Con o senza Brexit l’Unione europea non è un’isola

C’erano una volta la Svezia e il Parlamento europeo 1

Gentile signora primo ministro, cara Theresa,
mai e poi mai avrei pensato di rivolgermi a lei per gli auguri di buon anno nuovo. Non mi era venuto in mente di farlo per la sua storica predecessora, la pugnace Margaret Thatcher, e nemmeno per quel socialista rosapallido di Tony Blair.

C’erano una volta la Svezia e il Parlamento europeo
Franco Chittolina, sociologo, ha lavorato per 25 anni nelle istituzioni europee

A lei però gli auguri li debbo, come sono dovuti a un avversario valoroso caduto, o in procinto di cadere, sul campo. Ma non solo per questo, anche per quanto capitato prima della caduta finale.

A giugno 2016 un signorino di cui si sono perse le tracce, David Cameron, Le lasciò una ricca eredità , che lei coraggiosamente incassò, forse ingenuamente, non rendendosi pienamente conto delle straordinarie tasse che la gravavano, e da lei pagate correttamente fino all’ultima sterlina.

L’eredità si chiamava Brexit e Lei mise subito in chiaro che “Brexit is Brexit”, dimenticando l’insegnamento del grande Bardo di “questo è il problema: essere o non essere”. Lei decise che il problema non c’era e che Brexit era Brexit: nonostante che il referendum fosse solo consultivo e vincente di stretta misura ha lanciato un’audace sfida all’Unione europea, addirittura rinunciando alle sue opinioni politiche favorevoli a una permanenza del suo Paese nell’Ue.

Qualcuno ha visto in questa sua eroica scelta un tributo reso alla mitica democrazia inglese, altri solo un errato calcolo per impadronirsi di un partito, quello conservatore, nel quale oggi sono troppi quelli che vogliono solo conservarsi un posto a tavola. Accanitamente democratica lei ci ha riprovato anche con elezioni anticipate nel giugno 2017, un mese decisamente sfortunato per il suo partito che riuscì, in quell’occasione, anche a perdere la maggioranza in Parlamento.

E così a fine marzo 2017 è partita una procedura di divorzio che doveva essere consensuale e che è diventato uno psicodramma non troppo divertente per il suo Paese, la sua economia, i suoi servizi finanziari e per i suoi cittadini che assistevano impotenti al crollo della sterlina e a un negoziato dove Lei perdeva colpi su colpi, però senza mai arrendersi.

Bozza automatica 273
Il primo ministro britannico Theresa May

Le scrivo mentre è sola – sempre meglio comunque che con Boris Johnson – e assediata non tanto dagli altri 27 paesi Ue che, miracolosamente compatti, continuano a volerle bene e a coccolarla, quanto piuttosto accerchiata dai suoi, amici conservatori e avversari laburisti, che la vogliono estromettere dal governo. Ma lei resiste al timone di una barca in tempesta, pur senza sapere quale rotta seguire per l’attraversamento della Manica che, in caso di nebbia, isolerebbe il continente, consapevole però che i suoi avversari, che le remano contro, sanno ancora meno di lei che rotta tenere.

Queste sono solo alcune delle ragioni che mi spingono ad augurarle un nuovo anno, migliore del precedente (e ci vuole poco), e a dirle quanta inattesa simpatia vi sia adesso per il suo Paese da quando vedo lei, coraggiosa, voler riparare al clamoroso errore del suo predecessore e continuare la sua lotta come se davvero Brexit fosse Brexit. Continui così: lei sta dando un prezioso contributo a tutti noi, e al mio Paese in particolare, aprendo gli occhi di chi, al di qua della Manica, non aveva capito – e continua a non volere capire – che “l’Unione europea è l’Unione europea” e non un’isola, una Comunità sempre pronta a dialogare con il suo Paese che, dopo aver vissuto un grande passato, troverà un giorno dove cercare il suo futuro. Magari di nuovo al di qua della Manica. Stavolta con patti chiari, per un’amicizia lunga.

Auguri a lei e ai sudditi di sua maestà, ancora nostri concittadini non si sa fino a quando.

Franco Chittolina

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