Noemi Procopio, la ricercatrice a capo di un team nel Regno Unito

LA STORIA Sembra la trama di un film: Noemi Procopio si è diplomata al liceo scientifico Cocito di Alba, da Sommariva del Bosco è volata in Inghilterra, dove in tempi record è diventata docente di scienze forensi, a capo di un progetto tanto innovativo da aver ricevuto un finanziamento milionario da parte dell’Ukri – l’ente inglese che stanzia fondi per la ricerca – nell’ambito di un bando rivolto ai più promettenti studiosi del Paese.

Oggi è a capo del suo team, ha all’attivo 17 pubblicazioni ed è entrata nelle più importanti società scientifiche del settore, tra cui l’American academy of forensic science. Tutto a trentuno anni. Le parole di Noemi: «Sono nata nel 1990 e nel 2009 mi sono diplomata al Cocito. Il mio obiettivo è sempre stato uno: studiare scienze forensi ed entrare nella Polizia scientifica, com’ero convinta ai tempi del liceo».

Noemi Procopio, la ricercatrice a capo di un team nel Regno Unito
Noemi Procopio

La ragazza è tornata al liceo albese nei giorni scorsi, per incontrare gli studenti e raccontare la sua esperienza. Entusiasta e determinata, fin dai tempi dell’università, ha dovuto costruirsi il suo percorso: «In Italia, non esiste una vera facoltà in scienze forensi. Così mi sono iscritta a biotecnologie a Torino, l’area che si avvicinava di più all’ambito in cui volevo formarmi. Devo molto all’incontro con Sarah Gino, genetista forense e tutor della mia tesi», dice.

Dopo la laurea, Noemi si è trovata di fronte alla realtà del sistema universitario italiano: «A Torino, non c’erano a disposizione borse di studio o fondi di ricerca in biotecnologie. Non a caso, su 11 laureandi del mio anno, 10 avevano già un posto all’estero, ancora prima di laurearsi. Ed è la strada che ho intrapreso anch’io». Noemi approda all’Università di Manchester, in Inghilterra, dove dal 2014 al 2018 porta a termine il dottorato.

Il suo settore è la proteomica forense, una novità nelle scienze forensi. Come fanno gli archeologi, le proteine possono servire per identificare le caratteristiche di un individuo deceduto anche molti anni prima e per il quale non esistono altri marker utilizzabili.

Il capitolo che si apre è straordinario, dal momento che si tratterebbe di un nuovo strumento da utilizzare in medicina legale, per trovare soluzioni a casi irrisolti e ottenere informazioni perse. Noemi: «Grazie allo studio delle proteine, si può capire da quanto tempo una persona è deceduta o definirne l’età. In più, è una disciplina nuova: oltre a me, sta conducendo studi in materia solo un altro docente, a New Orléans».

Con queste premesse, fin dai tempi del dottorato, la giovane si è fatta strada a livello internazionale con una serie di pubblicazioni. «Quando sono partita per l’Inghilterra, ero convinta di tornare in Italia, per entrare nella Scientifica. La vita mi ha portata su un’altra strada, quella della ricerca, che non prevedevo».

 Giulia Parato

«Ho lavorato moltissimo, dedicandomi alle mie passioni»

Saltata la fase di formazione successiva al dottorato, Noemi entra alla Northumbria University di Newcastle come lecturer, il primo scalino dell’insegnamento universitario, con un contratto a tempo indeterminato. Poi presenta il suo progetto sulla proteomica forense a uno dei più importanti bandi del Regno Unito: Ukri Future leaders fellowship, che stanzia 150 milioni di sterline per i progetti più promettenti.

È così che la giovane ricercatrice si aggiudica un finanziamento per 7 anni, con un fondo di 1 milione e 200mila euro per i primi 4. Procopio è a capo di un gruppo formato da tre ricercatori. Ora l’attende il trasferimento in una nuova università vicino a Preston, dove proseguirà la sua ricerca, visto che il bando le consente di spostarsi tra gli istituti di tutto il Paese. «Sarò più vicina a Manchester, dove vive il mio fidanzato, anche lui docente, dice Noemi. «In Italia avrei potuto raggiungere questi traguardi, a trent’anni? Sarebbe stato impossibile, perché il sistema è molto più macchinoso. Anche in Inghilterra mi è capitato di sentire diffidenza da parte di qualche collega, ma sono stati casi isolati».

Che cosa c’è nel futuro?

«Porterò avanti il mio lavoro in Inghilterra. Sento di aver trovato la mia dimensione: ho lavorato molto, ma dedicandomi alle mie passioni».  

g.p.

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