ABITARE IL PIEMONTESE – Il giorno della Candelora è tradizionalmente considerato capace di “prevedere” la fine dell’inverno, poiché cade il 2 febbraio, esattamente a metà strada tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera, tra il momento di massimo buio e freddo e quello del risveglio della luce. Il nome deriva da festa candelarum, la benedizione delle candele, celebrata subito dopo i cosiddetti giorni della Merla. La Candlòra (per qualcuno Candlera) ha origini anteriori al Cristianesimo: probabilmente era un rito celtico e nel mondo romano coincideva con i Lupercali, dedicati al dio Fauno nella sua forma di lupercum, protettore di greggi e armenti e “scacciatore” dei lupi nei giorni più rigidi dell’anno. Con il passare dei secoli, il Cristianesimo ne ha rielaborato il significato, trasformandola nella festa della purificazione della Vergine, istituita alla fine del IV Secolo per celebrare la presentazione di Gesù al tempio. La candela benedetta diventa così simbolo di Cristo, luce per illuminare le genti e della purificazione di Maria.
Alla vigilia della Candelora, il 1° febbraio, si festeggia Sant’Orso di Aosta. Secondo la leggenda, in quella notte gli orsi escono dalle tane: se vedono un chiarore diffuso, tipico della luna piena, rientrano a dormire perché la primavera sarà tarda; se invece il cielo è limpido e stellato, il letargo può dirsi concluso. La tradizione voleva che la candela benedetta fosse accesa in casa dalla mater familias, che tracciava una croce su fronte e polsi dei familiari, sugli stipiti di porte e finestre ed eventualmente su gioghi e greppia della stalla. Guai se la fiamma si fosse spenta: era considerato un cattivo presagio. La stessa candela poteva essere accesa durante i temporali o accanto al letto di un moribondo. Tra Medioevo e Rinascimento si usavano fiaccole benedette anche per segnare con croci porte e portali, come gesto di protezione collettiva.
L’importanza della Candelora è attestata anche dall’architettura: in molte chiese romaniche un foro nell’abside permetteva al sole nascente del 2 febbraio d’illuminare il tabernacolo. Il giorno seguente, 3 febbraio, dedicato a San Biagio, si celebrava il rito della benedizione della gola con le candele, in memoria del miracolo del santo che salvò un bambino soffocato da una lisca di pesce. Questi riti rurali hanno fatto sì che i nostri nonni generassero una serie di proverbi e detti popolari che, di regione in regione, collegano la candelora all’arrivo della primavera e alla pianificazione agricola.
- San Pàul ciàiȓ, Candlera scuȓa: ȓ’invern o fa nen pauȓa (San Paolo chiaro, Candelora scura: l’inverno non fa paura);
- se o fa bȓut a la Candlòȓa, da ȓ’invern e soma fòȓa (se fa brutto tempo alla Candelora, dall’inverno siamo fuori);
- ȓa Candleȓa o ch’a ȓa fà o ch’a ȓadesbela (la Candelora o che la fa o che la disfa, parlando probabilmente della neve).
Essi invitano alla prudenza: non bisogna illudersi che l’inverno sia davvero finito solo perché il calendario lo suggerisce.
Paolo Tibaldi
