Omicidio di Paroldo: confermata la condanna alla moglie

Pena ridotta per l'uxoricida braidese

PAROLDO Mercoledì scorso, 10 ottobre, la Corte d’assise di appello di Torino ha confermato i 21 anni e 3 mesi di reclusione inflitti in primo grado per Assunta Casella: la donna, per la quale l’accusa aveva chiesto l’ergastolo, sarebbe quindi l’assassina del marito, il pensionato Severino Viora, rinvenuto cadavere nel giugno del 2016 nel noccioleto di casa in Alta Langa, a Paroldo, all’età di 78 anni. L’anziano era stato sedato con un sonnifero, lo Zolpidem, e poi ucciso: il medico legale scrisse “Causa asfittica” ma la modalità esatta non è stata chiarita. Casella si è sempre dichiarata innocente, suggerendo anche, tramite la sua legale, l’ipotesi di una morte naturale. Il quadro descritto dell’avvocato difensore, Marina Bisconti, nell’ottica, nel caso in cui fosse confermata la condanna, di far ottenere all’assistita le attenuanti generiche “nella massima estensione” con conseguente sconto di pena, è simile a un romanzo. Assunta, calabrese, all’età di circa 14 anni, intorno al 1972, sarebbe stata venduta dalla famiglia per cinquecentomila lire all’uomo che la voleva per moglie; una volta arrivata nel paesino del Cuneese, la “sposa bambina” sarebbe stata costretta una vita di maltrattamenti e prostituzione, tanto da avere dubbi sull’identità del vero padre di una delle figlie. Le attenuanti generiche sono state concesse dalla Corte, che le ha ritenute però solo «equivalenti» alle aggravanti.

 

Adriana Riccomagno

 

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