Alba: Matteo Lancini, «Il bullismo nasce dall’intolleranza della fragilità»

Teatro Busca sold out per lo psicologo e psicoterapeuta, ospite di Profondo Umano con “Il bullismo degli adulti”

Alba: Matteo Lancini, «Il bullismo nasce dall’intolleranza della fragilità»

di Andrea Olimpi

ALBA – Sala storica del Teatro Sociale “G. Busca” sold out, ieri, sabato 19 settembre, per Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, ospite del festival Profondo Umano con la conferenza Il bullismo degli adulti.

Un intervento diretto e a tratti provocatorio, nel quale Lancini ha affrontato il bullismo partendo dalla difficoltà della società adulta nel confrontarsi con la fragilità dei ragazzi e, prima ancora, con la propria.

«Non è la diversità. È il tema della fragilità che non si tollera», ha spiegato, ricordando episodi di bullismo rivolti anche contro ragazzi con gravi disabilità. Dietro la prevaricazione, secondo Lancini, può esserci l’incapacità di elaborare le proprie parti fragili, cercando qualcuno percepito come ancora più vulnerabile.

Da qui il passaggio al rapporto tra adulti e nuove generazioni: «Oggi noi chiamiamo interventi a favore dei figli e degli studenti qualcosa che fa star meglio gli adulti e non i nostri figli e studenti».

Una parte importante dell’incontro è stata dedicata alla scuola, che Lancini ha dichiarato di voler difendere pur criticandone alcuni meccanismi. «Un adolescente che non è a scuola ricordatevi sempre che è in un luogo peggiore. Non ne ho mai visto uno che non è a scuola e sta in un luogo migliore», ha detto, soffermandosi anche sul ritiro sociale e sulla sofferenza di ragazzi e famiglie.

Il problema, nella sua lettura, è il divario tra una società profondamente trasformata e un modello scolastico che fatica ad adeguarsi. «La didattica è morta da anni e noi la continuiamo a chiamare trasmissione della cultura, mentre è nozionismo allo stato puro», è stata una delle provocazioni lanciate dal palco, riferendosi alla lezione frontale nell’epoca di Internet e dell’intelligenza artificiale.

Lancini ha contestato anche la narrazione che attribuisce alla tecnologia la responsabilità principale del disagio giovanile. Smartphone, social e videogiochi, nella sua analisi, non possono essere separati dai comportamenti degli adulti, che prima introducono i bambini in un mondo dominato dalle immagini e poi accusano i ragazzi di esserne dipendenti.

Da qui il concetto di «pornografizzazione delle emozioni», utilizzato per descrivere la tendenza a fotografare, filmare e sovraesporre ogni momento della vita dei figli, dalle recite scolastiche alle esperienze quotidiane.

Al centro resta il rapporto con le emozioni. Lancini ha portato l’esempio di una bambina che, incontrando un cane, dice alla madre di avere paura e si sente rispondere che non deve averne: simbolo della difficoltà degli adulti ad accogliere paura, sofferenza e fragilità quando vengono espresse dai più giovani.

Ed è proprio alla fragilità che il discorso è tornato: non qualcosa da eliminare o nascondere, ma una dimensione dell’esperienza umana con la quale adulti e ragazzi devono imparare a confrontarsi.

Matteo Lancini, «Il bullismo nasce dall’intolleranza della fragilità»
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