Case di riposo: non facciamone il capro espiatorio di questa immensa tragedia

«La mia salute  è condizionata dall’indigenza»

LETTERA AL GIORNALE Ci siete riusciti! Cercavate un capro espiatorio, un tappeto sotto il quale nascondere tutta la bruttezza di questa tragedia? Eccoci qui! Sparate adesso! In quanti, leggendo alcuni giornali, hanno pensato: «Questi apprendisti del sociale non hanno fatto nulla per salvare gli anziani, non sono stati in grado di rispettare i protocolli, sono incompetenti». O, ancor peggio: «Questi vampiri sono certamente in malafede, e nel bel mezzo di questa sciagura hanno pensato al loro tornaconto, sacrificando i nonni a loro affidati e mandando al massacro i propri dipendenti».

In quanti hanno cercato di capire e ci hanno sostenuti, combattendo al nostro fianco? Pochi. Quanti invece ci hanno denigrati, facendo il tiro al bersaglio? Troppi! Persone che non hanno la minima idea di cosa sia il nostro complesso, meraviglioso e allo stesso tempo drammatico mondo. Un giorno qualunque ci siamo trovati, come tutti, a combattere un nemico invisibile, che è entrato nelle nostre Rsa e nelle nostre residenze, quegli stessi luoghi che fino a pochi giorni prima erano case protette e accoglienti, il rifugio per eccellenza dei nostri nonni e genitori. All’improvviso, siamo ritornati a essere “ospizi”, case degli orrori e prigioni, dimenticando tutto quello che è stato fatto nel corso degli anni: sacrifici, professionalità, investimenti. Poche persone si sono battute per ricordare che quegli stessi luoghi sono i presidi sociali a supporto di molte famiglie, luoghi dove si festeggiano compleanni centenari, dove si giocano tombole cittadine, dove si trascorre il tempo in armonia e dove anche solo un giorno in più di vita è motivo di orgoglio e di gioia. Luoghi dove amore e lavoro si fondono.

Fa male la disonestà intellettuale con cui veniamo attaccati. Come se fossimo degli untori e non soldati in prima linea ad affrontare questa guerra, proteggendo persone fragili e indifese. Nessuno ammette che questo virus è un nemico astuto e, anche quando viene detto, sembra che per noi non debba valere.
Non guardateci con disprezzo e smettetela di puntare il dito contro coloro che avete per lungo tempo apprezzato e ringraziato, perché siamo gli stessi di prima, quelli che spingono le carrozzelle, che imboccano, che somministrano le pastiglie, che assistono chi non riesce più ad affrontare da solo la vita. Sono passati appena due mesi, ma siamo stanchi, perché oltre al peso del quotidiano lavoro ci grava addosso il fardello del giudizio di chi, senza sapere e conoscere nulla, ci chiama untori e vili assassini.
Chiediamo pietà per noi e per coloro che hanno i propri cari nelle nostre strutture. Non usate più il termine ospizio, tornate a parlare di residenze per anziani, e soprattutto non fate di ogni erba un fascio.
Un dolce pensiero va a tutti i colleghi coraggiosi che hanno risposto «presente!» con la passione di sempre, pronti a dare una carezza e passare un pettine nei bianchi capelli. Ai cari colleghi che hanno contratto il virus, compiendo il loro dovere, va gridato: «Forza e coraggio! Abbiate riguardo di voi e sappiate che vi aspettiamo, più in forma e più forti di prima. Mille volte grazie!». Un ultimo pensiero è giusto che vada a quei pochi colleghi che hanno scelto di scappare. Questi “Schettino” devono sapere che, oltre ad averci lasciati da soli a combattere, hanno infangato chi questo lavoro lo ha svolto con eroico impegno.

Nessuno sa come andrà a finire questo calvario. Una cosa è certa: non ci sono né carnefici né colpevoli, ma, ahinoi, solo molti perdenti: gli anziani, le famiglie, le aziende e gli onesti lavoratori. Tutto si dovrà ricostruire e dovremo farlo tutti insieme, sciacalli permettendo.

Paolo Spolaore, presidente consorzio Obiettivo sociale

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