Da Asl e Regione, noi di Cortemilia siamo considerati cittadini di serie zeta, senza gli stessi diritti e servizi

A Cortemilia intervento di riqualificazione energetica per 100mila euro

LETTERA AL GIORNALE Egregio direttore, desidero porre alcuni interrogativi ai dirigenti della Regione e dell’Asl. Noi di Cortemilia e dintorni siamo utenti di serie zeta? Mi pare di sì! Il 17 e 18 marzo lo sportello è rimasto chiuso perché il nostro carissimo e super impiegato Stefano era assente per motivi di salute. Anziani, e non solo, sono scesi dai loro paesi a ritirare i referti delle analisi, trovando chiuso. Chiedo: se ad Alba fosse successo lo stesso, chiudevate lo sportello? Penso di no! Voi cosa avete in più di noi? Queste cose non devono succedere per una questione di giustizia e di rispetto: siamo tutti esseri umani con gli stessi diritti e doveri.

Seconda domanda: abbiamo a Cortemilia, un bellissimo distretto, curato e accogliente, dove fanno servizio volontari dell’Avac e operatori. Ricordo che in un incontro in Comune un signore con gentilezza e convinzione disse: «Togliamo il macchinario dei raggi perché non più a norma e lo sostituiamo con l’ecografo che andrà nei vari paesi dove ci sarà bisogno». Belle parole, ma pian pianino ci sono stati tolti anche i servizi. Ma ci avete presi per degli stupidi? Cosa hanno gli altri più di noi? Questo forse fa parte di certe politiche diciamo “ballerine” per usare un termine più soft. Forse ci sono meno curve ad arrivare a Santo Stefano Belbo che a Cortemilia? Ma voi operatori e dirigenti, quando andate in montagna le curve non ci sono o voi le prendete tutte dritte? Gli operai della Ferrero dei nostri paesi e non solo loro, per 30-40 anni hanno percorso e percorrono queste curve per andare a lavorare.

Ora la ginecologa che veniva due volte al mese a Cortemilia andrà tutte le quattro volte a Santo Stefano Belbo. Il cardiologo non ci sarà più. Il dottor La Torre, vascolare non viene più a Cortemilia ma a Santo Stefano Belbo. Oggi è di moda lasciare ai margini coloro che vivono in località geograficamente periferiche. Penso che sarebbe opportuno ripensare il tutto e prendere provvedimenti più equi e seri perché a un certo punto non staremo più zitti e ci mobiliteremo. Abbiamo vinto la battaglia del Bormida o no? Noi vogliamo di nuovo i servizi nel nostro distretto.

Quando si è deciso di costruire l’ospedale di Verduno io ero in Comune incaricata nel sociale dal sindaco Veglio e un altro “personaggio” con belle parole informava che ci avrebbero agevolati per raggiungere l’ospedale. Noi ci siamo fidati perché crediamo all’onestà delle persone. Ma anche qui solo parole.

Sentiamo dire: «Non ci sono soldi, sono momenti difficili!». Verissimo. Ma perché i soldi ci sono per certi paesi e per altri no? E poi, dulcis in fundo, dobbiamo portare i nostri anziani di 85-95 anni a Verduno a fare il 4° vaccino. E qui ci vuole un “applauso da stadio” a chi ha fatto questa scelta. Non esiste più il buon senso, il giusto equilibrio nelle cose. Si studia, si fanno tanti incontri, parole per poi decidere cose vergognose e soprattutto con le persone che hanno più bisogno di attenzioni, di amore. Non si poteva raggrupparli in una o due volte qui a Cortemilia? E chiedo che anche a livello politico-territoriale ci sia il massimo impegno a risolvere questi problemi. Spero tutto questo sia motivo di una seria riflessione anche da parte del nostro caro presidente Alberto Cirio e dell’assessore alla sanità Icardi, residente a Santo Stefano Belbo.

 Anna M. Boschiazzo

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