Don Luigi Ciotti alla fondazione Ospedale Alba-Bra: «È il noi che vince»

Il fondatore del gruppo Abele e di Libera ha incontrato volontari e operatori, riflettendo sulle nuove fragilità, sul diritto alla salute e sul ruolo della comunità: «Il volontariato è parte costitutiva della cittadinanza» 

Don Luigi Ciotti alla fondazione Ospedale Alba-Bra: «È il noi che vince»

di Pierangelo Vacchetto

VERDUNOIl progresso è crescere in umanità: è il messaggio che don Luigi Ciotti ha lasciato alla fondazione Ospedale Alba-Bra al termine di una visita che è diventata un momento di confronto sulla cura, sulla solidarietà e sulla responsabilità collettiva. Il fondatore del gruppo Abele e di Libera ha ripercorso la propria storia, ricordando gli inizi dell’impegno accanto alle persone con dipendenze, nelle carceri minorili e nelle comunità di accoglienza.

Un percorso che oggi si confronta con nuove forme di fragilità: dal gioco d’azzardo ai disturbi alimentari, fino al ritiro sociale e alle dipendenze legate al web e al mondo virtuale. «Oggi dobbiamo accogliere sofferenze che non passano più solo attraverso una sostanza, ma anche attraverso uno strumento», ha spiegato don Ciotti, citando il fenomeno degli hikikomori. Nel suo intervento è tornato più volte sul valore del “noi”. «È il noi che vince. Non è opera di navigatori solitari», ha affermato don Ciotti, indicando nella comunità e nella collaborazione la risposta alle sfide sociali di oggi.

Accompagnato dal direttore Luciano Scalise, il sacerdote ha poi visitato l’ospedale, esprimendo stupore per la presenza quotidiana dei volontari accanto al personale sanitario. «Guardate la meraviglia! Sono gesti che accolgono e danno spessore all’umanità di un luogo di cura», ha detto riferendosi all’attività svolta nel Pronto soccorso e nei reparti.

Don Ciotti ha poi richiamato l’articolo 2 della Costituzione, sottolineando che il volontariato è fondamentale, ma non può sostituire i diritti che devono essere garantiti a tutti. «Non possiamo diventare i tappabuchi di un sistema. Ognuno è chiamato a fare la propria parte», ha ribadito, indicando tre parole chiave: volontariato, impegno e corresponsabilità, che insieme costruiscono la giustizia sociale.

Tra le immagini più significative dell’incontro, quella della formica, simbolo di chi condivide ciò che ha con gli altri. «Possiamo spendere un po’ del nostro tempo e delle nostre energie per riempire la vita di senso», ha spiegato, ricordando che il dono genera sempre reciprocità e cambia anche chi lo compie. Don Ciotti ha infine richiamato l’attenzione sulla sanità, ricordando la carenza di personale e ribadendo che il diritto alla salute è una condizione essenziale per il benessere e la coesione sociale.

L’incontro, accompagnato dal gruppo musicale Secondo Tempo e concluso con un gesto simbolico della fondazione (la consegna di cassette di prodotti destinate a Libera) ha lasciato una consegna semplice e profonda: una comunità si misura non solo da ciò che costruisce, ma da come sa prendersi cura delle persone più fragili.

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