Pensiero per domenica / L’antivirus contro la stanchezza nell’annuncio

di Lidia e Battista Galvagno

XI TEMPO ORDINARIO – 14 GIUGNO

La ripresa del Tempo ordinario coincide con l’inizio dell’estate. Il caldo accentua la sensazione di stanchezza. Anche il Vangelo della domenica (Mt 9,36-10,8) è all’insegna della stanchezza: «Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite». Una sensazione analoga si respira nella prima lettura (Es 19,2-6): gli israeliti, fuggiti dall’Egitto, non trovano rifugio in una terra, ma vagano nel deserto del Sinai. La stanchezza, secondo Han, uno dei filosofi viventi più quotati, è il contrassegno del tempo in cui viviamo, quasi un virus che ci ha infettati. Nelle letture troviamo due indicazioni su come combatterlo.

Pensiero per domenica / L’antivirus contro la stanchezza nell’annuncio

Rinvigorire i legami comunitari. Gli israeliti, convocati in assemblea, sono invitati da Mosè a rinvigorire i legami tra di loro e la fede attraverso il ricordo delle azioni salvifiche di Dio. Dopo la liberazione dall’Egitto, Dio non è andato in vacanza: il suo agire salvifico continua, anche se in forme meno eclatanti e clamorose. Insieme è più facile credere e sperare. Vale anche per l’oggi.

Il Vangelo è l’antivirus, ma ha bisogno di qualcuno che lo annunci. Gesù ha scelto i Dodici perché ha capito che da solo non ce la poteva fare a raggiungere tutte «le pecore perdute della casa di Israele». È giusto ricordare che per l’evangelista Matteo la scelta di annunciare il Vangelo a tutti i popoli non è del Gesù storico, ma del Risorto. In ogni caso, lo sguardo di Gesù sul mondo non è pessimistico: là dove i nostri occhi vedono problemi insolubili, lui individua l’abbondanza della messe da raccogliere. Chiama i Dodici a condividere le sue scelte e il suo stile di vita: annunciare il Regno, dare la sicurezza di precisi punti di riferimento, chinarsi sulle persone in difficoltà perché schiacciate dal correre senza meta, testimoniare la vicinanza di Dio a tutti i sofferenti.

Tra i tanti seguaci di Gesù c’è un discepolo albese. Non è un tredicesimo apostolo, ma monsignor Rossano, che in questa domenica, la diocesi ricorda, nel 35° anniversario della morte (vedi articolo sopra) con la ristampa del suo libro La speranza che è in noi, pubblicato nel 1967. Il libro venne pensato come presentazione del Vangelo e della fede cristiana ai non cristiani, in un momento storico in cui il dialogo sembrava aprire scenari nuovi e incoraggianti. Anche oggi, come cristiani dobbiamo essere consapevoli che la speranza è il nostro antivirus contro la stanchezza. Forse non siamo preparati a offrirlo a tutti, in particolare a chi non crede o a chi segue altre religioni. Rossano ci può aiutare.

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