Gaza: il convoglio umanitario fermo a Sirte

La testimonianza dal campo di una volontaria piemontese del “Sumud Land Convoy”

Gaza: il convoglio umanitario fermo a Sirte
La delegazione italiana del Sumud Land Convoy, tra cui due piemontesi

di Andrea Olimpi

ESTERI – Mentre la guerra nella Striscia di Gaza continua a monopolizzare l’attenzione internazionale, un nuovo convoglio umanitario internazionale tenta di raggiungere Rafah via terra attraversando il Nord Africa. Decine di mezzi, volontari, medici e attivisti provenienti da diversi Paesi stanno cercando di avvicinarsi al confine egiziano passando dalla Libia, ma nelle ultime ore il convoglio sarebbe stato fermato nell’area di Sirte, snodo strategico nell’est del Paese sotto l’influenza delle forze del generale Khalifa Haftar.

L’iniziativa, denominata “Sumud Land Convoy”, si inserisce nello stesso clima delle mobilitazioni internazionali nate attorno alla causa umanitaria di Gaza, come la recente “Global Sumud Flotilla”, che punta invece a raggiungere la Striscia via mare con aiuti e attivisti internazionali. Entrambe le iniziative hanno l’obiettivo dichiarato di mantenere alta la pressione politica e mediatica internazionale sul blocco di Gaza e sulla situazione umanitaria nella Striscia.

Il convoglio terrestre, partito dal Nord Africa e diretto verso il valico di Rafah, si trova ora bloccato proprio nella zona di Sirte, dove sembra ripetersi lo stesso “collo di bottiglia” geopolitico già emerso nel 2025: una fascia strategica della Libia orientale in cui si concentrano tensioni militari, controlli territoriali e delicati equilibri diplomatici legati ai movimenti diretti verso il confine egiziano.

Tra chi sta vivendo queste ore direttamente sul campo c’è anche Dina Alberizia di Global Sumud Italia, piemontese e membro del convoglio internazionale, che abbiamo raggiunto telefonicamente per farci raccontare cosa sta accadendo lungo la rotta verso Rafah, quali siano le condizioni operative e quale clima si respiri tra i partecipanti bloccati alle porte della Cirenaica.

“Il 7 maggio ci siamo radunati in Libia, in un campeggio a pochi chilometri da Tripoli. Persone provenienti da tutto il mondo si sono unite alle persone dell’Africa, del Maghreb e del Sudafrica. Donne e uomini di culture diverse si sono incontrati con obiettivi comuni.
Lì abbiamo fatto un training per prepararci alla missione.
Il 15 maggio, giorno della tragedia della Nakba, il convoglio è partito verso Gaza. Circa 300 persone provenienti da 25 Paesi del mondo, tra cui personale specializzato: ingegneri, ecocostruttori, personale sanitario, educatori e medici, disposti ad affiancare il popolo di Gaza.
A comporre il convoglio, oltre le persone, ci sono 30 automezzi, di cui 5 camion, che trasportano 10 case mobili, 15 ambulanze, 5 pullman e altri aiuti umanitari.
La prima tappa l’abbiamo fatta a Zliten, vicino Misurata. La cittadina ci ha accolto con entusiasmo e ci siamo unite tutte con slogan per la Palestina. Siamo stati ospitati in una scuola.

Il 16 maggio ci ha raggiunto il nipote di Mandela: ha fatto un lungo viaggio per stare qualche ora con noi, perché la Nelson Mandela Foundation sta partecipando all’iniziativa, attraverso alcune attività logistiche. C’è stata una conferenza stampa e la sera siamo ripartite. Il 17 mattina siamo arrivate nel posto in cui siamo ancora adesso: ci siamo accampate nella zona neutra tra la Libia Ovest e quella Est, a circa 9 chilometri dal valico di Sirte.

In questi giorni abbiamo cercato di interloquire con la Libia Est attraverso la mediazione della Mezzaluna Rossa, ma non abbiamo avuto risposte. Sappiamo che il diritto internazionale, la Quarta Convenzione di Ginevra, obbliga a lasciar passare i convogli umanitari e non possiamo smettere di pensare alle condizioni in cui le persone di Gaza cercano di sopravvivere, di sopravvivere al genocidio.

Abbiamo contatti con i gazawi che ci stanno aspettando. Per questi motivi abbiamo deciso di ripartire domani verso Sirte e abbiamo bisogno del sostegno di tutti gli equipaggi di terra. Seguite il convoglio e teniamo gli occhi puntati su Gaza, sulla Palestina e su tutti gli altri popoli oppressi. Grazie.”

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L’accampamento attuale nei pressi di Sirte
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