«Il 30% degli artigiani a rischio di chiusura»

BRA «I ristori? Cosa sono 11 miliardi di euro di ristori a fronte di una perdita da parte delle Pmi (piccole e medie imprese) di 420 miliardi nel 2020? Una goccia in mezzo al mare, misure del tutto insufficienti per le imprese», commentano Luca Crosetto, presidente di Confartigianato imprese di Cuneo, e Andrea Lamberti, presidente della zona di Bra, «che non compensano certo il gravoso danno finanziario generato da oltre un anno di pandemia. Serve un cambio di passo concreto, sia sul piano vaccinale che sulla gestione degli aiuti al mondo produttivo».

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Continua il presidente Crosetto: «A un anno dal primo lockdown, stiamo vivendo una nuova emergenza sanitaria. Complici le varianti del virus, molto contagiose, e i ritardi nelle vaccinazioni, la nostra economia rischia di avere un pesante collasso, da cui sarà sempre più difficile riprendersi. La zona rossa in cui si trova l’intera regione e tutto il territorio cuneese, prevede le chiusure della maggior parte delle attività economiche, con disagi diffusi per tante realtà che già sono stremate da questo lungo periodo emergenziale». Poi aggiunge: «Apprezzabile che sia stata accettata la nostra richiesta di non utilizzare i codici Ateco per individuare i destinatari dei sostegni, ma c’è bisogno di aumentare le risorse da destinare al mondo imprenditoriale, in particolare nei confronti dei settori più colpiti: moda, benessere, servizi alla persona, turismo. Attualmente, nel territorio della provincia di Cuneo si stima che, sulla totalità delle oltre 17mila imprese artigiane, una percentuale che sfiora il 30 per cento di aziende sia a rischio chiusura. È necessario quindi un intervento del Governo più consistente e non soltanto nell’aspetto erogativo».

Conclude Lamberti: «Ci aspettiamo interventi di snellimento burocratico e di alleggerimento fiscale. Il nostro Paese deve al più presto ripartire, ma per farlo occorre sostenere innanzitutto le micro, piccole e medie imprese, puntello fondamentale della nostra economia».

Valter Manzone

Nel Braidese sono attive 936 realtà

ECONOMIA La pandemia ha cancellato, per il secondo anno consecutivo, la tradizionale Mostra dell’artigianato di produzione e di vendita che si sarebbe dovuta allestire al Movicentro nel weekend di Pasqua. E a novembre aveva già annullato il Premio imprenditoria artigiana. Eppure, anche a fronte di queste difficoltà oggettive, il pianeta dell’artigianato che vive all’ombra della Zizzola e nei Comuni della zona braidese (Ceresole, Cervere, Cherasco, La Morra, Narzole, Pocapaglia, Sanfrè, Santa Vittoria, Sommariva del Bosco, Sommariva Perno e Verduno) continua a resistere.

«Il 30% degli artigiani a rischio di chiusura»

La zona conta 936 soci, dei quali 388 operano nella città di Bra, 163 a Cherasco, 61 a Sommariva del Bosco, 55 a Pocapaglia, 53 a Narzole, 41 a Sanfrè e gli altri nei restanti Comuni. Molteplici le macroaree nelle quali si incontrano imprese artigiane, spesso mediopiccole, con pochi addetti che tramandano i “trucchi del mestiere” di padre in figlio. Nella città di Bra a farla da padrone sono le imprese edili, seguite da acconciatori, elettricisti, meccanici industriali, meccatronici, operatori del legno, della moda, dell’informatica e comunicazione digitale e della produzione artistica.

Commenta Paolo Riba, dell’ufficio relazioni esterne di Confartigianato Cuneo: «A fronte di eventi cancellati, non perdiamo la speranza di poter recuperare a fine anno, anche grazie alla somministrazione dei vaccini. Stiamo intanto lavorando alla prossima edizione di Bra’s, ovvero del festival della salsiccia di Bra, che tanto successo aveva raccolto nella sua prima edizione».

v.m.

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