Abitare il piemontese / La parola della settimana è Stobia (pronuncia stubia o strubia)

Si tratta della stoppia di grano e cereali, steli recisi dopo la mietitura, ma anche un campo dopo il raccolto

Abitare il piemontese / La parola della settimana è Barlet 1

di Paolo Tibaldi

ABITARE IL PIEMONTESE – C’è un momento dell’estate in cui la campagna sembra trattenere il respiro: il grano è stato mietuto, i covoni attendono la trebbiatura e il campo cambia volto. Non è più l’onda dorata delle spighe, ma non è ancora terra pronta a ricominciare. È il tempo della stobia (pronuncia stubia o strubia), una parola piemontese che racconta di un passaggio o comunque di un lavoro. È la stoppia: gli steli recisi del grano che restano ancorati al terreno dopo la mietitura. Per estensione è anche il campo stesso, segnato da quei piccoli spuntoni che rappresentano il raccolto appena concluso.

Questa parola deriva dal latino volgare stupulam, variante di stipulam, ed è imparentata con l’antico francese estuble e con il moderno éteule, a testimonianza di una comune cultura agricola europea e neolatina. La stobia, però, è anche uno spazio di sfida e di crescita. I bambini vi correvano scalzi (core dëscauss ant ȓa stobia) per dimostrare coraggio, sopportando il pizzicare degli steli secchi sotto i piedi. La stoppia insegnava che il contatto con la terra richiede rispetto e resistenza. Non a caso, nei campi era raro vedere una donna con la gonna: i pantaloni proteggevano le gambe dalle stoppie, molto prima che diventassero un simbolo di emancipazione.

Rompe ȓa stobia significa eseguire la prima aratura dopo la mietitura, il gesto che apre un nuovo ciclo. Andé ’n pastuȓa ant ȓa stobia richiama il pascolo tra l’erba ricresciuta prima dell’aratura, mentre il proverbiale tempesta an sȓa stobia significa che si ha un colpo di fortuna. Esistono poi i verbi stobié o arstobié, che indicano la semina del grano sullo stesso terreno dell’anno precedente, pratica eccezionale adottata soprattutto nei tempi di carestia, quando la fame costringeva a rinunciare alla tradizionale rotazione agraria. Lo stobion è il piccolo stelo rimasto nel campo o la paglia che resta attaccata alle spighe. La stobia ci ricorda che ogni raccolto lascia tracce, il segno del lavoro compiuto e la promessa di quello che verrà.

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