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Abitare il piemontese / La parola della settimana è Andé

Significa: andare, consumare, cuocere, funzionare, lavorare, giungere

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ABITARE IL PIEMONTESE – Quando diciamo che il piemontese, come ogni lingua, racconta lo sguardo sul mondo di una civiltà, con andé ne abbiamo una prova concreta. In senso stretto significa andare, con etimo latino collegato anche ad ambulare, camminare. Ma sono le sue declinazioni a spalancare un orizzonte sorprendente e pressoché sconfinato. In cucina fé andé vuol dire consumare, far cuocere; se un cibo è vicino alla scadenza, si dice o vanta fero andé (bisogna consumarlo). In un contesto di festa o compagnia, significa spassarsela, suonare, raccontare a lungo: ȓ’han fàȓa andé fin-a a mesaneut (hanno suonato fino a mezzanotte).

Fé andé màt è prendere in giro, stuzzicare; un lavoro fatto in fretta è fatto a tut andé. Il verbo indica anche il funzionamento: se un orologio si ferma, o va pì nen (letteralmente non va più). Andé a catesse ‘n cassù è un modo gentile per mandare qualcuno a quel paese: il mestolo, un tempo, era simbolo di autorità domestica. Al mercato si chiede il prezzo con lo stesso verbo: a vaȓi van si pruss? (quanto costano queste pere?).

Nel campo della rovina, andé ‘n malora significa finire in miseria; di chi è allo stremo si dice o ȓ’é bele andà. C’è poi l’espressione andé dëȓ cu, spesso fraintesa. Risale alla Roma imperiale, alla pratica chiamata Labonorum cessio culo nudo super lapidem: i debitori insolventi, per evitare pene più gravi, cedevano i beni dichiarando cedo bona e subivano un’umiliazione pubblica, sedendosi su una pietra. Un gesto duro, simbolo di resa totale. Infine, fé andé na cassin-a vuol dire gestire una cascina, spesso da mezzadro; così come fé ndé ȓa tera (far andare la terra), cioè lavorarla). Si racconta che persino un traduttore dovette chiedere spiegazioni per capire cosa intendesse Beppe Fenoglio con questa espressione.

Come non citare quella volta in cui ci trovavamo con un amico piemontese da tutt’altra parte d’Italia. Pronunciata la proposta sah, foma che ‘ndoma? (dai, andiamo?), un anziano ci chiese delucidazioni sull’espressione per poi emozionarsi. Ci disse che suo padre, scomparso da tempo, fece il militare in Piemonte ed esclamò per tutta la vita quell’incitazione imparata da giovane.

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