Addio a Luigi Barroero, l’ultimo cantastorie delle Langhe

Con la sua fisarmonica e i suoi canti aveva custodito e tramandato la memoria contadina dell’Alta Langa, dando voce a tradizioni, personaggi e storie di un mondo ormai scomparso

Addio a Luigi Barroero, l’ultimo cantastorie delle Langhe
Immagine tratta dall'intervista "Luigi Barroero, l’ultimo cantastorie delle Langhe", pubblicata sul sito www.granaidellamemoria.it

di Fabio Gallina

BELVEDERE LANGHE – È morto a 85 anni Luigi Barroero, figura simbolo della cultura popolare e contadina dell’Alta Langa, definito dall’archivio Granai della memoria dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo: «l’ultimo cantastorie delle Langhe». Nato a Belvedere Langhe nel 1941, in una famiglia di contadini e musicisti, aveva fatto della fisarmonica, della poesia e della memoria gli strumenti per raccontare un mondo ormai scomparso.

Nei suoi canti rivivevano il lavoro nei campi, le feste, i riti religiosi, le fiere, le tradizioni e le cronache dei paesi. Una cultura tramandata oralmente che Barroero aveva raccolto e reinterpretato, dando voce a personaggi e momenti della vita contadina, dal Cantè J’euv all’Anguilletta. Tra le sue composizioni più note, Vento delle mie colline, omaggio alla sua terra e al vento Marino.

Una vita profondamente legata alla musica e alla comunità, anche attraverso la corale “Le Raviole al Vin”, di cui era anima e riferimento. Barroero lascia un vuoto profondo nel territorio. Nel 2019 aveva perso la moglie Giovanna Isoardi, scomparsa a 76 anni, mentre nel 2020 era morto il figlio Alessio, a soli 52 anni. Con Luigi Barroero se ne va un prezioso custode della memoria dell’Alta Langa.

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