Delitto Caccia: l’avvocato di Schirripa presenta ricorso in Cassazione

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BRUNO CACCIA A 36 anni di distanza, continuano le vicende giudiziarie legate all’omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, sepolto a Ceresole d’Alba. L’avvocato di Rocco Schirripa, Mauro Anetrini, nei giorni scorsi ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Assise di Appello di Milano con cui, nel febbraio scorso, è stata confermata la condanna all’ergastolo come esecutore materiale dell’assassinio avvenuto il 26 giugno del 1983. Per l’omicidio era stato già condannato in via definitiva come mandante Domenico Belfiore.

Tra i motivi del ricorso figurano questioni di utilizzabilità delle intercettazioni e la mancata concessione delle attenuanti. Secondo il legale dell’imputato la sentenza della Corte sarebbe insufficiente nel dimostrare la “responsabilità dell’imputato”, che non avrebbe fatto parte del ‘gruppo Belfiore’ e non avrebbe quindi avuto ragioni per partecipare all’omicidio.

Alla Procura di Milano resta aperta un’inchiesta a carico di Francesco D’Onofrio, ex militante di Prima linea ritenuto vicino alla ‘Ndrangheta e indagato a piede libero come possibile altro esecutore materiale dell’omicidio, in base alle dichiarazioni del pentito Domenico Agresta. Resta inoltre aperto il fascicolo che riguarda Rosario Cattafi e Domenico Latella, che secondo la famiglia del magistrato ucciso avrebbero delle responsabilità nell’omicidio, in particolare come mandante e killer.

Adriana Riccomagno

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