I 17 eroi della cappella di San Carlo a Vezza

I 17 eroi della cappella di San Carlo a Vezza

VEZZA C’è stato un tempo di eroi di cui non conserviamo il volto: di loro sono rimasti i nomi e i cognomi vergati con l’inchiostro su carta ingiallita, illeggibili a un occhio non allenato. Davanti a ogni eroe c’è sempre un’impresa e, dietro, il lascito del gesto compiuto. In queste settimane buie, dove gente abituata a vedersi da sempre è obbligata a salutarsi dietro una maschera chirurgica coltivando il senso del sospetto del contagio – brutta storia questa, chissà come ne usciremo –, queste vicende sospese nei vicoli delle nostre case non sono solo uno svago, ma anche un’occasione per riportarci là da dove veniamo.

Questa è la storia dei Bergadano, Fassino, Savoiardo, Battaglio e Ferrio, partiti da Vezza «a sclamare alli piedi di S. Stà per gli aggravij patiti per causa della soldatesca alloggiata nel presente loco, della compagnia del Sr Cap. Gio. Battista Lauro». Diciassette uomini sulla via Francigena sino a Roma per un voto, chiedere di poter erigere una chiesetta nel loro borgo, quale grazia ricevuta per l’allontanamento della soldataglia alloggiata. Era il 1611: i Savoia erano in guerra per annettersi il Monferrato e nelle case contadine la truppa aspettava di essere impiegata contro i fortilizi di San Damiano e Guarene. Era l’epoca in cui sotto le insegne dei potenti si trovava ogni genere di umanità senza nulla da perdere: per questi uomini le comunità dovevano provvedere a ospitarli, mantenere loro e i cavalli, il tutto cercando di mettere al sicuro le donne, le scorte e il vino. Così, i capifamiglia facevano voto come contro la peste, i temporali e le malattie.

Così capitava a Borgonuovo, dove, nel 1615, si posero le basi per la chiesa nuova, appena fuori dall’abitato, dedicata a San Carlo. È particolare il legame del Roero con questo principe della Chiesa tridentina. La leggenda vuole che sia transitato a Castellinaldo nel viaggio verso Torino per rendere omaggio alla Sindone, dopo un voto per la liberazione di Milano dalla peste. La chiesetta ha retto al tempo e ai cambiamenti. Quanti volti sono passati sul piccolo sagrato e di quanti non c’è più il ricordo del volto. Ma il gesto degli eroi va al di là dei tempi e delle contingenze. Torneranno i giorni di sole, passeranno le ronde dei controlli e i proclami della paura. I Bergadano, Ferrio, Fassino, Savoiardo e Battaglio che fecero l’impresa sono sempre lì: il loro respiro resiste nei mattoni di quella chiesetta.

Roberto Savoiardo

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