«Difendersi dal virus diventando più forti»

Bottaccioli: «È necessario ridurre al minimo i danni alla salute, con strategie per potenziare la risposta di singoli e collettività»

L’INTERVISTA Parliamo con Francesco Bottaccioli, filosofo della scienza e psicologo clinico neurocognitivo: in campo medico-teorico è considerato una delle massime autorità in Italia.

Il coronavirus porta insegnamenti di vario tipo. Iniziamo dal punto di vista scientifico, Bottaccioli.

«Non è escluso che il virus sia in circolazione da tempo (forse dal novembre scorso) e sia stato individuato oggi anche a causa del clamore suscitato dall’epidemia cinese e dalle misure messe in atto dal Governo. Questo può insegnare a tutti che le epidemie seguono strade sotterranee e che è un’illusione pensare di stroncarle sul nascere. Fondamentale è contenerle e ridurre al minimo i danni alla salute, con strategie di potenziamento della risposta dei singoli e delle collettività. Pochi parlano, ad esempio, delle misure assunte in Toscana, una regione con un’importante comunità cinese, che conta alcune migliaia di persone. Il controllo attivo e la stretta collaborazione tra cinesi, residenti e autorità sanitarie toscane fino a ora ha contenuto la diffusione del contagio».

Ma quanto è letale questa epidemia?

«La pericolosità dell’epidemia non sta nella letalità del virus, che è medio-bassa, quanto nella sua contagiosità che, coinvolgendo potenzialmente grandi numeri, potrebbe mandare in affanno la ricettività dei reparti di terapia intensiva del nostro sistema sanitario, con effetti molto gravi sia per i contagiati – bisognosi di cure d’emergenza – sia per altri, con gli stessi bisogni, causati da patologie differenti».

Quindi, come difendersi?

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Francesco Bottaccioli è fondatore e presidente nazionale della Società di psico-neuro-endocrino immunologia (Spnei)

«La miglior difesa contro i virus in generale è costituita dal nostro sistema immunitario, che mette in campo una risposta capace di coinvolgere sia l’immunità naturale sia quella adattiva, umorale e cellulare. Il vaccino, che prima o poi verrà prodotto, non sarà del tutto risolutivo: contro i virus influenzali si ottiene infatti un’efficacia limitata, soprattutto negli anziani e cioè in chi ne ha più bisogno. Quindi, le strade da percorrere per proteggersi dalle infezioni da virus respiratori riguardano misure di salute pubblica e personale».

Che cosa significa?

«Tra le misure di salute pubblica dobbiamo elencare la riduzione drastica dell’inquinamento cittadino, domestico, alimentare e della diseguaglianza sociale. Sappiamo che lo smog, oltre a danneggiare cervello e cuore, ha effetto sull’apparato respiratorio. In secondo luogo, l’uso di prodotti contenenti interferenti endocrini, oltre a danneggiare i sistemi metabolici, altera il sistema immunitario. Terzo: i residui chimici negli alimenti hanno gli stessi effetti disregolatori, causando problemi infiammatori. Quarto: lo svantaggio sociale si traduce in alterazioni biologiche che predispongono a malattie. Tra le misure di salute personale, centrali sono: l’alimentazione antinfiammatoria, la gestione dello stress, le terapie naturali a sostegno dell’immunità consigliate da medici esperti in questo campo».

Che cosa ci insegna questo virus dal punto di vista sociale e politico?

«Basta con lo squadrismo mediatico da qualunque parte provenga! C’è chi è arrivato a denigrare la capo virologa del Sacco di Milano, con la solita tecnica del declassamento: chi ha opinioni diverse non è un vero virologo».

La scienza sembra molto individualista, oggi.

«Una recente indagine sui ricercatori universitari inglesi ha descritto un ambiente di lavoro competitivo, aggressivo, con episodi di bullismo e molestie. “Una scienza maleducata, di cui le persone non si fidano”, come ha di recente titolato una delle più antiche e importanti riviste scientifiche esistenti, Nature».

Matteo Viberti

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