di Lino Ferrero
ALBA – Martedì 28 aprile 2026, ad Alba, si è parlato di un tema delicato ma fondamentale: la libertà di scegliere in merito alla propria vita e alle cure mediche. L’occasione è stata l’ultimo appuntamento del ciclo “Pronti ad agire”, promosso dal Rotary Club di Alba in collaborazione con Banca d’Alba, che ha registrato una partecipazione numerosa sia in sala sia in collegamento streaming.
Al centro dell’incontro, l’intervento del dottor Luciano Orsi, figura autorevole nel campo delle cure palliative, che ha affrontato con chiarezza e sensibilità il tema del testamento biologico, oggi indicato come DAT, Disposizioni Anticipate di Trattamento. Una questione che tocca da vicino ogni persona, perché riguarda il diritto di decidere in anticipo quali cure accettare o rifiutare nel caso in cui un domani non si sia più in grado di esprimere la propria volontà.
Ad aprire la serata è stata la dottoressa Donatella Croce, che ha sottolineato quanto l’argomento sia attuale, ricordando anche il servizio di consulenza attivo presso il Comune di Alba, sempre più frequentato dai cittadini interessati a informarsi sulle DAT. Subito dopo, il dottor Luca Burroni ha offerto una riflessione sul cambiamento del rapporto tra medico e paziente, oggi fondato su una maggiore centralità della persona e sulla condivisione delle scelte terapeutiche.
È stato proprio da qui che il dottor Orsi ha preso avvio per rispondere alla domanda posta dal titolo dell’incontro: “Chi decide della mia vita?”. La risposta, nel quadro della normativa italiana attuale, è netta: decide il paziente. Non i familiari, non il medico da solo, ma la persona direttamente interessata, nel rispetto del principio di autodeterminazione sancito dalla legge. Una scelta che può esprimersi nel momento in cui si affronta una cura, attraverso il consenso informato, oppure lungo un percorso condiviso con il medico in presenza di malattie croniche o gravi. Ma può anche essere anticipata, quando si è ancora in buona salute, proprio attraverso le DAT.
L’intervento, pur affrontando contenuti complessi, è stato reso accessibile grazie a un linguaggio chiaro e a un continuo dialogo con il pubblico. Le numerose domande hanno trasformato la conferenza in un confronto partecipato, permettendo di approfondire aspetti pratici e sciogliere dubbi: come si redigono le DAT, dove vengono conservate, quale ruolo ha il fiduciario incaricato di far rispettare le volontà espresse e perché può essere utile indicarne più di uno.
Particolarmente importante è stato anche il chiarimento su un punto spesso frainteso: le DAT non hanno nulla a che vedere con l’eutanasia o il suicidio medicalmente assistito. Si tratta invece di uno strumento giuridico che consente di far valere le proprie scelte in ambito sanitario, nel rispetto della dignità e della libertà personale. Allo stesso modo, è stato ricordato che la posizione della Chiesa cattolica non è contraria a questo strumento, contribuendo a dissipare ulteriori incertezze.
L’incontro si è concluso in un clima conviviale presso Osteria del Vecchio Gallo, con la partecipazione di ospiti come la dottoressa Mavi Oddero e il dottor Giuseppe Naretto. Un momento informale che ha prolungato il confronto e la riflessione.
Quella del 28 aprile è stata, in definitiva, molto più di una conferenza: un’occasione concreta per informarsi, comprendere e prendere consapevolezza di un diritto che riguarda tutti, quello di poter decidere, con lucidità e responsabilità, del proprio percorso di cura e della propria vita.
