I 23 giorni della città di Alba attraverso le lettere del sindaco Marello

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ALBA Martedì 29 ottobre, ad Alba, in una sala Riolfo gremita, si è tenuta la presentazione del libro “I 23 giorni della città di Alba attraverso le lettere del sindaco Maurizio Marello 2009-2019”. L’appuntamento è stato organizzato dal gruppo di minoranza in consiglio comunale “Uniti per Alba” in collaborazione con il consigliere regionale Maurizio Marello.

Moderati da Fabio Tripaldi, consigliere comunale ed ex assessore alla cultura, sono intervenuti i primi cittadini albesi ancora in vita, l’Onorevole Ettore Paganelli, il senatore Tomaso Zanoletti, l’ingegnere Enzo Demaria e l’avvocato Giuseppe Rossetto. Ciascuno di loro ha portato preziose e sentite testimonianze di come abbia vissuto, da amministratore, le celebrazioni della ricorrenza dei “23 giorni della città di Alba”, ripercorrendo inevitabilmente, insieme al pubblico, anche gli ultimi cinquant’anni di storia albese.

Gli interventi sono stati intervallati dalle letture di Andreana Uda che ha reso partecipi i presenti di testi fondamentali. Dalla motivazione redatta dall’allora Presidente della Repubblica Luigi Einaudi nell’appuntare la medaglia d’oro al valor militare alla città di Alba, al celebre incipit de “I ventitrè giorni della città di Alba” di Beppe Fenoglio, fino al telegramma fatto pervenire dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione del settantesimo anniversario dei “23 giorni”.

Il sindaco di Alba Carlo Bo ha portato il suo saluto a inizio lavori, raccontando l’emozione provata al momento del suo insediamento nel vedere la medaglia d’oro, ripensando all’esperienza del nonno vittima delle nefandezze dei fascisti.

Paganelli frequentava la quarta ginnasio nell’ anno scolastico 1944-1945, quando le lezioni si iniziavano in aula e si finivano spesso nei sotterranei del Liceo: «Da sindaco ho vissuto momenti difficili perché la città cresceva di 700-800 abitanti l’anno e mancava ancora di molte cose, però per quanto riguarda le meditazioni, il fermarsi a riflettere sui “23 giorni della città” sono stato più fortunato di altri miei colleghi: man mano che il tempo scorre manca la presenza di persone che abbiano vissuto quei fatti e il ricordo rischia di svanire», ha dichiarato. «Ho avuto l’avventura di vivere la celebrazione in ricordo dei “23 giorni” in un momento in cui questi erano ancora fortemente sentiti: il 27 ottobre 1964 si è svolta, nella nostra città, l’ultima grandiosa manifestazione che io ricordi, proprio al ricorrere del ventennale dei “23 giorni”. Era presente ufficialmente il Governo con l’allora ministro Carlo Russo, partigiano nella vicina Liguria, era presente l’attore Corrado Pagni, che lesse i passi più significativi scritti da Fenoglio, Grassi e altri. La cerimonia, preceduta dalla Messa, si tenne in piazza Duomo: ricordo che la gente arrivava fino a piazza Rossetti, è l’ultima volta in cui ho visto così tanta gente ad Alba. Finita la cerimonia si è inaugurata la Mostra della Resistenza, con tutte le fotografie di Aldo Agnelli. Raccogliemmo immagini, manifesti significativi, libri scritti sul tema in quel periodo e un solo documento strettamente attribuibile alla nostra città: la famosa delibera del 6 dicembre 1922 scritta in bella calligrafia che rappresentava il momento all’origine della resistenza in difesa della libertà. Era il verbale del consiglio comunale rientrato dopo che, il 28 ottobre, i fascisti albesi avevano imposto al sindaco e alla giunta di lasciare la sede e ne avevano richiesto le

dimissioni. Feci molta pressione negli anni su Oscar Pressenda, mio compagno di scuola, affinché pubblicasse un diario da lui tenuto durante gli anni 44-45 che divenne poi il “Diario Albese 1944-1945”».  «Credo che sia fondamentale conservare un ricordo di quella stagione sempre», ha concluso, «per questo vorrei fare una proposta ai presidi, alle scuole, all’Anpi, affinché si consegnino agli studenti i testi più importanti riguardo alla Resistenza e ai “23 Giorni” e in aprile, in occasione della festa della Liberazione, siano loro ad organizzare una serata come questa».

Zanoletti, sindaco di Alba dal 1977 al 1990, nel 1984 celebrò il quarantesimo anniversario dei “23 giorni”: «È importante ricordare sempre il passato perché il passato è un prologo e da esso possiamo trarre insegnamenti: la memoria rende possibile collegare i fatti della Resistenza con il momento storico odierno caratterizzato dal pericolo del sovranismo, scatenato da egoismi nazionali. È poi fondamentale ricordare questo fatto della storia albese che ci ha posti al centro dell’attenzione nel Paese e deve essere motivo di orgoglio per tutti noi. In quel momento si seppe collaborare» – ha proseguito riferendosi alla Resistenza – «Seppero collaborare le formazioni partigiane prima e la prima giunta seppe collaborare dopo. Senza egoismi di partito e con educazione. Non dobbiamo dimenticare la riconoscenza nei confronti della Resistenza».

Per il quarantennale si fece molto: tra gli altri appuntamenti un convegno di due giorni a cui parteciparono molti giovani e una cerimonia che vide sfilare un corteo di 80 sindaci dall’odierna piazza Ferrero a piazza Risorgimento, seguito da un’orazione dell’onorevole Tina Anselmi.
«Vorrei che la tradizione di celebrare l’anniversario dei “23 Giorni” non si spegnesse», ha detto Zanoletti sinceramente commosso.

Enzo Demaria è stato primo cittadino di Alba dal 1990 al 1999 e nel ‘94 ha celebrato il cinquantesimo anniversario dei “23 giorni”: «Quell’anno dal 24 ottobre al 13 novembre vi furono appuntamenti. Il 26 e il 27 ottobre ci recammo nelle scuole: i partigiani ancora in vita raccontarono la loro esperienza, organizzammo spettacoli teatrali. In quel periodo si esibì anche il coro di Banska Bystrica, la città gemellata con Alba nel 1967 perché entrambe vissero una Resistenza molto incisiva. Domenica 30 ottobre fu però il momento più importante delle celebrazioni, con l’inaugurazione del monumento di Umberto Mastroianni che all’epoca si trovava in piazza Savona e oggi ha sede davanti all’Anpi. La statua presenta al centro un’inferriata, a destra e sinistra esplosioni di metallo: mentre la grata simboleggia la prigionia, le esplosioni rappresentano la libertà che emerge, poiché nessuno può fermarne l’anelito.

«Quando divenni sindaco c’era preoccupazione per le celebrazioni dei “23 giorni”», ha spiegato Rossetto, sindaco di Alba dal 1999 al 2009: «Ero un sindaco di centro-destra». «Un gruppo di ex partigiani venne a parlarmi e io con loro organizzai le celebrazioni del sessantenario da quell’evento. Ebbi così l’onore di conoscere tante persone, di instaurare con loro un rapporto proficuo e produttivo. L’amministrazione da me guidata ha lavorato per rinverdire testimonianze di quel periodo, restaurando i cippi e le lapidi in città. Abbiamo coinvolto e rafforzato il rapporto con le scuole concedendo gratuitamente le sale per gli eventi di aprile e novembre. Abbiamo approfondito aspetti della resistenza meno conosciuti, dando una lettura diversa dall’8 settembre in poi, indicandola non solo come data della disfatta ma anche dell’inizio della riscossa. Ci siamo dedicati ad approfondire gli eventi di Cefalonia, attraverso pubblicazioni, e i profili della Storia più negletti e non abbastanza evidenziati.».

Riferendosi ai giorni nostri ha detto poi: «I giovani non devono essere oggetti passivi di informazione che arriva da altri ma sentirsi protagonisti. La nostra città è cresciuta molto perché si basa su valori comuni che non possono essere dimenticati».

Ha concluso la serata la testimonianza di Maurizio Marello il quale innanzitutto ha spiegato le motivazioni che lo hanno spinto a raccogliere in un libro le dieci lettere scritte nel corso del suo mandato: «Il Sindaco di Alba», ha detto, «A parer mio deve fare due giuramenti: uno alla Costituzione e l’altro alla medaglia d’oro della città. Senza la nostra e le altre medaglie al valor civile e militare per la lotta partigiana, non sarebbe esistita la Costituzione. Per liberare l’Italia dall’oppressione della guerra è stato certamente indispensabile l’aiuto degli alleati e delle forze armate, ma io credo che senza la Resistenza una nuova libertà non sarebbe stata possibile. Se fossimo stati liberati da un’entità esterna non sarebbe nato quell’humus sociale sulla cui base si è poi creata l’esperienza corale dell’assemblea costituente.

Senza questa lotta nel sangue e nel fango non sarebbe nata la Repubblica e non si sarebbe fatto il referendum, seppur faticosissimo, tra monarchia e repubblica. L’esperienza partigiana aveva toccato tutte le classi sociali, dai professori del liceo alle persone semplici: tutti avevano compreso che era possibile riconquistare la libertà».

Il testo, oltre alle 10 lettere, scritte ciascuna in occasione dei “23 giorni” e ai telegrammi ricevuti, contiene una lettera scritta da Marello in occasione dei 70 anni dalla Liberazione del 25 aprile 1945: si intitola “Un’utopia possibile” e fa riferimento a un’aspirazione ideale, a sogni e fiducia anche nelle difficoltà.

«Penso a volte a quale potesse essere il sogno di quei giovani partigiani», ha concluso Marello, «probabilmente era di costruire tutto e ce l’hanno fatta nonostante avessero nulla. È difficile sognare quando si ha tutto o il futuro viene visto con poca speranza: diamoci una mano tra generazioni, per continuare ad essere persone con in testa un’utopia da portare avanti nel corso della vita».

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