Tra venti anni, nel 2038, un terzo dei piemontesi avrà più di 65 anni

Per garantire il ricambio generazionale ogni donna dovrebbe avere in media 2,1 bambini: il numero di figli atteso dall’Ires resta invece fermo a 1,35; 425mila gli immigrati previsti

Tra venti anni, nel 2038, un terzo dei piemontesi avrà più di 65 anni

IL PUNTO Come saremo nel 2038? È possibile prevedere le evoluzioni di una società a partire dall’analisi dell’oggi? Quale mondo verrà consegnato alle nuove generazioni? A queste domande ha tentato di rispondere uno studio dell’istituto di ricerca Ires, dal titolo: La popolazione piemontese nei prossimi vent’anni. L’impresa non è semplice: ipotizzare i movimenti di una società globalizzata e in forte mutamento rischia di avere esito in un esercizio speculativo. A prescindere dal grado di certezza della premonizione, tuttavia, dai dati emersi è possibile ricavare insegnamenti.

IL CALO
La popolazione piemontese, nell’arco di tempo compreso tra il 2018 e il 2038, diminuirà di circa 97mila unità (passando dai 4.375.000 del 2018 ai 4.278.000 del 2038) per effetto del mantenimento di una bassa natalità e a fronte di ridotti ingressi dall’estero. Saremo dunque di meno: secondo alcuni esperti la contrazione demografica è sintomo di una società malata; per altri è il modo che la natura ha di calmierare l’impatto ecologico del genere umano.

VITA PIÙ LUNGA
Tornando ai dati, spiega la ricercatrice Elisa Tursi: «La bassa fecondità si esprime nel rapporto tra numero di nati e di decessi: questi ultimi superano le nascite di oltre 20 mila unità. Tale scarto si inserisce in un contesto nel quale si prevede al 2038 un aumento delle speranze di vita alla nascita, pari a quasi 83 anni per gli uomini (da 80,56 nel 2018) e 87 anni per le donne (da 84,93 nel 2018)». Prosegue la ricercatrice: «A fronte di un saldo naturale negativo, i movimenti migratori non consentono, inoltre, per quasi tutto il periodo di previsione, di compensare la perdita di popolazione dovuta alla carenza di nascite che caratterizza da tempo il Piemonte. La popolazione con cittadinanza straniera nel periodo rimarrebbe infatti stabile: 425mila persone», cioè il 10 per cento circa.

FECONDITÀ
Parlando di fecondità, il numero medio di figli previsto sarà pari a 1,35 per donna: molto distante dal tasso di sostituzione, che stabilisce a 2,1 bambini per donna il livello per garantire il ricambio generazionale. Nel 2038 si prevede un numero medio di figli che cresce lievemente, da 1,21 del 2017 a 1,35. Le donne straniere invece diminuiscono il numero di figli da 2,03 a 1,4, una dinamica simile a quella registrata negli ultimi anni. Tursi: «Il fenomeno della bassa fecondità caratterizza il Piemonte almeno dagli inizi degli anni ’70 e trova ragioni in vari aspetti della vita sociale, economica e culturale della regione».

E i grandi anziani (over 90) saranno 95mila, cioè +57%

È chiaro a questo punto che il Piemonte, come il nostro Paese, dovrà confrontarsi con un netto intensificarsi del processo d’invecchiamento: nel 2038 le persone con oltre 65 anni rappresenteranno, secondo le previsioni, il 29,5% della popolazione complessiva. L’età media aumenterà, collocandosi a 48 anni. Gli over 65 incrementeranno di quasi 158mila entro il 2038, raggiungendo la cifra di un milione e 264 mila: un piemontese su tre avrà più di 65 anni. A questo corrisponderà una grave diminuzione dei giovani fino ai 19 anni: ne mancheranno cioè rispetto a oggi, ben 40mila. E, soprattutto, si registrerà
un aumento incredibile nella fascia di età dei grandi anziani, di 90 anni e più: oggi sono circa 60mila, nel 2038 ne sono previsti 95mila, con un +57%.

Sara Elide

INCHIESTA: LA POPOLAZIONE PIEMONTESE NEI PROSSIMI VENT’ANNI

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