di Elisa Rossanino
AMBIENTE – «La materia è complicata, serve fare chiarezza», così introduce il discorso l’assessore Roberto Cavallo con delega all’ambiente. «Smaltimento illegale dei rifiuti è un concetto abbastanza generico. In particolare, serve fare una distinzione tra i rifiuti urbani e gli speciali», spiega.
Se i primi, prodotti da cittadini e da attività di piccoli artigiani, è quasi impossibile che sfuggano al controllo delle autorità preposte, i secondi invece sono più a rischio poiché rientrano solo in parte nel percorso di controllo pubblico (come i fanghi di depurazione), mentre tutti gli altri sono a libero mercato, cioè smaltiti in modo autonomo dalle aziende che li producono e per questo più difficili da controllare. «In questo caso intervengono altre verifiche. Controlli di routine sui trasporti o azioni mirate in caso di inquinamento, per cui si attivano altri attori come Arpa, la Guardia di finanza o i Carabinieri forestali», spiega Cavallo.
Come non cadere vittime della criminalità
Un comparto che, come sottolineano i rapporti sul tema, fa gola alla criminalità. «Oggi le organizzazioni di questo tipo fanno business sui trasporti, a differenza di un tempo che si concentravano sullo smaltimento. Forse perché ci sono meno posti in Italia e si sono aperti nuovi varchi verso l’estero come Romania e Africa. Non che questa sia una novità».
Cosa fare allora per evitare che lo smaltimento dei rifiuti finisca in mani sbagliate? Per l’assessore Cavallo un ruolo fondamentale lo avrebbero le associazioni di categoria. «Potrebbero aiutare i loro associati nella burocrazia per la gestione dei loro rifiuti, affinché non cadano nella tentazione di smaltire in modo errato o nel rischio di finire nelle mani di chi la fa facile». Una responsabilità che, peraltro, ricadrebbe anche sul mondo politico.
Più denunce e maggiori norme
Accanto alla malavita si inserisce il fenomeno degli abbandoni. «In provincia di Cuneo gli ecoreati sono aumentati del 60%, ma vanno distinti dalle ecomafie». Un incremento che Roberto Cavallo si spiega così: «È legato all’aumento del senso di responsabilità – dimostrato su diversi livelli – di denunciare certe situazioni. I report si fanno sui dati, che in questo caso derivano dalle denunce».

A una crescita del senso di responsabilità corrisponde una variazione delle norme per cui alcune abitudini sono diventate penalmente perseguibili, tra queste: l’abbandono dei rifiuti, una delle novità del Codice della strada. «Da quando sono amministratore, attraverso la Polizia locale abbiamo fatto delle denunce in Procura segnalando sversamenti e abbandoni di rifiuti. Alcune erano contro anonimi, mentre in altri casi siamo riusciti a risalire ai responsabili, che oltre al pagamento di una sanzione hanno l’obbligo di ripulire il luogo. Non abbiamo mai riscontrato materiali pericolosi dal punto di vista della salute: penso a quelli rinvenuti sotto il ponte della tangenziale».
La Tari aumenta ma non incide
Un fenomeno che però, secondo l’assessore, non sarebbe da ricondurre all’aumento della Tari. «Escludo qualsiasi connessione. Ad Alba si usa il sacco conforme introdotto dall’assessore Lorenzo Barbero, e noi abbiamo stretto i controlli tramite gli operatori della raccolta. Con i loro report abbiamo identificato le aree più sensibili e le irregolarità». Tra le attività albesi, le irregolarità sono scese da poche centinaia dall’inizio dei controlli (pari al 10%) a qualche caso ogni tanto. In miglioramento anche le utenze domestiche, per cui restano criticità nei condomini. «Parliamo di abbandono irregolare dei propri rifiuti urbani. Il lancio dal finestrino è perseguibile penalmente, per il resto ne riscontriamo due tipi: chi mette il sacchetto nei gettacarte (passati da qualche centinaia su 1.200 cestini a 13) o chi li deposita in altre aree».
La Municipale al lavoro per individuare i trasgressori
I controlli sono così focalizzati sulle criticità, due ispettori della Municipale intervengono per aprire i sacchetti alla ricerca di elementi utili a individuare il responsabile, che sarà sanzionato amministrativamente. Stessa procedura viene attivata per quelli lasciati a bordo strada. «Ma ciò che più stupisce è che in entrambi i casi, più del 50% dei sacchetti abbandonati sono di persone non residenti ad Alba». Tra le aree monitorate, alcune al Mussotto o nella zona di Santa Rosalia. In alcune gli abbandoni si sono ridotti molto grazie alla videosorveglianza.
«Una migliore gestione permetterà di ridurre i costi. I rifiuti smaltiti non correttamente entrano nella contabilità albese. Anche una riduzione dell’indifferenziato potrebbe giovare alle tasche di tutti». Per questo: «L’invito ai cittadini resta lo stesso: segnalate all’ecosportello gli abbandoni. Loro attivano i vigili che procederanno a fare i controlli necessari posizionando il nastro e l’avviso degli accertamenti in corso e provvedendo, infine, a ripulire la zona».
Dal rapporto Ecomafie di Legambiente: Cuneo supera Torino per i reati legati al ciclo dei rifiuti

