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Anca Egorov: «In Romania Giuseppina stava bene»

Il pubblico ministero Davide Greco ha interrogato prima l'anziana, poi i testimoni e infine l'imputata

Anca Egorov: «In Romania Giuseppina stava bene»

IN TRIBUNALE Nella lunga udienza del 16 maggio davanti al giudice Matteo Bertelli Motta nelle aule del Tribunale astigiano si sono alternate le voci e i racconti dell’anziana Giuseppina Marcovecchio e dell’imputata Anca Egorov (ai domiciliari).

Tra i due interrogatori condotti dal pubblico ministero Davide Greco anche i molti testimoni portati in aula dall’accusa. «Veniva in banca da sola, aveva una procura generale firmata dall’anziana che le permetteva di operare sui conti», hanno raccontato i numerosi testi della banca.

La badante che ha ribadito più volte di essere stata assunta dall’anziana coppia in qualità di geometra, è accusata di circonvenzione di incapace per aver approfittato della condizione di fragilità dell’anziana, appena rimasta vedova e affetta da depressione, convincendola a trasferirsi in Romania prima in una struttura e poi a casa della madre per otto anni, fino a luglio del 2023. Ma non solo, nel periodo di permanenza all’estero dell’anziana, avrebbe amministrato i suoi averi impossessandosi della casa di Castagnole Lanze, di due polizze vita e sottraendo alla donna circa 300mila euro per acquistare una tabaccheria a Santo Stefano Belbo. «Non devo restituire niente, l’ho mantenuta per anni. In Romania viveva come una regina, non le facevo mancare nulla. Quasi che dovrebbe dare lei dei soldi a me», afferma Egorov davanti al giudice.

L’anziana donna costituita parte civile con l’avvocato Pierpaolo Berardi e accompagnata in aula dalla curatrice speciale Francesca Racconci e dall’amministratrice di sostegno Giulia Gai, ha ricostruito la vicenda, gli anni trascorsi in Romania fino al ritorno in Italia e alla denuncia sporta presso i Carabinieri a settembre 2023 con cui erano state avviate le indagini. «Mi ha fatto firmare dei fogli, ma non so di cosa si tratta. Volevo tornare, però mi ripeteva che dovevo restare là perché avevo bisogno di “cambiare aria”. Mi diceva: “Stai lì che stai bene”. Mi sono fidata, nella struttura mi stavo per ammalare e tornata ho trovato la mia casa distrutta», ha ribadito.

Molti i punti da chiarire di una vicenda che era diventata di interesse non solo nazionale, coinvolgendo televisioni e testate, ma anche internazionale scomodando la stampa della Romania, Paese d’origine dell’imputata difesa dall’avvocato Roberto Ponzio e dal collega Stefano Caniglia.

La vicenda tornerà nelle aule del Tribunale astigiano il 17 giugno per l’audizione dei consulenti delle parti.

 Elisa Rossanino

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