Cuneo, euro digitale: costi, sicurezza e vantaggi per le imprese

Confindustria Cuneo riunisce politica, banche e ricerca per discutere il futuro dei pagamenti europei. Sperimentazione nel 2027

Cuneo, euro digitale: costi, sicurezza e vantaggi per le imprese
da sinistra: Elena Boretto, Bartolomeo Salomone, Giovanni Crosetto, Antonio Valitutti, Andrea Pozzi, Jacopo Fracassi, Fabrizio Goria

ECONOMIA – Pagare in negozio o online con moneta pubblica digitale, affiancando il contante e riducendo la dipendenza dai circuiti extraeuropei. Ma anche contenere i costi per le imprese, proteggere i consumatori dalle frodi e rendere il nuovo strumento abbastanza semplice da entrare nelle abitudini quotidiane. Sono i temi al centro del primo convegno sulle valute digitali organizzato da Confindustria Cuneo, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee, del sistema bancario, della ricerca e delle imprese per approfondire opportunità e criticità dell’euro digitale.

Il confronto è stato organizzato e introdotto da Elena Boretto, direttore amministrativo finanziario di Confindustria Cuneo: «Ci sembrava il momento giusto per fare il punto sulle valute digitali, sulle loro caratteristiche e sui rischi, ma soprattutto sulle opportunità per imprese, istituti di credito e cittadini europei. Intendiamo continuare nel nostro ruolo di formazione e informazione sul territorio, accompagnando le imprese con altri momenti di approfondimento».

Nei saluti di apertura, Bartolomeo Salomone, vicepresidente di Confindustria Cuneo, ha collegato un gesto quotidiano alle ragioni del progetto: «Anche il pagamento di un semplice caffè, non eseguito in contanti, alimenta la dipendenza dai circuiti extraeuropei. È una delle ragioni per cui la Bce sta lavorando all’introduzione dell’euro digitale».

A moderare l’incontro è stato Fabrizio Goria, giornalista della Stampa, che ha sottolineato la rilevanza strategica dell’iniziativa: «È un tema non soltanto di innovazione, bensì anche di autonomia strategica e sovranità monetaria».

Euro digitale, criptovalute e stablecoin: le differenze

A chiarire le caratteristiche delle diverse forme di moneta digitale è stato Jacopo Fracassi, ricercatore dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, che ha illustrato le differenze tra criptovalute, stablecoin e monete digitali delle banche centrali.

Le criptovalute sono esposte a forti oscillazioni di valore, mentre le stablecoin puntano a mantenere un valore stabile rispetto a un’attività di riferimento. L’euro digitale, invece, sarebbe una forma di moneta pubblica emessa dalla Banca centrale europea.

«La differenza fondamentale tra euro digitale e stablecoin è che l’euro digitale è moneta emessa e garantita dalla Banca Centrale, come le banconote che portiamo in tasca, trasferita in una nuova infrastruttura digitale», ha spiegato Fracassi.

Crosetto: «L’euro digitale non sostituirà il contante»

Nel corso dell’intervista, Giovanni Crosetto, europarlamentare e membro della Commissione per i problemi economici e monetari, ha affrontato il rapporto tra euro digitale e stabilità del sistema bancario.

«L’euro digitale deve diventare un mezzo di scambio, non una riserva di valore. La centralità del modello bancario va preservata».

Da questa considerazione nasce il confronto sul limite agli importi detenibili nei portafogli digitali, una misura pensata per evitare che una parte eccessiva dei depositi venga trasferita dai conti correnti bancari alla nuova forma di moneta.

Crosetto ha inoltre ribadito che l’obiettivo non è eliminare le banconote, ma offrire ai cittadini europei un’ulteriore possibilità di pagamento: «Non stiamo cercando di sostituire il contante. Stiamo cercando di offrire un’alternativa a un sistema di pagamenti che oggi ci rende dipendenti da operatori privati non europei».

Imprese, attenzione ai costi e alla competitività

Per il sistema produttivo, il primo banco di prova sarà rappresentato dall’incasso dei pagamenti effettuati dai consumatori.

Alessandra Greco, senior advisor dell’area Credito e Finanza di Confindustria, ha precisato che la sperimentazione illustrata durante l’incontro riguarderà gli esercenti che ricevono pagamenti dai clienti, senza comprendere, almeno in questa fase, le transazioni tra imprese o quelle con la pubblica amministrazione.

«L’introduzione del nuovo strumento non deve determinare oneri eccessivi di adeguamento, in particolare per le imprese di minore dimensione. L’euro digitale può rappresentare un’opportunità per il sistema produttivo se renderà i pagamenti europei più efficienti, sicuri e competitivi, favorendo nel medio-lungo periodo anche una riduzione dei costi delle transazioni».

La sostenibilità economica dell’adozione sarà quindi uno degli elementi decisivi, soprattutto per le piccole e medie imprese, che dovranno valutare gli eventuali investimenti necessari per integrare il nuovo sistema nei propri strumenti di pagamento.

Il ruolo delle banche e la sicurezza delle transazioni

Antonio Valitutti, responsabile Digital Channels della Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo e amministratore delegato di Isybank, la banca digitale del gruppo scelta dalla Bce come Payment Services Provider (PSP) nell’ambito del progetto pilota Euro Digitale, ha posto l’accento sull’evoluzione del sistema dei pagamenti.

«Oggi stiamo assistendo a una progressiva evoluzione dell’ecosistema dei pagamenti, nel quale convivranno asset tradizionali, identità digitali e nuove forme di moneta digitale. In questo scenario, l’Euro Digitale rappresenta un tassello importante, a servizio dei cittadini in una logica di complementarietà, in sicurezza e semplicità di utilizzo».

Sulla necessità di rendere il nuovo strumento concretamente utilizzabile si è soffermato anche Andrea Pozzi, responsabile della direzione Banking e Payments di Banca Sella.

«Il pilota non sarà soltanto tecnico e tecnologico: servirà per imparare come fare in modo che questo sistema di pagamento venga utilizzato e sia davvero utile».

Secondo Pozzi, saranno fondamentali la tutela dei consumatori in caso di frode e il coinvolgimento degli operatori economici che dovranno proporre e accettare l’euro digitale. Insieme alla finanza tokenizzata, il nuovo strumento è destinato a rappresentare uno dei pilastri dell’innovazione dei pagamenti in Europa.

Sperimentazione nel 2027, possibile introduzione nel 2029

Durante il convegno è stato delineato anche il percorso temporale del progetto. Il 2027 è stato indicato come anno della sperimentazione, mentre il 2029 rappresenta l’orizzonte per una possibile introduzione dell’euro digitale.

Dal confronto è emerso inoltre un chiarimento sul funzionamento dei futuri portafogli digitali: il limite alla quantità di euro digitali detenibili non coinciderà necessariamente con un limite di spesa.

Il collegamento con il conto corrente bancario consentirebbe infatti di effettuare pagamenti di importo superiore alla disponibilità presente nel portafoglio, trasferendo automaticamente le risorse necessarie al momento dell’acquisto.

Un sistema che prevederebbe quindi un tetto alla somma custodita, ma non lo stesso limite per le transazioni.

Il confronto promosso da Confindustria Cuneo ha evidenziato come il successo dell’euro digitale dipenderà non soltanto dalla tecnologia e dalle scelte delle istituzioni europee, ma soprattutto dalla capacità di offrire a cittadini e imprese uno strumento semplice, sicuro e conveniente, in grado di affiancare le modalità di pagamento già esistenti.

Redazione

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