Elezioni / Ritornano le liste forestiere nei piccoli Comuni al voto a fine maggio

Il fenomeno è del tutto legale e si verifica soprattutto nei paesi sotto i mille abitanti, poiché in questi centri non è necessario raccogliere firme a sostegno della candidatura.

Al voto in sei Comuni

di Corrado Olocco

ELEZIONI Anche quest’anno, con la scadenza dei termini per presentare le candidature alla elezioni comunali, sono sbucate liste “forestiere”, legate a partiti o movimenti, a volte con nomi che possono far pensare a liste civiche. 

La proposta di Mino Taricco del Pd

Il senatore Taricco eletto vicepresidente  della Commissione per la semplificazione

Nel 2019, il senatore cuneese del Pd, Mino Taricco, aveva provato ad affrontare il problema a livello normativo, come primo firmatario di un disegno di legge per modificare il testo unico degli enti locali. La proposta prevedeva, in base alle fasce di popolazione, la necessità di raccogliere firme per poter presentare la candidatura. Nei paesi fino a 500 abitanti erano previste da 5 a 10 firme, per quelli da 501 a 750 ne sarebbero servite da dieci a venti, e per quelli da 751 a mille sarebbero state necessarie dalle 15 alle 30 firme. 

Inizialmente, per i centri sotto i tremila abitanti era anche previsto che almeno due terzi dei candidati consiglieri fossero residenti nel Comune interessato dalle elezioni, ma questo passaggio venne eliminato per evitare rischi di incostituzionalità. Il disegno di legge venne approvato dal Senato, ma non arrivò mai alla Camera e nel 2022 la fine della legislatura chiuse la questione.

Taricco, che ha lasciato la politica da allora («Faccio l’agricoltore e il boscaiolo», racconta), spiega che la proposta di modifica della legge era nata dall’esigenza di rendere un po’ più difficile la presentazione di liste slegate dal contesto locale.

La posizione dell’Uncem

Elezioni / Ritornano le liste forestiere nei piccoli Comuni al voto a fine maggio

Nei giorni scorsi, sulla questione ha preso posizione anche l’Uncem, con una nota del presidente nazionale Marco Bussone: «Non è democrazia l’arrivo di liste con candidati completamente slegati dai paesi. Succede nei piccoli Comuni, per effetto della norma che non prevede la raccolta di un numero minimo di firme per candidarsi. In tante realtà abbiamo liste farlocche, fatte ad hoc da persone che manco sono state una volta in quel paese. Eppure si candidano e propongono liste fantasiose. Da anni chiediamo un numero di firme minimo per mettere un limite all’arrivo di candidati dall’esterno che nulla hanno a che fare con il contesto. È frustrante per chi lavora da sempre in quei paesi e territori e crede ancora nella partecipazione».

Va detto che in alcuni casi (anche nella nostra zona), gli esponenti delle liste forestiere hanno partecipato attivamente alla vita amministrativa. In altri centri, invece, i consiglieri sono usciti di scena nel corso del mandato. Spesso i programmi presentati sono validi per qualsiasi paese o città, dal borgo alla metropoli. Si tratta di semplici file di Word, con una riga in bianco sulla prima pagina, nella quale viene scritto a mano il nome del paese dove si va in cerca di voti.

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