In Bangladesh don Renato insegna come si prende il the

ALBA Don Renato Rosso, il “prete degli zingari” come è conosciuto nella diocesi di Alba, per il suo impegno a favore di nomadi e poveri, attualmente si trova in Bangladesh. Nella sua ultima lettera che periodicamente invia ad amici e sostenitori illustra, anche con un video, la sua piccola e semplice campagna per l’uso di alcuni accorgimenti igienici che riducono i pericoli di contagio.


Carissimi,
con questo breve scritto comunico agli amici che mi hanno aiutato anche per quest’anno che, nell’area dell’educazione e della salute, c’è un cambio di rotta. Gli aiuti che sono stati dati per la scolarizzazione verranno usati appena le attività scolastiche riprenderanno e speriamo che questo avvenga presto. Per ora la maggior parte delle iniziative sono sospese.

Invece qualcosa di bello e di nuovo sta prendendo piede.

Lo scorso anno, con un centinaio di studenti desiderosi di fare del volontariato, ho iniziato una vera e propria campagna per combattere la Tbc e altre malattie. Cosa è capitato? In ogni angolo abitato del Bangladesh si trovano dei mini-bar (poco più di un tavolino con una stufetta a gas che mantiene l’acqua bollente per fare e vendere il thè, con qualche “rudimentale” biscotto). Su questo tavolino ci sono ancora alcuni bicchieri e un secchiello di acqua fresca, nel quale si sciacquano i bicchieri dopo l’uso. Vi lascio immaginare come può essere ridotta quell’acqua dopo due ore. Sani e malati bevono il thè, così l’acqua sporca diventa un distributore di Tbc e quant’altro.

Il rimedio? Molto semplice: lavare i bicchieri con un po’ di quell’acqua bollente. Il nostro lavoro è consistito nel metterci di fronte ai mini-bar con un poster che illustra un No perentorio all’acqua sporca e la soluzione igienica dell’acqua bollente. Lo scorso anno, a Khulna e a Rajshai, dove per sei mesi si è insistito a chiedere questo atto civile, si sono ottenuti risultati sorprendenti.

Con l’arrivo del Coronavirus questa norma igienica è diventata una necessità assoluta. Con una temperatura alta (questa settimana ci sono da 30 a 38 gradi di calore), sono meno urgenti molte norme igieniche indispensabili in Italia, ma questa e altre iniziative simili potranno diventare abitudini appropriate per il nostro caro Bangladesh. Oltretutto il beneficio di questa misura di sicurezza andrà ben oltre il periodo (speriamo breve) di questa calamità, infatti l’avevo impostata pensando alla prevenzione della Tbc.

Per alcuni mesi concentreremo tutte le nostre forze per estendere questa norma, che Dio lo voglia, a tutto il Paese, anche se i mini-bar sono milioni. Gli aiuti che arriveranno nei prossimi sei mesi saranno impegnati per questa campagna.

Se in Bangladesh dovesse capitare qualcosa di simile all’Italia, sarebbe un’apocalisse, se si pensa alla quasi totale inesistenza di strutture ospedaliere e alla fragilità di gran parte della popolazione, non sufficientemente alimentata.

Il profeta Giona predicò per quaranta giorni che Ninive sarebbe stata distrutta: era quasi certo che non sarebbe successo, ma continuò a gridarlo per quaranta giorni. Senza essere profeta, io sono quasi sicuro che Dio ci risparmierà, perché qui ci sono tanti poveri che meriteranno la protezione anche per noi. Intanto continuiamo a gridare come Giona.

Allego un comunicato tradotto in italiano e un mini-video pure in italiano, per mostrarvi anche visivamente di cosa si tratta, perché è difficile da immaginare.
Continuiamo a pregare per i malati, per i defunti e per coloro che li curano.

Don Renato

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