Le lotte contro l’Acna su Rai3 grazie a Marco Paolini: è stato il primo sciopero ambientale italiano

Le lotte contro l’Acna su Raitre grazie a Marco Paolini: è stato il primo sciopero ambientale italiano

VALLE BORMIDA «Il primo sciopero ambientale italiano». Così Marco Paolini, sabato 15, in prima serata su Raitre, durante il programma La fabbrica del mondo ha definito le proteste dei contadini della Val Bormida contro l’inquinamento causato dall’Acna. Solo un accenno di un paio di minuti nell’ambito di un discorso più ampio su acqua e ambiente, ma che nella zona non è passato inosservato. A segnalarcelo è stato Ilvo Barbiero, uno dei protagonisti del movimento valbormidese tra gli anni Ottanta e Novanta.
Anche se ha citato come data delle proteste il 1962, Paolini si riferiva molto probabilmente ai blocchi stradali dei contadini avvenuti nel 1956 a Gorzegno, che si conclusero con numerosi arresti tra i dimostranti, i quali furono però prosciolti nel 1961 da ogni accusa. Nel suo intervento l’attore bellunese ha citato anche un altro momento-chiave delle proteste della Val Bormida contro l’Acna: la dimostrazione del 1989 al Festival di Sanremo. Nell’occasione i valligiani non riuscirono a entrare all’Ariston, ma “piazzarono” una spilla di Valle Bormida pulita sugli abiti indossati da Gino Paoli e da Al Bano e Romina durante lo spettacolo. E l’anno precedente le proteste arrivarono alla ribalta su un altro “palcoscenico” amatissimo dagli italiani: il Giro d’Italia.

Nella sua lunga carriera Paolini ha dedicato spettacoli di grande successo ad alcune delle più scottanti e controverse vicende della storia nazionale, dal disastro del Vajont alla tragedia di Ustica. L’artista spiega così la scelta di parlare della Val Bormida in Tv: «Ho 66 anni, quindi per me parole come Acna e Cengio evocano ricordi ed echi di cronaca. Non ho legami personali con quel territorio, ma, cercando di ricostruire le tappe della nostra consapevolezza “ecologica”, ho ripercorso quelle dei disastri ambientali emersi all’attenzione pubblica e mi sono reso conto che alcuni, per così dire, si esaurivano, mentre altri si radicavano in comunità diventando identitari».

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E la lotta della Val Bormida, almeno fino a qualche anno fa, è stata sicuramente radicata e identitaria. Prosegue Paolini: «Quello della Val Bormida è uno dei conflitti popolari più lunghi che io abbia trovato nella ricerca. Forse è il più lungo della storia repubblicana, ma non sono uno storico e questa è forse una domanda, più che un’affermazione». Conclude l’attore: «Non conosco bene la storia. L’ho usata come confronto con quella sull’avvelenamento da Pfas, che ha provocato un movimento popolare che si è radicato nel Vicentino e nel Padovano. Le tragedie silenziose non fanno notizia, ma segnano il carattere delle comunità che se ne sentono protagoniste».

È probabile che, a parte i ricordi legati alla cronaca, Paolini sia venuto in contatto con la vicenda della Val Bormida grazie al libro di Alessandro Hellman Cent’anni di veleno. Racconta l’autore: «Qualche tempo fa mi capitò di incontrare Paolini alla fine di un suo spettacolo e gli regalai una copia del libro sull’Acna, dicendogli che il suo lavoro sul Vajont mi aveva molto colpito e mi aveva aiutato a trovare una formula narrativa vicina al racconto orale più che al saggio. Sono contento che, a quanto pare, lo abbia letto». Dal libro di Hellman è stato tratto lo spettacolo teatrale di Andrea Pierdicca Il fiume rubato, proposto più volte nella nostra zona, che, nello stile narrativo, ricorda i più celebri lavori di Paolini.

Corrado Olocco

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