La canapa sativa, “oro verde” per il Piemonte come in passato

Può essere utilizzata in ambito agroalimentare, cosmetico, fitoterapico, tessile, dell’industria cartaria e in bioedilizia

La canapa sativa, “oro verde” per il Piemonte come in passato

LA PROPOSTA L’idea parte dal rilancio dell’antica tradizione piemontese della produzione canapicola, in particolare della canapa appartenente alle varietà cannabis sativa, con interventi concreti di valorizzazione delle filiere territoriali locali.

La proposta di legge regionale prevede risorse importanti con un contributo per incentivare investimenti nel settore. Ad avanzare l’idea è il consigliere del M5s Ivano Martinetti: «La canapa industriale è una coltivazione di tradizione secolare nella nostra regione, in particolare nel Carmagnolese e nel Roero.

Negli ultimi anni imprenditori coraggiosi hanno fatto rivivere quella che un tempo era una delle grandi fonti di reddito per il nostro territorio proprio per la qualità del prodotto e delle sementi». Nonostante le peculiarità di un prodotto considerato un tempo “oro verde”, la sua coltivazione è stata abbandonata intorno alla metà del Novecento, in Piemonte e nel resto d’Italia, a causa della concorrenza delle fibre sintetiche, più economiche, ma ben più inquinanti. Martinetti: «Fino al 1940, in Italia, si contavano quasi 100 mila ettari coltivati a canapa industriale, classificandoci come secondo maggior produttore al mondo, dietro solo all’Unione sovietica. Dopo un lungo periodo di stasi, il comparto è tornato a crescere ovunque, tanto che se nel 2019 il mercato mondiale valeva 4,6 miliardi di dollari, secondo le stime passerà a 26,6 miliardi nel 2025».

In un periodo in cui la parola “sostenibilità” è sempre più utilizzata e sentita, la canapa può rappresentare una risposta concreta per limitare l’uso della plastica. La filiera della canapa, infatti, è ecosostenibile e non ha ricadute sull’ambiente né sulla salute umana; inoltre, necessita di quantitativi di acqua contenuti. Infine è stato dimostrato che la canapa può assorbire le polveri sottili e può essere impiegata per risanare i terreni contaminati.

Martinetti aggiunge: «Della canapa non viene buttato via niente e ogni sua parte può essere lavorata per produzioni in ambito agroalimentare, cosmetico, fitoterapico, tessile, dell’industria cartaria e in bioedilizia. Diverse sono le esperienze innovative, con produzioni che vanno dai materiali isolanti alle bioplastiche. Dal 2013 a oggi la coltivazione in Italia ha registrato una crescita esponenziale. Il merito è da attribuire all’approvazione della legge del 2016 (Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa), che ne ha consentito la coltivazione per usi diversi da quello farmaceutico, con sementi certificate. «Va detto che queste piante non rientrano nell’ambito di applicazione delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, poiché hanno un tenore di Thc inferiore o uguale allo 0,2 per cento», spiega Martinetti.

Che cosa si vuole fare in Piemonte? «Nel tempo ci si è mossi davvero poco per valorizzare la qualità made in Italy e ancora molta è la confusione tra la cannabis sativa e la cannabis indica, a elevato contenuto di Thc, tanto che il settore agroindustriale incontra non poche difficoltà. Basti pensare che per permettere la trebbiatura ci si deve affidare a mezzi provenienti dalla Germania».

Con la proposta di legge Martinetti chiede di superare le carenze a livello normativo, introducendo misure di sostegno alla coltivazione e alla successiva trasformazione, nonché alla costituzione di filiere produttive nei settori alimentare, industriale, tessile e ambientale fino alla possibile realizzazione di un distretto della canapa in Piemonte. Nel concreto la proposta di legge del penstastellato punta a introdurre un contributo di alcuni milioni di euro per investire nella canapa. La proposta sarà illustrata a breve in Consiglio regionale, dove potrebbe trovare i consensi trasversali di tutte le forze politiche.

Per chi volesse approfondire l’argomento rimandiamo al numero di Gazzetta uscito in edicola martedì 7 luglio.

Marcello Pasquero

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