Perché si continua a morire di trattore?

La morte di Lucia, 22 anni, riapre il tema della sicurezza in agricoltura. In Italia oltre cento vittime l'anno e un parco macchine sempre più anziano. In Piemonte il ribaltamento ricorre in sei degli otto casi mortali che abbiamo ricostruito dal 2025

Il corteo degli agricoltori sui trattori nelle vie della città (FOTOGALLERY) 2

di Andrea Olimpi

SICUREZZA La tragedia di Diano d’Alba, dove ha perso la vita Lucia Casavecchia, di appena 22 anni, riaccende i riflettori sulle morti sul lavoro e, in particolare, su quelle che avvengono in agricoltura, dove troppo spesso nelle cronache compare un trattore.

Mezzi datati, dispositivi di sicurezza, manutenzione, controlli e revisioni, formazione dei conducenti. E ancora l’età di chi guida macchine che pesano diverse tonnellate e vengono utilizzate su pendii, terreni sconnessi o friabili, accanto a fossati e scarpate. Sono probabilmente questi alcuni dei punti sui quali occorre tornare a interrogarsi.

Perché nel 2026 si continua a morire di trattore?

Non è un’emergenza soltanto piemontese. In Italia gli incidenti con le macchine agricole continuano a provocare ogni anno un numero impressionante di vittime. Federacma, la federazione che rappresenta il settore delle macchine agricole, parla di oltre 100 decessi l’anno in agricoltura, nella maggior parte dei casi legati all’utilizzo di trattori vecchi e privi di adeguati dispositivi di sicurezza.

Un fenomeno che da anni viene seguito anche dall’Osservatorio “Morti Verdi” dell’ASAPS, che monitora gli incidenti gravi nei campi e sulle strade con il coinvolgimento di trattori agricoli. Numeri che non possono essere sovrapposti automaticamente alle statistiche INAIL sulle morti sul lavoro, perché comprendono anche pensionati, hobbisti, trasportati e terze persone coinvolte, ma che restituiscono le dimensioni di un problema che attraversa l’intero Paese.

Il Piemonte diventa allora una lente attraverso la quale osservare un fenomeno nazionale. Nella nostra ricostruzione, dal gennaio 2025 al 14 agosto 2026 abbiamo individuato almeno otto persone morte in incidenti nei quali il trattore ha avuto un ruolo diretto nella dinamica. In almeno sei casi su otto compare il ribaltamento del mezzo.

Non è una statistica ufficiale e non tutti gli episodi possono essere classificati automaticamente come infortuni sul lavoro secondo i criteri INAIL. È però una fotografia che mostra una dinamica ricorrente.

Il trattore si ribalta e può diventare una trappola

A Villanova Canavese, nel settembre 2025, un pensionato di 84 anni morì schiacciato dal trattore ribaltatosi mentre spostava alcuni tronchi. A Brandizzo, nel giugno scorso, un agricoltore di 82 anni rimase sotto il mezzo dopo che una ruota era finita in un fossato. A Bosio, nell’Alessandrino, il 26 luglio un uomo di appena 30 anni è morto dopo il ribaltamento del trattore.

E poi Levice, nell’Alta Langa. Il 6 luglio l’imprenditore agricolo e sindaco del paese, 56 anni, è morto travolto dal trattore mentre lavorava nel proprio noccioleto.

Appena 39 giorni dopo, la tragedia di Diano d’Alba.

Un parco macchine che invecchia

C’è poi un’altra fotografia sulla quale riflettere. Nel 2025 in Italia sono stati compravenduti oltre 60 mila trattori usati, con un’età media superiore ai 22 anni, mentre le nuove immatricolazioni sono state circa 17.600.

Questo non significa che un trattore vecchio sia necessariamente insicuro. Un mezzo datato può essere correttamente mantenuto e adeguato alle norme. Allo stesso modo, dai singoli incidenti piemontesi non possiamo stabilire che l’età del trattore ne sia stata la causa.

Ma il dato pone inevitabilmente una questione: quanto è realmente sicuro il parco macchine che continua ogni giorno a lavorare nelle campagne italiane?

INAIL indica proprio nel rovesciamento laterale e nel capovolgimento alcuni dei principali rischi connessi all’impiego delle trattrici agricole. Fondamentali sono i sistemi di protezione in caso di ribaltamento e quelli che mantengono il conducente all’interno della zona protetta.

Fatalità o superficialità

Ma non c’è soltanto l’età delle macchine. A fare la differenza può essere anche il comportamento di chi le utilizza. Errori di manovra, eccessiva confidenza con un mezzo guidato magari da decenni, sottovalutazione della pendenza o delle condizioni del terreno, velocità non adeguata e mancato utilizzo dei dispositivi di protezione possono aumentare considerevolmente il rischio.

E poi c’è un atteggiamento difficile da misurare con le statistiche, ma sul quale vale la pena riflettere: la convinzione che l’esperienza possa mettere al riparo dall’incidente. Il classico «lo guido da una vita», «conosco questo terreno», «so quello che faccio», fino al più pericoloso «a me non succede».

È proprio quando la consuetudine diventa eccessiva sicurezza che si rischia di abbassare la soglia dell’attenzione. Una manovra fatta centinaia di volte può sembrare innocua, un pendio percorso per anni può apparire privo di pericoli, allacciare la cintura per poche decine di metri può sembrare superfluo. Ma esperienza e capacità non rendono invulnerabili.

Un ruolo fondamentale, soprattutto in caso di ribaltamento, è svolto dalle strutture di protezione come cabine e roll bar, progettate per creare uno spazio di sicurezza attorno al conducente. Ma da sole possono non bastare: è altrettanto importante l’utilizzo della cintura di sicurezza, che serve a mantenere chi guida all’interno della zona protetta ed evitare che venga sbalzato dal posto di guida e finisca sotto il mezzo.

Non significa attribuire automaticamente la responsabilità degli incidenti a chi li subisce, né tantomeno sostenere che questo sia accaduto nei casi raccontati in questo articolo. Significa però riconoscere che, accanto alla sicurezza e alla manutenzione delle macchine, formazione, informazione e rispetto delle procedure di sicurezza rimangono decisivi.

Perché un dispositivo di protezione può salvare una vita soltanto se è presente, efficiente e viene utilizzato correttamente. E perché, quando si guida una macchina di diverse tonnellate, sentirsi invulnerabili può essere pericoloso quanto sottovalutare il mezzo.

La revisione che ancora non riguarda tutti

Anche sul fronte dei controlli la situazione merita attenzione.

Nel novembre 2025 il Ministero delle Infrastrutture ha definito le modalità operative della revisione periodica per determinate categorie di trattori agricoli veloci, quelli con velocità massima di progetto superiore a 40 chilometri orari.

La prima scadenza, prevista per il 30 giugno 2026 per alcuni mezzi immatricolati tra il 2017 e il 2019, è stata però rinviata al 31 dicembre 2026, anche per le difficoltà incontrate nell’organizzazione dei centri e delle attrezzature necessarie alle verifiche.

E soprattutto il sistema non equivale ancora a una revisione periodica generalizzata di tutte le macchine agricole utilizzate nei campi.

Un paradosso, se si pensa che una macchina agricola può continuare a lavorare per decenni, spesso in condizioni molto più difficili di quelle incontrate da un’automobile sulla strada.

Il nodo dell’età

Poi ci sono gli uomini. Nella piccola casistica piemontese che abbiamo ricostruito compaiono conducenti o vittime di 71, 83, 84 e 82 anni. Nel 2026 un incidente agricolo a Pavarolo ha coinvolto addirittura un uomo di 95 anni, rimasto gravemente ferito.

INAIL segnala inoltre un’anomalia significativa dell’agricoltura rispetto agli altri settori: gli ultra 64enni rappresentano circa il 40% dei decessi, mentre nell’Industria e servizi la percentuale è decisamente inferiore.

Non significa sostenere che una persona anziana non sia capace di guidare un trattore. L’esperienza di chi lavora la terra da una vita rappresenta spesso un patrimonio enorme.

Ma è legittimo domandarsi se per condurre macchine di diverse tonnellate, magari su terreni ripidi e sconnessi, l’età anagrafica possa essere l’unico parametro irrilevante.

Per guidare sulle strade un’automobile esistono patente, rinnovi e verifiche periodiche dell’idoneità. Per le macchine agricole professionali esistono formazione e abilitazione specifiche. Ma di fronte a una popolazione agricola che invecchia potrebbe essere arrivato il momento di interrogarsi anche sulla necessità di controlli dell’idoneità più stringenti per chi continua a utilizzare mezzi pesanti in età molto avanzata.

Non è certo il caso di Lucia, che peraltro non era alla guida. Secondo quanto ricostruito finora, la giovane è stata travolta dal trattore condotto dallo zio, che non è un ultrasettantenne, mentre aiutava la famiglia durante i lavori in vigna. In questo caso, dunque, il tema dell’età del conducente non sembra entrare in gioco e la dinamica appare differente rispetto a molti degli episodi analizzati.

Il mezzo si è ribaltato improvvisamente, ma saranno gli accertamenti coordinati dalla Procura di Asti a stabilire esattamente cosa sia accaduto e le eventuali responsabilità.

Dai campi alle strade

Il problema, inoltre, non rimane confinato nei campi.

I trattori percorrono quotidianamente strade comunali, provinciali e statali, condividendo la carreggiata con automobili, motociclisti e ciclisti. E nella nostra ricostruzione piemontese compaiono anche incidenti stradali mortali nei quali sono coinvolti mezzi agricoli.

A Tronzano Vercellese, nel settembre 2025, un automobilista di circa 45 anni morì nello scontro frontale con un trattore. A Moretta, poche settimane dopo, perse la vita un ciclista di 71 anni dopo una collisione con un mezzo agricolo.

Sono episodi diversi dagli infortuni sul lavoro e non devono essere sommati alle morti professionali. Dimostrano però che la sicurezza delle macchine agricole riguarda anche chi con l’agricoltura non ha nulla a che fare.

Servono nuovi limiti?

E allora la morte di Lucia potrebbe diventare anche l’occasione per porre alcune domande scomode.

È sufficiente il sistema attuale dei controlli sui trattori? Ha senso che la revisione periodica non interessi ancora in maniera generalizzata un parco macchine così anziano? Occorrerebbe incentivare maggiormente la sostituzione o l’adeguamento dei mezzi più vecchi?

E ancora: serve ripensare l’idoneità alla conduzione dei trattori quando si raggiungono età molto avanzate?

Non necessariamente introducendo un limite anagrafico rigido, che rischierebbe di essere arbitrario, ma prevedendo verifiche periodiche delle capacità necessarie a governare macchine pesanti e potenti.

Poi formazione, informazione e controlli sull’utilizzo effettivo dei dispositivi di protezione.

Perché il punto non è impedire agli agricoltori di lavorare. È fare in modo che possano continuare a farlo senza che un errore, un cedimento del terreno, una ruota troppo vicina a un fossato o il ribaltamento di una macchina trasformino una normale giornata nei campi in una tragedia.

Dopo ogni morte si parla di fatalità. Ma quando gli incidenti presentano dinamiche che si ripetono, forse è proprio sulla parola fatalità che bisogna iniziare a interrogarsi.

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