di Serena Corradi
ALBA – Nel tratto di via Romita compreso tra corso Langhe e piazza Cristo re, l’Amministrazione comunale di Alba intitola una via a don Valentino Vaccaneo, sacerdote ed educatore che per oltre cinquant’anni è stato un punto di riferimento fondamentale per la comunità e per chiunque si trovasse in difficoltà.
La cerimonia si terrà sabato 19 settembre alle ore 10.30. Dopo un momento di ricordo nella sala Ordet, che vedrà la partecipazione del vescovo Marco e don Luigi Ciotti (fondatore di Libera e del gruppo Abele, legato al sacerdote albese da amicizia e stima reciproca), verrà poi scoperta la targa alla presenza delle autorità cittadine. Nato a Castiglione Tinella l’11 febbraio 1934, ultimo di dodici fratelli, don Valentino entrò nel Seminario di Alba nel 1946. Ordinato sacerdote nel 1958, fu destinato alla parrocchia del Duomo, dove si dedicò con energia alla formazione dei giovani. All’oratorio promosse attività educative, cineforum, sport e campi estivi; negli anni Sessanta diede poi avvio all’esperienza di Saint-Jacques, in Valle d’Aosta, a cui si legano ricordi indimenticabili di giovani e famiglie del territorio.
Una vita in prima linea
Nel 1978 aprì le porte della canonica per fondare la comunità Il campo, mentre negli anni successivi affrontò in prima persona il fenomeno della tossicodipendenza tra i giovani. Nacque così, insieme alla cooperativa sociale Il ginepro, casa Vernazza a Madonna di Como, struttura dedicata all’accoglienza e al recupero.

«Abbiamo vissuto insieme 32 anni in questa comunità», racconta Silvana Molina, una delle volontarie. «Abbiamo lavorato nell’accoglienza fin dal 1978. Don Valentino era un uomo generoso e coraggioso». Lo ricorda anche Franco Foglino, che con il sacerdote ha condiviso molte esperienze: «Era un vero catalizzatore per i giovani. In tantissimi si avvicinavano a lui per il suo impegno sociale e spirituale. A Saint-Jacques mi ha insegnato, in modo concreto e profondo, a raggiungere traguardi che prima mi sembravano lontani».
Rosamaria Marengo: «Credeva fermamente nelle potenzialità di noi ragazzi. A soli vent’anni mi affidò la gestione di una baita in montagna, dicendomi: “Tu hai le capacità, puoi farlo”. È stato un vero educatore di strada, un avanguardista dell’integrazione: già quarant’anni fa inseriva persone con disabilità o in percorsi di riabilitazione in mansioni a contatto con il pubblico».
Quando nel 1996 arrivò a Cristo re, don Valentino portò con sé questa idea di parrocchia aperta e inclusiva. Realizzò nuovi spazi di aggregazione giovanile, ammodernò i campi sportivi e la sala Ordet, ricavando anche piccoli alloggi per persone in emergenza abitativa. In via Santa Barbara aprì inoltre una struttura destinata all’accoglienza di donne con figli in temporaneo disagio.
Per anni curò su Gazzetta d’Alba la rubrica “Riflessioni al vento” (raccolte in 2 volumi), commentando la cronaca locale e internazionale, attento ai temi della pace e della fratellanza. «In lui molti hanno trovato un padre e un aiuto concreto», conclude Marengo. «Ha aperto le porte a tante persone e stretto legami profondi con la società civile ed ecclesiale. Va a lui – e alla città di Alba che lo ricorda – il nostro grazie più sentito per le sue opere e la sua amicizia».

