di Serena Corradi
IL TEMA – Ogni estate una piscina stagionale deve ripartire da capo. Trovare personale, formarlo, rimettere in funzione impianti rimasti fermi per mesi, sostenere le manutenzioni, usura e guasti per poi misurarsi con una stagione breve, compressa dal meteo e caricata di costi che continuano a correre anche quando i cancelli restano chiusi.
La mancata riapertura di Albamare, storica piscina albese, spiegata dai gestori sui social con la difficoltà di reperire personale, ha riportato in superficie un problema che non è un’eccezione, ma un segnale di una fragilità più ampia. Il punto non riguarda soltanto i bagnini, ma il modello stesso delle attività estive.
L’opinione di Marengo: direttore di Acqua&co di Bra e Piobesi d’Alba
A descrivere con maggiore precisione questa precarietà è Enrico Marengo, direttore delle piscine Acqua&co di Bra e Piobesi d’Alba, che parte proprio dalla natura intermittente del lavoro: «Ogni stagione, ci sono dipendenti nuovi da trovare e formare, poi bisogna eseguire la manutenzione agli impianti che dopo 8 mesi di fermo, a contatto con acqua e umidità deperiscono molto e sovente con inaspettate rotture». Il problema, nella sua lettura, non nasce da una mancanza assoluta di giovani disponibili: «I ragazzi ci sono, e l’attività piace anche, ma l’impegno per i tre mesi estivi non è ricercato, anzi viene rifiutato, preferiscono brevi periodi. Questo significa raddoppiare, triplicare il numero dei bagnini con conseguenti incastri di turni e con un’organizzazione complessa da sostenere».
Quando il personale comincia davvero a essere formato, l’estate è già quasi finita. Molti stagionali sono studenti, ancora impegnati con esami a giugno e luglio, e arrivano con disponibilità naturalmente ridotte. Marengo aggiunge: «Quando a settembre saluto i nostri dipendenti auguro a me stesso di rivederli, ma contemporaneamente a loro di non rivederci più, perché vorrebbe dire che hanno trovato un lavoro per tutto l’anno». Il problema vero, però, è la sproporzione tra costi annuali e giorni effettivi di attività.
I giorni di apertura effettiva sono solo 75
Il direttore spiega: «Contando circa 95 giorni di apertura complessivi, bisogna decurtare almeno 10 giorni di chiusura per maltempo più i primi e gli ultimi giorni della stagione dove sovente non si pareggiano i costi giornalieri. Rimangono 75 giorni circa di lavoro all’anno con i quali bisogna cercare di coprire i costi anche per gli altri 290».
A pesare sono anche le spese fisse: «Come Albamare, le nostre strutture di Bra e Piobesi sono completamente di proprietà privata e paghiamo l’Imu con rendite di una struttura che lavora tutto l’anno». Marengo giustifica così l’aumento del costo dei biglietti all’ingresso: «Cerchiamo di applicare tariffe accessibili a tutti, ospitando svariate estate ragazzi a prezzi agevolati perché crediamo che farsi un bagno sia un diritto di tutti, soprattutto dei più piccoli, ma con tutte le spese che si hanno dovremo per forza aumentare i prezzi oppure ricevere dei contributi».
«Solidarietà verso Albamare»
Il direttore prosegue: «Siamo comunque una realtà fortunata in quanto nei 75 giorni di lavoro effettivo c’è un buon afflusso. Ogni anno programmiamo innovazioni e migliorie, ma alla fine ci accorgiamo che investimenti nuovi e sostanziali sono difficili». In questo quadro, la chiusura della piscina albese non viene letta come una scelta superficiale: «Sono solidale con gli amici di Albamare e la signora Daniela, che per tanti anni ha portato avanti con passione (ma anche con tante difficoltà che solo noi colleghi capiamo) un’attività che ha rappresentato per tanti albesi, e non solo, un luogo di svago e gioia».
