presidente della Repubblica alla più recente minaccia di non pagare la quota all’Europa. Cioè, l’Italia pone il veto al bilancio dell’Unione. Cosa inaudita. Impensabile. Foriera di pessime conseguenze. Dichiarazioni superficiali per un vicepremier. E, oltremodo,  gravemente dannose per l’Italia. Non solo per l’immagine, che è in vertiginoso calo nel mondo. Ma anche per l’economia. Difficile investire in un Paese sempre meno credibile e stabile. O dare credito all’avventurismo politico di chi si fa beffe di leggi e trattati internazionali. E a uomini  di Governo rancorosi e demagogici. Che usano il ricatto, rinunciando alla nobile arte della diplomazia. Una politica di soli annunci, senza spessore e qualità, è solo propaganda politica. Altra cosa è la capacità  di Governo. Che manca. Certo, l’Europa va richiamata alle  sue responsabilità. Il fenomeno migratorio riguarda tutti. Ma pensare di piegare i partner europei con minacce e ricatti, è da sprovveduti. Da politici di respiro molto  provinciale. Spacciare come emergenza qualche centinaio di immigrati, è un’offesa al buon senso. Oltre che un venir meno alla tradizione di solidarietà e accoglienza tipica dell’Italia.

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Migrants waiting to be disembarked from the Italian Coast Guard ship “Diciotti” in the port of Catania, Italy, 25 August 2018.
ANSA/ORIETTA SCARDINO

Tutti sotto scacco nella tragicommedia del sequestro della Diciotti. Ma davvero penoso è stato il ruolo del capo di Governo. L’inesistente Giuseppe Conte. Ostaggio dei due Dioscuri vicepremier. Incapace di autonomia. E di pensiero proprio. Tutto a comando, sotto dettatura. Parole e azioni. Anche quando fa la voce grossa.  Uno svilimento dell’alto compito assegnatogli dal capo dello Stato. Un ruolo di guida e di indirizzo della politica di Governo. Tenendo a bada eventuali intemperanze di qualche ministro. Per salvaguardare il buon nome del Paese nel mondo. Oltre al bene comune degli italiani. In un rapporto di proficua collaborazione con le istituzioni internazionali. Considerata la gravità dei problemi, oggi, l’Italia necessiterebbe di ben altre competenze. E di ben altra guida.

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La manifestazione davanti alla prefettura di Torino “Call for solidarity: confini aperti da Torino a Catania”, promossa dal laboratorio culturale autogestito Manituana e dal centro sociale Gabrio, Torino, 25 agosto 2018 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

A salvare lo Stato di diritto, prima della deflagrazione dei poteri istituzionali, è intervenuto un magistrato agrigentino. In solitudine. E con coraggio. Quello stesso coraggio che altri non hanno avuto di fronte a violazioni di norme e diritti. Soprattutto nei confronti di esseri umani. Da salvare e curare. Luigi Patronaggio, della procura di Agrigento, dopo le dovute verifiche, ha indagato il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale sono le accuse. Assieme a lui è sotto inchiesta il capo di Gabinetto del Viminale, che ha trasmesso gli ordini.

«Una vergogna. Non mi ferma», ha detto con tono di sfida il ministro dell’Interno. «Aspetto con il sorriso il procuratore di Agrigento, voglio spiegargli le mie ragioni. Aspetto un procuratore che indaghi i trafficanti e chi favoreggia l’immigrazione clandestina». E a Pinzolo, dove trascorre qualche giorno di vacanza, il vicepremier leghista s’è  lasciato sfuggire: «Che indaghi me è vergognoso. La riforma della giustizia è la prima cosa da fare. Hanno quattro milioni di processi arretrati e indagano me… Se vuole interrogarmi o magari arrestarmi perché difendo i confini e la sicurezza del mio Paese, lo aspetto a braccia aperte». Una guerra dichiarata contro la magistratura. E subito, a dargli man forte, è riapparso il “redivivo” Berlusconi. Lui, di questa materia, è un vero esperto. E ha conti da regolare con i magistrati.

Tanta arroganza del vicepremier leghista è supportata da un vasto consenso popolare. Almeno, all’apparenza. O secondo quella raffinata propaganda politica che trasforma le figuracce internazionali in prestigiosi successi. E storiche affermazioni. Esaltate da plaudenti twitter. In una rete che si alimenta, sempre più, di odio, razzismo e insulti d’ogni genere. Ora, è il magistrato agrigentino a esser sotto tiro. Oggetto di indegna denigrazione. Nel silenzio totale del ministro della giustizia, almeno nei primi giorni. Che avrebbe il dovere di difenderlo. Assieme  alla magistratura. Nel frattempo, un pericoloso livore monta nel Paese. Favorito  dal dileguarsi di vere opposizioni. Queste, come i manzoniani polli di Renzo, continuano a beccarsi tra loro. Incuranti del degrado in cui versa il  Paese. Così, al Governo è permesso di dire tutto e il contrario di tutto. E ai 5stelle di praticare una doppia morale. Nonostante la  tanto sbandierata diversità,  onestà e coerenza. Per un reato simile a quello per cui è sotto inchiesta  Salvini,  il precedente ministro dell’Interno Angelino Alfano, fu messo in croce. Lo stesso Di Maio ne chiese le dimissioni. Ora, un più elastico codice etico 5stelle, permette  un diverso trattamento. Anzi, i  pentastellati sono corsi in soccorso del vicepremier leghista. Facendo proprio il motto della rete, che ha molto seguito: “Non toccate Matteo”.

L’Italia, purtroppo, pare aver abboccato al “gioco” di Salvini. Che ricatta nuovi e  vecchi alleati. Ha il pallino nelle mani. E il vento politico a suo favore. Tiene il Governo in ostaggio. E spadroneggia sui 5stelle, Movimento che sta sbriciolando. Evidenziandone le contraddizioni interne. L’insistenza ossessiva contro gli immigrati è solo polverone mediatico, gradito alla gente, per coprire cento giorni di scarsi risultati per il Governo. In attesa del vero banco di prova. Quello della legge di stabilità. Della finanziaria, in autunno. E delle tante promesse elettorali impossibili da mantenere. Delle quali, nel dibattito politico, s’è persa traccia. Ma a Salvini poco importa. Le mire sono ben altre. E all’orizzonte  si intravvedono le europee. Per le quali sta già lavorando alacremente. «Gli italiani sono con me», dice il vicepremier leghista. «E mi prendo l’Italia quando voglio». In altre parole, è lui a decidere le sorti del Governo. Che cadrà quando converrà alla Lega.  Non certo nell’interesse del Paese e degli italiani.

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In primo piano nave Diciotti e sullo sfondo la ‘gemella’ Dattilo. Entrambi pattugliatori della Guardia Costiera a Catania 26 agosto 2018.
ANSA

A chi giova tanto sfascio? Davvero le braccia di Putin sono più rassicuranti di quelle dell’Europa? E i Paesi di Visegrad migliori alleati rispetto a quelli tradizionali, come Francia e Germania? Domande inquietanti sul prossimo futuro C’è una preoccupante rassegnazione a tanto degrado civile e politico. È sconsolante dover condividere quanto, con lucidità, ha scritto Claudio Tito su la Repubblica (25 agosto 2018): «Questo governo rischia di mettere in gioco la tenuta stessa del Paese. I princìpi democratici che l’hanno accompagnato in 70 anni di storia repubblicana e i riferimenti internazionali che ne hanno tutelato la libertà e la crescita. Le parole e le scelte del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, sono l’ultimo tassello d’un mosaico che punta a disegnare un’Italia completamente diversa, fuori dal diritto e fuori dall’Europa». Che si aspetta a reagire?

Sulla vicenda Diciotti, a tirar fuori l’Italia dalla figuraccia in cui l’ha costretta il  vicepremier leghista, è intervenuta la Chiesa italiana. Che accoglierà cento immigrati nelle sue strutture. Ma c’è anche la disponibilità dell’Albania e dell’Irlanda.  Nonostante l’Italia sia sempre più isolata in Europa, crescono i consensi del ministro dell’Interno. Da politico navigato lucra su tutto. Anche sul provvedimento della magistratura contro di lui. Ora si considera un “martire” della giustizia. Per aver difeso i confini del Paese e gli interessi dei cittadini. Si sente al di sopra delle leggi. E gli italiani abboccano. E lo seguono “di pancia”. In massa.

Stesso scenario sulla recente tragedia del ponte Morandi a Genova. Parole e gesti fuori luogo. Tutti contro tutti.  Speculazioni d’ogni sorta sui lavori del ponte. E sui morti. Sarebbe stato quello, invece, il momento del silenzio, per onorare le 43 vittime. Occorreva più  rispetto per il dolore dei parenti e il disagio dei tanti sfollati. E più unità, Governo e opposizioni, nel chiedere verità e giustizia. Con la magistratura ad accertare le responsabilità del disastro.

Parole di saggezza sono venute solo dal capo dello Stato, Sergio Mattarella: «Questi sono momenti di dolore condiviso da tutta Italia, che è unita in questo stato d’animo. E le parole vanno spese in questa direzione, perché il Paese unito rende anche più forte e più efficace la severità nell’accertamento della verità  e delle responsabilità che vanno perseguite con rigore». Da parte sua, il cardinale Bagnasco ha aggiunto: «Genova non si arrende: l’anima del suo popolo, in questi giorni, è attraversata da mille pensieri e sentimenti, ma continuerà a lottare. Come altre volte, noi genovesi sapremo trarre dal nostro cuore il meglio, sapremo spremere quanto di buono e generoso vive in noi e che spesso resta riservato, quasi nascosto».

A contrastare tanta pacatezza è stonato qualche selfie. Indice di leggerezza. Quello del vicepremier Salvini a Genova, ai funerali delle 43 vittime del ponte Morandi.  Seguito da polemiche sulla rete. Non c’è più limite tra rispetto e propaganda. Anche nei momenti di dolore nazionale. Ancor peggio, le parole del comico genovese, fondatore dei grillini, che ha irriso il cardinale Bagnasco: «Era lì col suo cappello dorato per celebrare la morte di operai, di povera gente che andava in vacanza, non ce l’ho fatta a rimanere…».

La migliore lezione di compostezza è venuta da un mondo inaspettato. Spesso all’onor di cronaca per atti di violenza. Quello dei tifosi delle due squadre di calcio genovesi. In rete hanno postato una poesia e un’immagine. «Tutto crolla tranne noi. Genova tornerai più bella». Parole che accompagnano il disegno di due tifosi con i colori del Genoa e della Sampdoria, abbracciati, che tengono unito il ponte Morandi.  Un messaggio di unità  e di speranza. In vista di un  futuro migliore. Un esempio per la politica. Che necessita di moderazione e saggezza.  Merce, di questi tempi, davvero rara.

Antonio Sciortino,

già  direttore di Famiglia Cristiana e attualmente direttore di Vita Pastorale

 

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