I Tetti blu sono un cantiere aperto da oltre un ventennio

I Tetti blu sono un cantiere aperto da oltre un ventennio
Tetti blu

IL REPORTAGE Il caratteristico colore delle coperture, dei profili e di altri elementi li rende riconoscibili anche a chi osserva la città da lontano. La tinta vivace alla quale i Tetti blu devono la loro denominazione è una sorta di grido che sale dal tessuto urbano, proveniente da chi è desideroso di far sentire la propria voce e legittimamente desidera essere considerato uguale a tutti gli altri. L’area è nota a pochi, al di fuori di quanti vi risiedono: cinquecento famiglie, alloggiate in dieci palazzi. In progetto c’è il completamento di una porzione di condominio, attorno alla “circonvallazione” di viale Masera e altri due su corso Europa. Al nuovo quartiere cittadino, mancano anche alcune opere, tra cui una piazza, affacciata su corso Europa e il vicino punto vendita di Mercatò. Uno dei palazzi ospita un residence, gli immobili sono stati costruiti, per la maggior parte, come opere di edilizia agevolata ma nel tempo la proprietà è tornata a privati.

In alcuni casi, intere porzioni sono state acquistate da grandi gruppi. Permane soltanto un condominio gestito da una cooperativa edilizia, la Di Vittorio: chi sceglie di affittare qui, dopo quindici anni potrà comprare l’alloggio a un prezzo concordato in precedenza. La consistenza demografica della borgata è uno dei fattori che ha portato alla costituzione del nuovo comitato di quartiere, i cui membri si insedieranno appena si svolgeranno le elezioni. La proposta risale al 2018: venne formulata dagli allora consiglieri di minoranza Emanuele Bolla e Sebastiano Cavalli. In attesa dell’esito delle urne, la funzione di presidente è svolta da Isabella Dell’Aera, residente nella zona dal 2005. «Ho già traslocato due volte ma sono sempre rimasta in viale Masera», racconta, «è una piccola dimostrazione della buona qualità di vita nel quartiere».

Uno dei problemi che affliggono l’area, fin dalla fine degli anni Novanta, periodo in cui iniziò l’edificazione, è l’incertezza legata all’attribuzione delle competenze riguardo alle aree comuni. Diffusa è, inoltre, la sensazione di trovarsi in «un continuo cantiere a cielo aperto». Aggiunge Dell’Aera: «Ci sono stati dei trascorsi un po’ burrascosi, il progetto edilizio coinvolgeva molte ditte. Purtroppo si sono verificati alcuni fallimenti che hanno determinato la situazione attuale, complicando il passaggio di proprietà tra chi doveva gestire le opere e il Comune». Due le principali criticità presentatesi nel tempo: l’assenza di manutenzione degli spazi verdi, con la crescita incontrollata della vegetazione, e la presenza di griglie poste a delimitazione dei lavori in corso, piazzate a mo’ di recinzione attorno a tutto il complesso.

Delle due, la prima sembra essersi risolta, almeno per il momento. L’assessore ai lavori pubblici Massimo Reggio ha riferito che le aree sono state inserite nel piano verde del Comune: l’ente si è assunto l’onere senza badare a chi competesse la manutenzione. Prosegue Dell’Aera: «La situazione è in evoluzione, abbiamo avuto una riunione l’11 maggio con sindaco e assessori: a loro abbiamo inoltrato alcune richieste, tra cui la pulizia delle aree comuni. L’erba alta, oltre a rendere difficoltoso vivere al piano terra, creava problemi di salubrità e, inoltre, ostruiva l’accesso alle uscite di emergenza. Ora, finalmente, l’impasse si è sbloccato».

Il parco giochi costruito dai residenti

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Per accedere alla zona dei Tetti blu occorre percorrere le vie Teodoro Bubbio o Ognissanti, passando, in questo caso, dalla rotonda della Vigna. Agli ingressi del complesso abitativo ci sono due parcheggi: la zona di sosta che sorge sul lato della tangenziale risulta, a detta dei residenti, «praticamente al limite, molti abitanti sono costretti a stazionare in aree non adibite alla sosta». A questo stato di cose dovrebbe ovviare la realizzazione di nuovi stalli, attorno all’anello di viale Masera: le autorimesse sotterranee, infatti, non sono più sufficienti. La scarsa attenzione per la zona viene evidenziata da una giovane coppia trasferitasi ai Tetti blu dalla cintura torinese. «Nelle spese condominiali, una somma vicina ai duemila euro l’anno, è compresa anche la cura dell’area che, puntualmente, non viene eseguita. Siamo dimenticati mentre, in centro, si pensa a rifare piazza Ferrero per l’ennesima volta». Secondo la referente del quartiere, Isabella Dell’Aera, la costituzione del comitato di quartiere, col distacco dal rione Piave, potrà essere utile anche per «far sentire le istanze dei residenti». I servizi, pensati per chi vive qui, sono destinati, sulla carta, ad aumentare: le opere, però, vanno a rilento, come l’edificazione dei nuovi palazzi. Nella zona dei Tetti blu funzionano un centro anziani e un asilo nido. A disposizione della cittadinanza c’è un salone comunale, mentre, nell’area affacciata verso i parcheggi e la rotonda della Vigna c’è un parco giochi. La mancanza di chiarezza, per quanto concerne le competenze, si ripercuote su questa superficie. «L’associazione Nel viale ha iniziato ad arredarlo. I nostri figli possono giocare liberamente, anche perché le automobili circolano solo in determinati punti». L’iniziativa dei residenti ha sopperito alla carenza di strutture: «Abbiamo comprato le reti da calcio, pallavolo e le altalene. Ora il Comune ha installato due scivoli e realizzato una base in cemento sotto i giochi esistenti. Lo spazio c’è, confidiamo vengano posizionate altre attrazioni per il divertimento dei più piccoli. Ottenere qualsiasi cosa, però, è sempre molto complicato», conclude Dell’Aera.

Da quattordici anni la Onlus Nel viale organizza attività e progetti nel rione

La Onlus Nel viale, presieduta da Enrica Rinaldi è nata ai Tetti blu. «Siamo sorti nel 2008, ma già da alcuni anni svolgevamo attività nel quartiere. All’inizio eravamo quattro o cinque, poi siamo cresciuti: curiamo anche i rapporti con il Comune». Fra le iniziative ci sono tre edizioni del Baratto di quartiere e, «ottenuto in comodato il salone polifunzionale, abbiamo tentato di allestire una biblioteca. Purtroppo il progetto non è decollato», spiega Rinaldi. Il momento aggregativo di maggiore successo è la festa: «Sospesa da due anni era un richiamo per molte persone. I residenti scendevano in cortile e portavano qualcosa da mangiare, la Onlus forniva bevande e stoviglie e qualcuno iniziava a suonare spontaneamente». Prima dell’insorgenza del Covid-19, erano numerosi i laboratori proposti, solitamente al venerdì: musica, yoga, tessitura a maglia e molti altri. «Con l’associazione Arca abbiamo proposto attività circensi per i più piccoli e stabilito una collaborazione anche con Emmaus, per creare alcuni lavoretti. L’obiettivo, nell’immediato, è di ripartire: stiamo tenendo un corso di cortometraggi per i ragazzi: nei prossimi mesi però ci sarà molto altro», chiude Rinaldi.

Davide Barile

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