Perché zia si dice “Màgna” in piemontese? Ce lo spiega Paolo Tibaldi

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ABITARE IL PIEMONTESE

Màgna: Zia

Fossimo dalle parti di Roma, la parola di oggi sarebbe la terza persona singolare di un verbo all’indicativo presente oppure un’esortazione che racconta l’atto del mangiare. Ma in Piemonte non è così: dopo la puntata della settimana scorsa che parlava del baȓba, ora è il turno della màgna, conosciuta ai più come la zia. Curioso che dal femminile al maschile, il medesimo rapporto di parentela venga pronunciato con due vocaboli così differenti. Curiosità risolta a cominciare dal fatto che le zie, dacché femmine, non dovrebbero essere dotate di barba, di eccessivo pelo sul volto. Non è sempre così.

La prima cosa che ci fa venire in mente la parola di oggi è la sua origine che parrebbe latina dove magna indica qualcosa di grande: la più grande. Derivazione generalmente accettata dal sintagma latino AMITAM MAGNAM (prozia), ma messa in dubbio non essendo plausibile che una forma indicante la prozia sia sostituita a un’altra, sicuramente già esistente, per “zia”. Sarebbe normale il contrario perché in italiano i prozii vengono comunque chiamati zia e zio.

C’è l’ipotesi della provenienza semantica da AMITAM (zia) attraverso una forma con reduplicazione infantile MAMJA e successiva dissimilazione – MANJA (fonte: R.E.P.). Se dunque màgna significa zia, magnòta è il suo vezzeggiativo e la prozia è identificata come màgna bon-a. Pur pronunciandosi all’incirca con lo stesso suono, non va fatta confusione con le parole mània o màniga, che invece significano manica e nulla hanno a che vedere con la zia, almeno dal punto di vista semantico.

Come accade con il baȓba, anche al femminile c’è la situazione della màgna ‘n cà, la zia in casa, una donna zitella che continua a vivere in casa con i parenti più stretti: màgna da part ëd maȓe – oppure – da part ëd paȓe (zia materna o zia paterna).

Qualcuno, poi, per non appellare le prostitute in modo esageratamente volgare oltremodo scurrile, si limita a soprannominarle, appunto, màgne: evidente eufemismo per rendere meno esplicito il messaggio proprio di questa voce.

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