Edmondo Lupieri, un albese negli Stati Uniti del trumpismo (e del Covid-19)

La figura di Maria Maddalena tra antichità e postmoderno 1

DA CHICAGO Negli Stati Uniti, il Paese che in un paio di settimane ha confermato il triste primato mondiale di contagi – oltre 330mila casi di coronavirus, secondo i dati del 6 aprile dalla John Hopkins university –, abbiamo raggiunto via e-mail Edmondo Lupieri, che ha origini ben salde a Serralunga. Vive da molti anni a Evanston, a nord di Chicago, dove insegna teologia e storia del cristianesimo antico alla Loyola university. Negli ultimi anni ha una rubrica sul periodico Web cattolico Adista, cui ha dato il titolo di Cronache dal Trumpistan. In corrispondenza con le elezioni presidenziali 2020, una raccolta dei pezzi uscirà per l’editore Il pozzo di Giacobbe.

Edmondo, esiste davvero un Trumpistan a misura e scapito del suo presidente?

«Il termine mi venne alla mente subito dopo l’inaugurazione dell’Amministrazione, quando Trump cominciò a prendersela con i giornalisti e incominciò a smantellare quanto di buono aveva fatto Obama. Sfortunatamente il termine (già usato da alcuni durante la campagna elettorale) si è rivelato azzeccato per la piega sempre più autocratica presa dal presidente, con ministri e funzionari cambiati come marionette, amici e parenti piazzati in posti chiave, la nomina di giudici federali (tali a vita) a lui fedelissimi, disposizioni che favoriscono smaccatamente gli amici e i finanziatori della sua campagna elettorale. Non è forse una gran novità per noi italiani, ma non era certo abituale negli Usa. La cosa può diventare tragica, come in occasione degli interventi approvati per la crisi causata dal Covid-19. In tali frangenti, i politici sono stati capaci di inserire (a mo’ delle nostre “leggine”) delle clausole che permettono ai palazzinari (come Trump e il genero), di detrarre dalle tasse le perdite di valore dei loro investimenti immobiliari».

Capita di sentire o leggere espressioni che connotiamo come bibliche o antiche – dalle piaghe in giù. Che effetto fa, alle orecchie di uno storico delle religioni?

«Dalla peste alla lebbra, dall’Aids al Covid-19, le letture apocalittiche in genere propongono due interpretazioni degli eventi: secondo l’una, Dio ci punisce per i nostri peccati; secondo l’altra, Satana vuole distruggerci o almeno metterci alla prova. In ogni caso la malattia è vista come un segno della fine imminente. E, nel mondo evangelico protestante d’America, è ben forte il desiderio – almeno a livello ufficiale – che la fine venga presto, che ci sia la famosa rapture, quando i santi vivi e quelli risuscitati andranno sulle nubi incontro al Signore che ritorna in gloria. Ho passato buona parte della carriera accademica a studiare l’apocalittica giudaica e cristiana. In oltre due millenni, quelli che hanno cercato di interpretare in senso attualizzante le profezie catastrofiche, bibliche o apocrife, si sono sbagliati. Il mondo non è finito e siamo ancora qui a raccontarcela. Anche se mi angosciano i dati del disastro ecologico che abbiamo causato, non leggo negli eventi una volontà (malvagia?) di Dio, né vedo il diavolo sguinzagliato. Piuttosto, vedo un grave pericolo: che chi crede che quanto accade sia la volontà di Dio, non il risultato di nostri errori, non abbia alcun incentivo a migliorare la situazione. In Usa, con la scusa dell’emergenza, si escogitano sgravi fiscali per le industrie più inquinanti o si innalzano i livelli di emissioni consentiti agli autoveicoli: il rischio è che tutto questo non solo non scateni reazioni, ma finisca nell’indifferenza o addirittura venga accettato come un segno ulteriore di una provvidenziale vicinanza della fine. Io non ci sto».

Come si sono comportati i media americani, considerati un esempio nel ruolo di “cane da guardia” dei cittadini rispetto al potere?
«I mass media sono quasi tutti privati. Quelli pubblici, ai quali ora l’Amministrazione vuole togliere i fondi perché non abbastanza allineati, marciano sul filo del rasoio, presentando il più possibile opinioni anche contrastanti, per non perdere
i finanziamenti dei gruppi filantropici e contando sempre più sul supporto dei telespettatori. Il canale televisivo più seguito (fonte delle informazioni, sembra, per il 60 per cento della popolazione) è Fox news, di destra, filorepubblicano e filogovernativo. In questi giorni trasmette solo storie di persone che raccontano di essere guarite dal Covid-19 grazie soprattutto alle preghiere, proprie e altrui. La radio più seguita appartiene a un omofobo, alquanto misogino – ma è alla quarta moglie, di 25 anni più giovane di lui –, reazionario e con un portafoglio di oltre 500 milioni di dollari, negatore dei cambiamenti climatici, guerrafondaio: fino all’altro giorno, ancora insisteva sulla bufala dei democratici, anche quando Trump aveva smesso. I canali liberal appartengono anch’essi a società di capitale, come il gruppo di Murdoch e simili. Sono accanitamente avversi a Trump e hanno denunciato sin dall’inizio le contraddizioni e le menzogne della Casa bianca, ricevendone insulti e minacce di veder ostacolato il lavoro dei propri giornalisti. Durante le primarie democratiche (prima che il Covid-19 assorbisse le attenzioni) hanno sostenuto l’ex vice di Obama, Joe Biden, contro Bernie Sanders, dipinto come un pericoloso socialista. L’ideale da loro difeso è di una società capitalistica con qualche piccolo passo avanti, ma senza esagerare. Biden, per esempio, non crede in un sistema sanitario pubblico: l’ho sentito con le mie orecchie dire che è inutile e non funziona, “come si vede in Italia”. Se vince le primarie voterò lui tappandomi il naso, ma vorrei che tutti ricordassero quello che ha detto».

Come si reagisce, da italiano ormai anche americano, al confronto tra modelli di vita e cultura?

«Ho pensato spesso a uno dei momenti secondo me più squallidi della politica italiana, quando Berlusconi, nel 2009, in mezzo alle rovine del terremoto d’Abruzzo, da cui erano stati estratti 309 cadaveri, disse: “Posso palpare un po’ la signora?”. E ho pensato a quanti allora risero. È una nostra caratteristica, forse una forma di difesa, ridere quando siamo in imbarazzo. All’estero, a volte, ridiamo parlando di mafia e di camorra. Mi è accaduto molte volte di sorridere amaramente con colleghi americani. Il presidente Trump si è vantato di poter afferrare per i genitali donne anche sposate, perché, dati i suoi soldi e il suo potere, tutto gli sarebbe lecito. Comportamenti che avrebbero segnato la fine di qualsiasi uomo politico, in un Paese puritano e a tratti bigotto. Ma con Trump le cose sono cambiate. Il grosso degli evangelici lo sostiene, qualsiasi cosa faccia o dica. Applicano a lui, 45° presidente, la profezia di Isaia 45, in cui il profeta apostrofa Ciro, il sovrano persiano, che considera proprio “unto”: “Tu non mi conoscevi, ma io ti ho scelto”. Così Trump, che prima non conosceva il Dio giudaico-cristiano, ora si fa imporre le mani da pastori protestanti sin dentro lo studio ovale e ha come consigliere per le questioni spirituali una pastora fondamentalista evangelica. Hillary Clinton era un candidato debolissimo, ma più presentabile; tuttavia il 62 per cento dell’elettorato maschile cattolico le ha preferito lui. Non se l’è inventato Machiavelli, ma lo ha teorizzato, che la religione è un ottimo strumento per regnare».

Nell’ultimo articolo per Adista è incisivo sui mancati interventi del Governo Usa per proteggere la popolazione. Com’è vissuto dagli americani questo aspetto?

«Nel giro di poche settimane, il presidente Trump è passato dal definire il Covid-19 una bufala dei democratici per rovinargli la campagna elettorale al presentarlo come un nemico nascosto e insidioso, un “virus cinese”, per poi fare marcia indietro e dire che non è poi tanto pericoloso. In ultimo ha detto che se avremo solo centomila morti in Usa vorrà dire che “siamo stati bravi” (cioè lui, con la sua saggezza politica, ci ha salvati). Era stato informato sin dall’inizio della pericolosità della pandemia, ma ha tenuto d’occhio più il mercato azionario che la salute pubblica. Una tattica è ripetere che qui siamo bravissimi, il nostro sistema sanitario è il migliore al mondo, ci sono test e ventilatori e posti in ospedale per tutti. La realtà è drammaticamente diversa, ma, se vivi in una zona agricola – dove sta la grande maggioranza degli elettori repubblicani e “trumpisti” e anche il virus tarda ad arrivare – non te ne rendi facilmente conto. La spaccatura dell’opinione pubblica segue la demarcazione tra l’America progressista e preoccupata e quella conservatrice, che non crede nell’allarme degli scienziati, né al mutamento climatico – invenzione dei cinesi, che vogliono vendere i loro pannelli solari».

Edoardo Borra

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