Al Cocito di Alba esperimento sociale contro le Fake news

Al Cocito di Alba esperimento sociale contro le Fake news

ALBA Quello dell’accoglienza ai migranti è uno dei temi che più suscitano dibattito sui nostri spazi web, in particolare sulla nostra pagina Facebook. Registriamo, nostro malgrado, che la discussione sull’argomento esce spesso dai binari della civiltà, per trasformarsi in un fiume di odio e discriminazione. È sufficiente abbinare la parola “migranti” ad “accoglienza” e il “gioco” è fatto. Via alla macchina della discriminazione gratuita e a ogni costo, senza se e senza ma, perché il “migrante” prima ancora che una persona è colui che “ci toglie lavoro”, che “ne approfitta”, il nemico contro cui sfogare le proprie difficoltà e frustrazioni. Tutto ciò, in molti casi, senza nemmeno approfondire la notizia, senza capire che cosa stia realmente accadendo, ma fermandosi a un titolo e a una foto, magari d’archivio, vista su chissà quale bacheca di Facebook.

Al Cocito di Alba esperimento sociale contro le Fake news 1

Da qui nasce l’esperimento sociale di Gazzetta d’Alba che oggi, venerdì 13 dicembre, ha coinvolto gli studenti liceo scientifico “Cocito” in un laboratorio multimediale, nell’ambito del quale è stata costruita la fake news che state leggendo in questo momento. I ragazzi hanno assistito al “processo” di caricamento della notizia sul sito del nostro giornale e al rilancio della stessa sulla pagina Facebook. Non solo: gli studenti del Cocito si sono dimostrati ottimi complici, contribuendo a diffondere attraverso i propri profili social la fake news e ad alimentare le reazioni del popolo del web.

D’ora in poi, per loro, sarà più semplice individuare e non abboccare alle tante fake news che circolano su Internet. Perché, in fin dei conti, basta mettere in atto alcune piccole accortezze: non fermarsi a ciò che si vede sulla propria bacheca Facebook ma verificare l’autorevolezza di chi pubblica la notizia, cliccare sul link, leggerne il contenuto e controllarne la data (spesso infatti capita che diventi virale una notizia pubblicata addirittura qualche anno prima). A quel punto sì che si può “postare” un commento sui social, a patto però di lasciare da parte ignoranza, odio e discriminazione.

Marcello Pasquero ed Enrico Fonte

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