Il ricordo di Giacomo Rossotto, oltre 100 anni spesi per la famiglia e i più deboli, sempre col sorriso sulle labbra

Il ricordo di Giacomo Rossotto, oltre 100 anni spesi per la famiglia e i più deboli, sempre col sorriso sulle labbra

ALBA «Nonno Mino era un gran burlone, riusciva a parlare con chiunque dai montanari della Valle Po ai ragazzini nei giardinetti. Una persona solare che ci ha insegnato ad amare tante cose dalla montagna ai viaggi allo stare assieme».

La nipote Eleonora Rava ricorda così, facendosi portavoce d tutti i nipoti, il nonno Giacomo Rossotto spentosi martedì scorso ad Alba all’età di 100 anni.

L’ultimo saluto della cittadinanza nella parrocchia di Cristo Re nella ieri mattina, venerdì 30 agosto.  Nato nel 1918 a Novello aveva lavorato fino alla pensione per la ditta Cinzano di Pollenzo, vedovo dal 1999 aveva proseguito l’attività di volontariato fino alla decisione, a 95 anni di età di ritirarsi a “vita privata”.

«Un padre che ha anticipato i tempi una persona aperta e giovane, un uomo in anticipo rispetto alle idee della sua generazione» la figlia Chiara sceglie queste parole per tracciarne un ritratto «Io sono l’ultima dei tre figli, quando uscivo già con colui che sarebbe diventato mio marito non rinunciavo a farmi coccolare da lui. Ci ha trasmesso l’importanza dei viaggi come esperienza di apertura, fino a poco tempo fa aveva ancora progetti ed era attivo».

Negli anni Settanta, prossimo alla pensione aveva acquistato una casa, in una borgata di Paesana iniziando a ristrutturarla. «Negli anni è diventata un ritrovo per tutti noi nipoti, un luogo dove stare assieme. Mio nonno aveva iniziato a tenere un diario: tutti i famigliari e ospiti dovevano scrivere due righe ad ogni passaggio. Sfogliando quelle pagine si scorre la storia della famiglia dal 1970 a oggi» prosegue la nipote.

Nella sua lunga vita aveva visitato molti luoghi fra Asia e Africa, a questa passione aveva affiancato il volontariato in carcere e nel contesto ospedaliero e caritativo. «Molti degli ex carcerati bussavano alla sua porta per avere aiuto, ricordavano la sua disponibilità, per questo la nonna alle volte lo riprendeva, tutti avevano il suo nome e indirizzo».

La dipartita a seguito di un brevissimo periodo di progressivo indebolimento iniziato tre mesi addietro. «Una colonna per la nostra comunità, un uomo di grande umiltà, ha avuto moltissimi incarichi a fianco dei più deboli e fragili ma ha sempre rifiutato cariche ufficiali» il vicario della diocesi di Alba don Claudio Carena si unisce al ricordo dei famigliari scegliendo un aneddoto. «Ho avuto modo di conoscerlo da quando 7 anni fa ho assunto l’incarico nella parrocchia di Cristo Re, faceva parte della corale  e del coro Stella Alpina. Mi aveva chiesto, negli ultimi tempi, di leggere al suo funerale il brano del Giudizio Finale dal capitolo venticinque del Vangelo di Matteo: lui è stato, attraverso una vita semplice e generosa, l’icona vivente dell’umile servo di Dio del quale si parla».

Davide Gallesio

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