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Il delitto Matteotti raccontato da Gazzetta d’Alba: «Preghiamo la pace e sentiamoci fratelli!»

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Il trasporto della salma di Giacomo Matteotti

ANNIVERSARIO «L’Italia è tutta sotto un’impressione di indignazione, la più penosa e profonda e il Governo Mussolini ha avuto una delle scosse più violente che possa subire un ministero«. È giovedì 19 giugno 1924 e Gazzetta d’Alba inizia così, in una colonna al centro della prima pagina, il resoconto di quanto successo la settimana prima, quando «l’on. Matteotti veniva rapito da cinque sconosciuti, in un punto centrale di Roma, trasportato in una località boschiva presso il lago di Vico, ucciso e gettato in luogo tuttora non ben identificato».

Giacomo Matteotti con il figlio

Il settimanale diocesano è da alcuni anni affidato alla Compagnia di San Paolo guidata dal beato Giacomo Alberione e raggiunge tutti i paesi della zona grazie alla diffusione capillare delle parrocchie e dei circoli collegati, oltre a diverse località sparse tra il Piemonte e la vicina Liguria.

Dalle sue pagine passa spesso l’unico collegamento con l’attualità per intere zone e strati sociali, che restano in silenzio ad ascoltare quanto di volta in volta viene letto loro, generalmente poco avvezzi alla lettura. Ed è un giornale che dura nel tempo, poiché spesso passa di mano in mano ed è letto ancora a distanza di settimane.

Dopo la torinese Gazzetta del popolo, la prima a dare notizia dell’assassinio del segretario nazionale del Partito socialista unitario è proprio il settimanale albese, che a distanza di 9 giorni dai fatti rimarca come «l’orribile delitto ha messo il colmo al sistema delle violenze, ha scosso tutti e ha scoperto quali elementi siansi annidati nelle file fasciste e quale fede meritino certuni che vantano il monopolio del patriottismo».

Una violenza sistematica

Per Gazzetta quel riferimento alla violenza sistematica rompe momentaneamente la linea legittimista che ha mantenuto da quando il Partito popolare è uscito dalla maggioranza del primo Governo Mussolini passando all’opposizione.

Da pubblicazione schierata a sostegno del partito cattolico e capace di scagliarsi a più riprese proprio contro le proposte del deputato di Rovigo, Gazzetta si è allineata alle direttive della gerarchia clericale, che individua nel fascismo e nel suo fondatore l’argine ai rischi provenienti da sinistra.

Ma a partire dall’autunno del ‘23 anche nell’albese si fanno frequenti gli episodi di violenza a danno delle amministrazioni locali popolari, ben consolidate dopo le elezioni del 1920, che vengono costrette alle dimissioni attraverso intimidazioni ed atti di violenza.

«Truce delitto politico»

L’articolo recita «Matteotti, socialista, alla Camera aveva pronunziato il più forte discorso di opposizione al Governo e si afferma che tenesse pronti i documenti per importanti rivelazioni contro l’on. Finzi. Egli venne rapito in un centro frequentato di Roma, in pieno giorno, in circostanze tali che mostrano chiaramente la complicità di alte personalità politiche e giudiziarie. […] Da un capo all’altro d’Italia è un grido solo: Giustizia! È tempo che i Fascisti s’adoperino a tagliare i moltissimi rami parassiti e marci che stanno sopra il loro tronco. Il Fascismo è venuto dalla rivoluzione ed ha raccolto per la sua marcia elementi sovversivi d’ogni specie: molti si sono annidati sulla pianta per scopi inconfessabili, ed oggi abbiamo anche una lettera di Finzi che incolpa l’on. Mussolini. Così va il mondo».

Il delitto Matteotti raccontato da Gazzetta d'Alba: «Preghiamo la pace e sentiamoci fratelli!»
I funerali di Matteotti

Il testo si chiude con l’invito a non lasciarsi «trascinare dalla sentimentalità. Siamo italiani e cristiani, anzitutto mentre si estraggono dalla valigia di uno degli uccisori, il Dumini, il coltello insanguinato e pezzi d’abito bagnati di sangue, non esclamiamo: Vendetta! Preghiamo per la pace, la riconciliazione degli animi, il perdono vicendevole delle offese. È tempo che ci sentiamo fratelli, e non che lo diciamo soltanto, e che vogliamo realmente l’Italia grande, nel lavoro pacifico, assiduo, concorde».

In quei giorni drammatici, quando per un attimo la stella nascente del Duce sembrava già prossima a essere offuscata, il settimanale albese si sofferma sul ruolo delle guide morali, le «anime pie che ripetono la preghiera che il Papa ha data per la pacificazione degli italiani: la stampa e chi è in qualche autorità predichi la pace». Si rimarca la necessità che «il Governo faccia giustizia, la giustizia che è necessaria perché il popolo possa assicurarsi che vi è una legge, ed è uguale per tutti».

Roberto Savoiardo

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